23.10.2025
Alcune considerazioni politiche sulla campagna elettorale e i risultati delle votazioni in Toscana
Lo scorso 12 e 13 ottobre si sono tenute le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale della Toscana.
Il primo dato che balza agli occhi è il crollo dell’affluenza dei votanti, passati dal 62,60% delle elezioni regionali del 2020 al 47,70% delle attuali. In sostanza, su poco più di 3 milioni di aventi diritto al voto, i votanti sono stati nemmeno 1 milione e mezzo. Si tratta di un dato estremamente significativo e, al contempo, inesorabile, che non può essere ignorato. E’ un dato fondamentale da considerare per smascherare la propaganda sostenuta dal sistema mediatico asservito alle Larghe Intese, il quale celebra con enfasi una presunta e trionfante vittoria del Partito Democratico sotto la guida di Giani. Quest’ultimo descrive la Toscana come un “modello nazionale” della politica…Modello di cosa? Dell’astensione forse! Entrando nel merito dell’analisi del voto osserviamo che il PD ha perso 100 mila voti di cui 25 mila nella sola Firenze e, per la prima volta, riesce a non eleggere un consigliere nel collegio della Piana. Matteo Renzi, invece, si conferma ancora essere “il grande manovratore” in Toscana (come efficacemente illustrato anche in questo comunicato del Comitato di Partito Aurora, del (n) pci). Nonostante la lotta interna al PD per estromettere Giani alla fine è riuscito a prevalere proprio grazie all’appoggio della cordata renziana attraverso la facciata della lista “Casa Riformista”. Uno stratagemma evidentemente necessario, dato che Matteo Renzi è talmente inviso anche ai suoi “concittadini” da non potersi presentare apertamente! Nell’operazione, insieme ad AVS, è stato coinvolto anche il M5S nell’ambito del cosiddetto “campo largo”. Questo ha portato a una frattura interna al movimento con episodi come l’abbandono di consiglieri comunali a Livorno e al dimezzamento dei voti.
Il dato dell’astensione si rivela importante anche per valutare i risultati della lista anti Larghe Intese Toscana Rossa.
Come prima cosa esprimiamo solidarietà ad Antonella Bundu per gli attacchi subiti durante la campagna elettorale, episodi di xenofobia e razzismo che evidenziano il vergognoso livello raggiunto in questa.
Detto questo, analizzando i risultati elettorali emerge che la candidata Bundu ha ottenuto il 5,18% dei consensi, mentre la lista si è fermata al 4,51%. È evidente, e in questo caso i numeri lo dimostrano chiaramente, che si è fallito nel raggiungere l’obiettivo di coinvolgere e intercettare quella parte di persone che ha scelto di astenersi dal voto. E’ importante osservare, quindi, che la grande mobilitazione che ha investito anche la nostra regione non si è riversata a livello elettorale, anzi, l’astensione è aumentata! Come mai? Partiamo dal presupposto che l’aumento dell’astensione evidenzia il crescente allontanamento delle masse popolari dalla classe dirigente, dalle sue ritualità e dalle sue pratiche consolidate. Quindi, una forza che voglia davvero qualificarsi come alternativa alle Larghe Intese e che si proponga di intercettare questo malcontento, anche attraverso il voto, non può limitarsi a giocare secondo le regole stabilite. Non può mostrare adesione a quelle pratiche e cerimonie, ma dovrebbe piuttosto capovolgerle, promuovendo una campagna elettorale di rottura. Questa linea è ancora più valida proprio in virtù delle aspettative che la mobilitazione di settembre ha suscitato e che quindi richiedevano da parte di Toscana Rossa e delle sue componenti che sono state alla testa di queste stesse mobilitazioni (PaP in particolare) di usare le elezioni per rendere ingovernabile i nostri territori alle Larghe Intese. Facciamo un esempio pratico. Toscana Rossa avrebbe dovuto concludere la propria campagna elettorale, il 10 ottobre, in Piazza Duomo come avevano deciso di fare, sfidando i gravissimi divieti imposti dalla Questura, facendo leva sulla seria violazione dei diritti, delle prassi e dell’agibilità – che evidentemente comincia a stare sempre più stretta alla classe dominante – garantiti in campagna elettorale dalla Costituzione. La Questura di Firenze ha compiuto un gesto molto grave obbligando Toscana Rossa a scegliere un’altra piazza per il proprio evento. Il motivo di ciò? La piazza inizialmente indicata era troppo vicina a quella destinata alla chiusura della campagna elettorale del candidato di destra Alessandro Tomasi, a cui avrebbero partecipato anche alcuni rappresentanti del governo. Nei fatti, un trattamento di favore nei confronti del candidato di destra. Siamo certi che, se Toscana Rossa avesse scelto di rispondere coinvolgendo tutti coloro che fino a quel momento si erano attivati contro il genocidio e la presenza di rappresentanti del governo Meloni in città, e che erano pronti ad agire anche quel giorno, come poi è avvenuto, avrebbe ottenuto un vasto sostegno. Questo