Articolo pubblicato su La Voce del (n)Pci n. 81 – novembre 2025
Compagni, i prossimi mesi saranno importanti ai fini della trasformazione dei rapporti di forza e delle relazioni di potere tra le classi nel nostro paese. Le grandi mobilitazioni di settembre e ottobre contro il genocidio a Gaza, contro la complicità del governo Meloni con i sionisti di Israele, contro la Terza guerra mondiale, il riarmo e l’economia di guerra hanno fatto valere nel movimento comunista e tra le masse popolari del nostro paese la parola d’ordine “bloccare tutto” nel senso di ampliare la mobilitazione delle masse per impedire che i gruppi imperialisti italiani e stranieri operanti in Italia e il loro apparato continuino nelle iniziative antipopolari: dall’eliminazione delle conquiste strappate nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale fino all’estensione della Terza guerra mondiale. La linea sintetizzata nella parola d’ordine “bloccare tutto” va bene per estendere la mobilitazione delle masse popolari e per rendere più difficili le attività antipopolari quando non apertamente criminali dei gruppi imperialisti. È un’ottima espressione della linea di resistenza e di difesa.
Una parte del movimento comunista al “bloccare tutto” aggiunge già oggi anche la parola d’ordine “per cambiare tutto”. Effettivamente noi comunisti dobbiamo dare il via a un nuovo corso delle cose. Dobbiamo combinare la difesa con l’attacco, la lotta contro la borghesia con l’avanzamento della rivoluzione socialista: concretamente, in questa fase, con l’instaurazione di un governo che dia il via a un nuovo corso delle cose.
Combinare la difesa con l’attacco richiede di essere capaci (e, se constatiamo di non esserlo, non scoraggiarsi ma imparare fino a diventare capaci) di indicare non genericamente la via della “lotta”, della “mobilitazione e organizzazione”, del “protagonismo popolare”, che nei mesi scorsi si sono sviluppati a un livello superiore per estensione e combattività, ma di progettare cosa le masse devono fare per arrivare a instaurare il socialismo e di stabilire con le masse relazioni tali che esse effettivamente lo facciano. In questa fase significa progettare non solo in generale ma anche in ogni situazione particolare e concreta, a livello di regione e zona e sul momento, cosa le organizzazioni operaie e popolari devono fare, cosa ognuna di esse deve fare per avanzare verso il socialismo e stabilire con esse – in generale e con ognuna in particolare – relazioni tali che effettivamente facciano quello che devono fare per realizzare l’obiettivo di cui hanno bisogno, quale che sia la coscienza che ognuna di esse e ogni suo singolo esponente ha della necessità e della possibilità di costituire un proprio governo d’emergenza.
La nostra strategia è la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata: ce lo ha insegnato l’esperienza della prima ondata mondiale della rivoluzione socialista e Mao Tse-tung ne ha formulato la teoria. Noi ora in Italia siamo nella prima delle sue tre fasi e il nostro obiettivo in questa fase è la costituzione di un governo d’emergenza delle organizzazioni operaie e popolari. Se i vertici della Repubblica Pontificia non sono in grado di fare loro un governo che riesca a imporsi alle masse (cioè se le masse operaie e popolari non accettano le misure di nessun altro governo, Larghe Intese di sinistra o di destra che sia), gli stessi vertici della Repubblica Pontificia affideranno il governo del paese a quelli che sono alla testa delle mobilitazioni delle masse popolari, contando di poterlo condizionare e nel giro di qualche tempo cambiare o rovesciare. Starà allora a quelli che sono alla testa delle mobilitazioni delle masse (e qui è decisiva la lotta tra le due linee tra i comunisti) far leva su queste per non lasciare che la borghesia rovesci il loro governo e non lasciarlo nemmeno condizionare e starà parimenti a loro non cambiare la condotta del governo se non nel senso di renderla sempre più aderente ai bisogni delle masse popolari.
Dobbiamo raccogliere nuove forze: dare a ogni persona che si è affacciata alla lotta in solidarietà con il popolo palestinese un posto e un compito nella lotta di classe contro i complici nostrani dei sionisti di Israele, che sono gli stessi che prostituiscono il nostro paese agli imperialisti Usa e stanno peggiorando non solo le condizioni delle masse popolari ma la condizione generale del paese (inquinamento, crisi climatica e disastri ecologici), e darle un ruolo nella nostra opera finalizzata non a contenere le pretese di questi criminali e ottenere che qualche briciola arrivi anche ai lavoratori, ma a togliere loro il potere di decidere della vita dei lavoratori e del paese. Un posto e un compito adeguati al livello attuale di coscienza, di volontà, di impegno di ognuno e allo stesso tempo che cerca e apre la strada a quello che i più generosi e decisi possono diventare, al ruolo superiore che possono assumere nella lotta di classe e nella nostra opera. Un posto e un compito che consolidano la scelta di campo (da che parte stare, con chi e contro chi) fatta da ognuna delle persone che si sono affacciate alla lotta e allo stesso tempo che apre la strada alla scelta di vita (a che cosa dedicare la propria vita, la propria intelligenza, la propria energia, il proprio tempo), alla scelta di dedicare la propria vita alla causa del comunismo.
