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Sull’assemblea promossa da Pap il 25 ottobre a Roma

Teresa Noce by Teresa Noce
Ottobre 22, 2025
in In breve
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Per un fronte comune delle forze politiche, sindacali e sociali anti Larghe Intese

Abbiamo trattato recentemente, in un Comunicato della Direzione Nazionale del 9 ottobre, dell’assemblea promossa da Pap a Roma per il 25 ottobre dal titolo “Il momento di cambiare tutto”.
Torniamo sull’argomento e approfondiamo il ragionamento con l’obiettivo di contribuire al dibattito su come concepire e usare, in questa fase, anche le elezioni come strumento di lotta politica per
– cacciare il governo Meloni;
– rendere il paese ingovernabile al sistema di potere delle Larghe Intese e impedire che dopo la cacciata di Meloni & C. si formi un governo tecnico, o diretto dal polo Pd, che attua lo stesso programma dettato da padroni, banchieri, gruppi imperialisti Usa, sionisti ed europei;
– costruire un governo di emergenza popolare, veramente alternativo alle Larghe Intese.

Partiamo da quelli che riteniamo elementi assolutamente positivi dell’iniziativa dei compagni e delle compagne di Pap.

In primo luogo è assolutamente positivo lo sforzo di consolidare e dare una prospettiva politica di più ampio respiro al movimento popolare che “ha esondato” nelle scorse settimane.
È senza dubbio questa la strada per valorizzare tutte le componenti più avanzate di quel movimento, per spingerle avanti, per incanalare nel solco della lotta di classe anche quelle componenti che si sono mobilitate partendo principalmente da posizioni “umanitarie”. Ed è la strada per porsi in modo costruttivo e di prospettiva nei confronti di quella parte non ancora organizzata di lavoratori ed elementi delle masse popolari che si sono mobilitati con determinazione e continuità.
Dare uno sbocco politico al movimento popolare è la strada per evitare avvitamenti tipici (alti e bassi, entusiasmo e depressione) dello “scadenzismo” e del movimentismo.
Oltre a dirlo, bisogna assumersi la responsabilità di farlo a partire dal rafforzamento e dal coordinamento degli organismi operai e popolari, le reti sociali e i movimenti che esistono già e facendone sorgere di nuovi perché le manifestazioni che si sono susseguite dal 22 settembre al 4 ottobre non possono essere ripetute solo su spinta degli appelli generali alla solidarietà con il popolo palestinese e contro la complicità dello Stato italiano con i sionisti d’Israele. La mobilitazione deve essere alimentata e organizzata a un livello superiore, adeguato al livello dello scontro di classe in corso.

In secondo luogo, soffermandoci con il ragionamento sul piano strettamente elettorale e di prospettiva (elezioni del 2027), è senza dubbio una novità positiva il fatto che si inizi a ragionare con largo anticipo della costruzione di un fronte comune anche sul piano elettorale, evitando di rincorrere le scadenze e di “calare dall’alto” formule raccogliticce.
Avviare un processo “costituente”, curarlo, affrontare le problematiche, i limiti, gli ostacoli a cui il processo deve fare fronte è una questione di metodo che dà alla proposta dei compagni e delle compagne di Pap gambe più solide su cui marciare. E probabilmente è anche per questo che la proposta sta raccogliendo attenzioni e interesse.

In terzo luogo, dai toni, dagli argomenti e dalle modalità con cui la proposta è presentata traspare un’ambizione unitaria. Saranno i fatti concreti e le evoluzioni del percorso a stabilire se questa vocazione avrà o meno una traduzione pratica, è certo però che i compagni e le compagne di Pap si sono posti in ottica costruttiva e propositiva andando a “smuovere” un terreno fin troppo statico. È un passo avanti rispetto alla logica delle interlocuzioni “dietro le quinte” utili a proporre soluzioni predeterminate che risultano sistematicamente inadeguate agli obiettivi che i loro stessi promotori indicano (il caso più eclatante furono le elezioni politiche del 2022, ma ci sono stati altri casi anche nell’ambito di elezioni regionali e comunali).
Il processo deve avere spazio e tempo di svilupparsi e il fatto che almeno il fattore tempo sia stato considerato è un punto di forza della proposta.

Oltre agli aspetti positivi ci sono poi una serie di questioni da problematizzare e affrontare. Ed è utile una premessa di metodo, pur generale, prima di esporle.
Servono chiarezza e responsabilità. Tutto quello che non risulta chiaro deve essere chiarito, tutti coloro che hanno bisogno di chiarimenti è giusto che li chiedano e devono ricevere risposta. Non bisogna lasciare nessuno spazio al non detto, al dato per scontato, alle consuetudini, all’approssimazione, a quello che sembra ovvio.
Questo perché negli aspetti elusi dal dibattito si nascondono questioni politiche (e ideologiche) che spesso sono dirimenti, aspetti decisivi a qualificare la natura, gli obiettivi – e quindi la portata, il peso e gli sviluppi – di un processo politico.
Dibattere, quindi, senza paura del dibattito, del sapere di “non essere d’accordo” o dello scoprirsi invece d’accordo su ciò che si dava per divisivo e “invalicabile”. Che ci siano diversità di analisi e linee, divergenze su alcune questioni è normale in un fronte di forze che hanno percorsi e approcci diversi, quello che conta è la linea che unisce sulle questioni fondamentali: cacciare il governo della guerra, del sostegno ai sionisti, delle misure di lacrime e sangue per le masse popolari.
Alla luce di questa premessa, le principali questioni da problematizzare e da chiarire sono a nostro avviso tre.