avrebbe permesso non solo di esercitare pienamente un diritto garantito dalla Costituzione che, tra l’altro, è compromesso dalla stessa legge regionale che rischia di tenere fuori Antonella Bundu, ma anche di evidenziare le responsabilità della Questura di Firenze che con tale intervento ha gravemente compromesso un principio democratico. Rifiutare l’imposizione, usare questa occasione per alimentare la mobilitazione contro la presenza del governo del genocidio a Firenze avrebbe probabilmente contribuito a guadagnare ulteriore consenso elettorale per la lista. Una simile iniziative avrebbe chiuso in bellezza una campagna elettorale che ha raggiunto picchi particolarmente squallidi da parte dei candidati delle Larghe Intese. Un esempio emblematico sono i selfie di Giani durante le manifestazioni a favore della Palestina, accompagnati da dichiarazioni opportunistiche sul genocidio. Questo, mentre, nel suo ruolo di presidente regionale ancora in carica, non ha concretamente intrapreso alcuna azione per attuare provvedimenti immediatamente realizzabili: tra questi, la rimozione di Marco Carrai dalla presidenza del Meyer e la rescissione di tutti gli accordi economici, politici e accademici tra la Regione Toscana e lo Stato di Israele. Tante altre iniziative rientrano nelle possibilità operative di un presidente di regione e sono illustrate negli impegni non negoziabili che associazioni e comitati hanno stilato proprio per questa campagna elettorale ma così come indicano, in altre forme, comitati per la Palestina e associazioni da anni.
In definitiva, le elezioni non mobilitano se appaiono come un tentativo di condurre una “lunga marcia nelle istituzioni” locali e nazionali, di “condizionare in senso favorevole alle masse popolari” l’azione di governi criminali quali sono tanto quelli del PD in Toscana quanto quello nazionale di Meloni.
Il nostro contributo su come proseguire
Toscana Rossa al momento non ha alcuna rappresentanza nel consiglio regionale, mentre partiti come la Lega, che ha subito un drastico calo elettorale (passando dal 22% circa delle regionali del 2020 all’attuale 4,4%), e il Movimento 5 Stelle, nonostante abbia ottenuto un numero inferiore di voti, sono riusciti a guadagnare dei seggi con propri consiglieri.
Questa ingiustizia nasce dalla legge regionale della Toscana, introdotta a suo tempo sotto la guida di Renzi e ostinatamente mantenuta da Giani, un regolamento elettorale tra i più restrittivi e retrogradi del panorama nazionale.
E’ quindi giusta la battaglia per il ricorso che intende fare Toscana Rossa e noi la sosterremo nella misura in cui servirà ad alimentare la lotta dal basso, a rafforzare il legame tra Toscana Rossa e le organizzazioni operaie e popolari che hanno fatto riferimento in qualche modo a questa lista. La battaglia per il ricorso può diventare uno strumento per dare seguito e gambe a questo progetto politico sui territori e far sì che non si disgreghi come successo a tanti altri cartelli elettorali della sinistra.
Lo sciopero del 22 settembre ha dato il via a un movimento di insubordinazione generale contro il governo Meloni e i suoi padrini, che si è allargato con lo sciopero del 3 ottobre e la manifestazione nazionale del 4 ottobre insieme al corteo del 18 ottobre organizzato dagli operai GKN.
Sviluppare questo movimento nel paese e in Toscana significa coalizzarlo attorno a un obiettivo che ne realizza le aspirazioni e cosa può realizzare le aspirazioni di un simile movimento se non un governo della regione Toscana che sia in sintonia con le aspirazioni e le necessità delle masse popolari e dei lavoratori? Un governo che sia deciso ad attuarle fino in fondo dando ad esse forma e forza di legge? “Ma come facciamo a governare se non abbiamo vinto le elezioni?” Costruendo e ampliando rapporti di forza adeguati approfittando della debolezza e della crisi cronica delle Larghe Intese che i dati elettorali hanno impietosamente mostrato. Il governo Giani-bis è già in crisi, a meno di una settimana dalla sua elezione. Cacciarlo è possibile e necessario e gli operai GKN, ancora una volta, mostrano cosa bisogna fare e come farlo. Noi aggiungiamo che occorre:
– promuovere organizzazione (a partire dai posti di lavoro),
– promuovere il coordinamento e la convergenza tra le organizzazioni (bando al settarismo),
– promuovere iniziative per rendere i territori che abitiamo ingestibili al PD e al resto delle autorità. Ogni azione è legittima anche se vietata dalle leggi e dalle prassi delle autorità vigenti!
Toscana Rossa, così come qualunque altra forza politica o sindacale decisa a lottare contro il catastrofico corso delle cose, può e deve contribuire alla costruzione dell’alternativa politica e di governo per la Toscana. Abbiamo la forza per farlo, è nostro dovere farlo e nessuno oltre a noi può farlo: l’ora è ora!
Federazione Toscana del P.CARC


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