Dobbiamo combattere le posizioni sbagliate e le illusioni diffuse tra le masse dalla sinistra non comunista (o apertamente anticomunista) con la quale però nella pratica lavoreremo e che useremo per fare la nostra strada. La sinistra non comunista capisce che la società e il mondo devono essere profondamente trasformati. Ma quanto a cosa creare, al modello della nuova società da creare, essa resta chiusa nell’orizzonte della società borghese (o addirittura mira a restaurare sistemi di relazioni sociali più arretrati del capitalismo). Quindi nella nostra propaganda non dobbiamo perdere occasione per denunciare chiaramente da dove viene il corso delle cose che a causa della borghesia imperialista l’umanità sta seguendo. Quali merci (beni e servizi) i capitalisti stanno facendo produrre? Perché sono arrivati a far produrre queste merci? A chi servono le merci che fanno produrre, chi le usa e consuma? A chi è necessario o utile quello che i capitalisti fanno produrre? Che uso i capitalisti stanno facendo fare delle risorse del pianeta? Il corso delle cose che i capitalisti impongono è all’origine dell’inquinamento del pianeta e dell’alterazione del clima, dell’emarginazione, dell’abbrutimento e della miseria crescenti e porta all’allargamento della Terza guerra mondiale. Impedire ai capitalisti di operare non basta, bisogna cambiare il corso delle cose.
Abbiamo davanti una lotta ampia e multiforme. In questa lotta tutto quello che noi membri della Carovana del (n)Pci abbiamo imparato negli anni passati in termini di scienza comunista (la concezione del mondo, il marxismo-leninismo-maoismo, il materialismo dialettico come metodo per conoscere la realtà e le relazioni tra le classi e per trasformarle) sarà messo alla prova della pratica.
La concezione comunista del mondo è quella che ci guida nel definire l’obiettivo strategico a cui educare gli organismi della Carovana del (n)Pci (a un livello diverso a seconda del ruolo che svolgono nella rivoluzione socialista), i candidati, gli esponenti più avanzati della classe operaia e delle masse popolari. La concezione comunista del mondo, che è anche bilancio del passato e guida della nostra azione, ha a che fare con l’obiettivo strategico a cui deve essere finalizzata tutta la nostra attività: serve per essere “fermi nella strategia”. Quindi è essenziale. Perché per “cambiare tutto” dobbiamo instaurare il socialismo, inteso nei tratti essenziali che Marx ha descritto desumendoli dai presupposti creati dalla storia che l’umanità ha alle spalle e che l’esperienza dei primi paesi socialisti ha nelle sue grandi linee confermato. Perché ogni mossa e linea tattica dobbiamo deciderla e valutarla alla luce del nostro obiettivo strategico: se è o no un tratto della strada che dobbiamo percorrere per raggiungerlo.
In questa fase della lotta di classe altrettanto importante e decisivo è l’uso del materialismo dialettico come metodo per conoscere la realtà (il corso oggettivo delle cose, le relazioni tra le classi) e come metodo per trasformarla. Perché per essere all’altezza dei compiti politici che la situazione ci pone di fronte oggi, dobbiamo sviluppare la scienza comunista in misura adeguata alle condizioni che la lotta di classe ha raggiunto. Tutto si trasforma, quindi bando al dogmatismo: l’analisi concreta della situazione concreta è il nocciolo, il cuore pulsante della nostra scienza. Tutto si trasforma secondo leggi che si tratta di scoprire e applicare, quindi bando allo spontaneismo. Perché oggi la parte più difficile della nostra opera è la tattica: di fase e giù giù fino all’azione quotidiana e concreta, che ogni singolo organismo della Carovana del (n)Pci e ogni suo singolo membro compie nel suo settore particolare, nella zona particolare, nel territorio particolare, nel gruppo sociale particolare in cui opera. L’esperienza del passato, della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, ci insegna molto ma non come bisogna fare, perché non ha instaurato il socialismo in nessun paese imperialista. È il campo in cui quindi siamo meno ferrati e in cui dobbiamo essere più creativi. La strategia si realizza con l’attività tattica. La tattica è funzionale alla strategia, ma non è uguale alla strategia. Spesso apparentemente va contro la strategia. La tattica attua la trasformazione particolare e concreta della realtà e a volte, per attuare questa trasformazione in modo da arrivare dove la strategia indica, bisogna compiere giri e svolte in senso contrario alla strategia. Dovremo quindi essere “flessibili nella tattica”.
La nostra lotta è difficile ma gloriosa. È una lotta che conduciamo uniti, idealmente e moralmente anche se non ancora organizzativamente, ai comunisti e alle masse popolari di tutto il mondo: dalla Palestina al Venezuela, dall’Asia all’Africa, alle Americhe. È una lotta che vinceremo. Costruiremo un futuro di progresso, pace e vera civiltà!
Compagno Ivan
segretario generale del (n)Pci