1. La costruzione di un fronte elettorale (ma usiamo senza problemi la definizione dei compagni e delle compagne di Pap: un blocco politico e sociale indipendente) è un modo per incanalare sul piano della lotta politica borghese il movimento popolare oppure è una strada (uno strumento) per alimentare l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari e alimentare l’ingovernabilità del paese?

2. Legato al punto precedente: la costruzione del fronte elettorale è uno strumento per “arrivare preparati” alle elezioni politiche del 2027 con l’obiettivo di riuscire a eleggere una truppa di parlamentari di opposizione oppure è uno strumento per alimentare qui e ora la lotta per cacciare il governo Meloni?

3. Combinazione dei due punti precedenti: la costruzioni di un fronte elettorale è finalizzato a rafforzare (costituire, formare… usate il termine che vi sembra più adatto, il ragionamento non cambia) una forza di opposizione parlamentare oppure è uno strumento che deve porre apertamente, qui e ora, la questione del governo del paese e del programma di governo alternativo a quello delle Larghe Intese?

Richiamiamo subito il ragionamento fatto a premessa perché ognuna delle tre questioni indicate comprende aspetti dirimenti che non possono e non devono essere liquidati con il dato per scontato.

Non è scontato che la costruzione di un fronte elettorale sia concepito come strumento per alimentare l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari. Anzi, se consideriamo il senso comune corrente, è scontato l’esatto opposto, che ci siano tentativi di incanalare il movimento popolare nell’ambito della lotta politica borghese. Il che equivale spesso a operare per fare in modo che il movimento popolare si renda in qualche modo compatibile con la partecipazione alla lotta politica elettorale e alle regole del teatrino della politica borghese. Da qui, poi, si apre la strada alla diffusa diffidenza verso la possibilità di usare anche la lotta politica borghese, fra cui le elezioni, come strumento della lotta di classe.

Non è affatto scontato che la costruzione di un fronte elettorale per il 2027 sia concepito come uno strumento per sviluppare la lotta per cacciare ORA il governo Meloni e impedire che al suo posto sia installato con qualche manovra di palazzo un altro governo delle Larghe Intese. Anzi, se consideriamo il senso comune corrente, è scontato l’esatto opposto: aspettare le elezioni e sperare di “essere pronti” per cogliere l’occasione. Ma l’occasione qual è? L’occasione per cosa?

Non è scontato, infine, che la costruzione di un fronte elettorale ponga apertamente la questione del governo del paese. Anzi, se consideriamo il senso comune corrente, è scontato ragionare in modo da posticipare – a quando? Perché? – la questione del governo del paese e del programma che serve per affermare gli interessi delle masse popolari a data da destinarsi.

Non abbiamo l’intenzione né la possibilità di sostituirci ai compagni e alle compagne di Pap nella promozione di un fronte elettorale, sentiamo di avere la responsabilità – e crediamo di condividerla con tutti i partiti e le organizzazioni del movimento comunista e anti Larghe Intese – di contribuire a rafforzarlo e a svilupparlo per come le potenzialità lo consentono, a partire dallo sviluppo del dibattito franco e aperto. Perché le potenzialità sono significative, soprattutto se la promozione del processo di costruzione tiene in adeguata considerazione il bilancio dell’esperienza.
Alcune riflessioni in merito.

La funzione storica della sinistra borghese che si erge a paladina delle rivendicazioni popolari nelle assemblee elettive, che sta con un piede nel movimento e con l’altro nelle stanze del potere, è definitivamente esaurita.
C’è anche una data per certificare la lunga agonia della sinistra borghese nel nostro paese ed è il 2008, con l’estromissione della Sinistra arcobaleno e dei partiti che la componevano dal parlamento.
Detto ciò, sarebbe per lo meno miope escludere a priori, per partito preso, la partecipazione alla lotta politica borghese e alle elezioni poiché l’esistenza del teatrino della politica borghese continua a essere uno dei principali argomenti con cui le Larghe Intese giustificano l’esistenza del loro sistema politico.
Quindi è giusto fare anche del teatrino della politica borghese un ambito di lotta in cui assediare i partiti delle Larghe Intese e il loro sistema di potere nazionale e locale. Con l’obiettivo di assediarle, di indebolirle, di spingerle a gesti inconsulti persino più plateali del continuo restringimento degli spazi democratici e di partecipazione (prendiamo a esempio le leggi elettorali…).
Ma fare del teatrino della politica borghese un ambito di intervento significa anzitutto irrompere, mettere a soqquadro liturgie e sacramenti; cosa ben diversa dall’accodarsi alle liturgie e ai sacramenti. E mettere a soqquadro non per spirito ribelle, ma per manovrare e usare anche le elezioni (e gli eventuali eletti) come strumento di organizzazione delle masse popolari e di sviluppo della lotta di classe.
“Cambiare tutto”, in quest’ottica, non significa costruire un fronte elettorale per avere una forza di opposizione in parlamento (l’esperienza di France Insoumise, Podemos e Syriza sono esempi spesso richiamati da chi ha la velleità di fare opposizione nelle istituzioni – addirittura Syriza al governo c’è andata, a dimostrazione che non basta neppure vincerle, le elezioni), ma costruire uno strumento che contribuisce alla lotta per cacciare il prima possibile il governo Meloni senza aspettare le elezioni, per impedire la formazione di un governo composto dal polo Pd e suoi addentellati e cespugli e per costruire un governo alternativo ai due poli delle Larghe Intese, un governo di emergenza popolare.
È estremamente positivo partire da subito per costruire il fronte elettorale anti Larghe Intese e partire da subito vuol dire anche porre apertamente l’obiettivo del governo del paese e il programma di emergenza popolare da attuare.
Senza promesse elettorali! Si tratta di iniziare a fare da subito – con le forze a disposizione – quello che un governo di emergenza popolare farà in grande. E questo è un processo già in corso da valorizzare, estendere e sviluppare coscientemente. Ci limitiamo qui a pochi esempi di stretta attualità:
– i lavoratori portuali hanno imposto dal basso l’embargo contro Israele,
– gli attivista del Global Sumud Flotilla hanno forzato il blocco navale contro la Striscia di Gaza,
– il Collettivo di Fabbrica della Gkn sta occupando lo stabilimento e si mobilita per dare gambe al progetto di reindustrializzazione che essi stesso hanno elaborato con la collaborazione di tecnici ed esperti (hanno anche scritto il testo di una legge contro le delocalizzazioni…).
Ebbene anche la costruzione del fronte elettorale deve essere strumento per moltiplicare e rendere più efficaci le mille iniziative dal basso che attuano ciò che il governo Meloni e i partiti delle Larghe intese non vogliono attuare.

Con spirito costruttivo e atteggiamento propositivo, dunque, guardiamo alla proposta dei compagne e delle compagne di Pap che sarà discussa a Roma il 25 ottobre. Uno spirito e un atteggiamento dettati non tanto e non solo dall’opportunità che la proposta offre in termini immediati e contingenti, ma dalla responsabilità di fronte ai compiti che come comunisti abbiamo in questa fase, nei paesi imperialisti.
“Serve un salto” abbiamo scritto spesso. Del salto che serve tutti i comunisti sono – e devono sentirsi – oggetto e soggetto. Ovunque ce ne sono le condizioni minime, svilupperemo il dibattito con i compagni e le compagne di Pap e cercheremo di allargarlo.

***

Una nota conclusiva a margine. Il 25 ottobre si svolge la manifestazione nazionale della Cgil. Le settimane appena passate hanno confermato tutta l’inadeguatezza della posizione settaria nei confronti della Cgil da parte delle forze politiche e sindacali anti Larghe Intese.
Nella Cgil esiste una tendenza di sinistra, variegata e dispersa, che sente la responsabilità di mobilitarsi e di farlo nelle forme e con i contenuti adeguati alla fase. È emersa bene il 22 settembre ed è emersa ancora più chiaramente il 3 ottobre.
Se è stato proclamato il primo sciopero unitario sindacati di base / Cgil è grazie al fatto che il movimento di massa che si stava sviluppando nel paese ha spinto di quella sinistra di iscritti della Cgil a, letteralmente, prendere per il bavero il gruppo dirigente e costringendo a schierare la Cgil “dalla parte giusta”. Bisogna continuare su questa strada!
Quei germogli di mobilitazione unitaria, di piazze e pratiche condivise devono essere curati e sviluppati coscientemente a partire dalla costruzione di uno sciopero generale, unitario e generalizzato contro il governo.
L’autunno caldo è appena iniziato. Il governo Meloni deve essere cacciato. Tutto quello che va in quella direzione deve essere curato, valorizzato e sviluppato. Il settarismo e la cura degli orticelli sono storicamente superati. Nessuna organizzazione sindacale di classe e nessuna organizzazione politica comunista, antimperialista o anche solo progressista ha da difendere posizioni di rendita.
In questo senso, anche la manifestazione nazionale della Cgil del 25 ottobre è un’occasione. Non sappiamo se l’intenzione dei compagni e delle compagne di Pap è quella di partecipare a quella manifestazione, una volta conclusa l’assemblea di cui sono promotori, ma questo è l’invito che rivolgiamo loro apertamente.

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