L’11 settembre si è svolta a Genova l’assemblea nazionale promossa da Calp e Usb per dare sviluppo e seguito pratico alla spinta di mobilitazione popolare che il 31 agosto aveva accompagnato la partenza della Global Sumud Flotilla.
I giorni trascorsi dalla fine di agosto a oggi sono stati caratterizzati dalla miriade di iniziative, cortei e presidi che hanno animato tutte le piazze d’Italia. Ma anche da due attacchi/attentati alle imbarcazioni della Flotilla ormeggiate in Tunisia, a dimostrazione che le autorità sioniste, con la copertura della Comunità Internazionale degli imperialisti, non si fanno e non si faranno scrupoli per impedire che l’assedio a Gaza sia rotto dalla mobilitazione popolare.
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Pubblichiamo di seguito il video dell’assemblea e ne consigliamo la visione integrale, prima di tutto perché ogni intervento è testimonianza del sommovimento in corso in queste settimane e, citando Riccardo Rudino del Calp – della determinazione e della responsabilità che gli organismi operai e popolari, le reti sociali e i movimenti stanno assumendo come tratto distintivo della loro azione pratica.
Riportiamo a premessa stralci particolarmente significativi di due interventi (riassunti e adattati alla versione scritta, invitiamo ad ascoltare direttamente dal video): quello di apertura di Guido Lutrario (Segretario Nazionale Usb) e quello di Dario Salvetti della ex Gkn. Senza assolutamente voler sminuire nessuno degli altri, sono quelli che a nostro avviso incarnano completamente e profondamente il sommovimento in corso.
Guido Lutrario.
L’assemblea di questa sera è un appello alla mobilitazione dei lavoratori dei porti, a tutti gli operai, a tutti i lavoratori il agli studenti, ai movimenti.
Avevamo detto che se avessero toccato la Flotilla avremmo bloccato il paese. E in effetti l’hanno già toccata. Non in modo da impedirne la missione, ma il messaggio è chiaro.
Allora ci siamo detti che non possiamo aspettare qualcosa di grave e abbiamo proclamato lo sciopero generale per il 22 settembre. Chiariamoci: il 22 settembre faremo sciopero anche se le cose rimangono come sono oggi, ma lo anticiperemo se ce ne sarà bisogno, lo abbiamo già deciso e lo abbiamo dichiarato.
Se saremo costretti allo sciopero generale prima del 22 settembre, in molti settori saremo fuori dalle regole che in questo paese limitano il diritto di sciopero. Ma noi risponderemo alle regole dell’umanità, non a quelle di questo paese.
Il 22 settembre, però, sarà solo un giorno. Dobbiamo metterci nell’ottica di continuare la mobilitazione anche dopo. E di doverla anticipare, se le cose per la Flotilla precipitano.
Il 22 settembre vogliamo fermare tutto. Il che vuol dire bloccare le merci e la circolazione. Vogliamo mettere il governo di fronte a una scelta: o stare con chi si mobilita per la dignità e in solidarietà al popolo palestinese o mettersi contro.
Cosa vuol dire mobilitarsi. Pensiamo prima di tutto che bisogna bloccare i porti, i valichi portuali. Lo faremo a Genova, a Livorno, a Trieste, a Civitavecchia. Ma sappiamo che ci sono lavoratori disposti a farlo anche a Ravenna, ad Ancona, a Bari…
Facciamo appello a tutte le organizzazioni sindacali a convergere sulla data del 22 settembre. Sappiamo che ci sono già delle agitazioni convocate in quel periodo e questo rende difficile la partecipazione: facciamo appello a tutte le organizzazioni sindacali per confluire e far confluire tutto in una giornata di mobilitazione unitaria. Speriamo che raccolgano l’appello perché serve un segnale forte, dobbiamo dare un segnale forte.
E dove non ci sono i porti? Nelle città in cui non ci sono i porti l’indicazione è bloccare le stazioni, le autostrade, i ponti.. la fantasia popolare non manca e ce n’è bisogno, insieme troveremo il modo per essere efficaci ovunque… mai porti e le stazioni sono obiettivi centrali.
Dario Salvetti.
Di fronte all’appello per la mobilitazione del 22 settembre non ci sono molte cose da dire o da fare. Bisogna sostenerla tutti ed esserci tutti: ognuno con le proprie pratiche e con le proprie idee.
Hanno fatto bene i compagni a fissare una data.
Premesso che le indicazioni che saranno decise saranno quelle vincolanti, voglio portare una riflessione sulla tattica.
Il discorso non riguarda solo la data del 22 settembre, siamo in un’epoca infuocata, alla vigilia dell’autunno caldo. Abbiamo esperienza di autunni caldi. Sappiamo che oltre alle centinaia di migliaia di persone che si mobilitano, ce ne sono centinaia di migliaia che non lo fanno, che guarda, valutano e poi sono disposte a mobilitarsi “dal giorno dopo”.
Ecco dobbiamo ragionare in modo da coinvolgere anche quelle, che sono tante: mobilitazione ampia il 22 settembre e guardare anche oltre al 22 settembre.
Non so se in tutte le città c’è la capacità di mobilitazione che si è già espresso a Genova. Bloccare i porti è la questione principale il 22 settembre, per poi coinvolgere anche tutti gli altri che si mobiliteranno nello sviluppo delle iniziative che cresceranno. È una riflessione, non è una “linea alternativa”. Siamo insieme, andiamo avanti insieme, lottiamo insieme.
Anche perché se abbiamo la forza di bloccare i porti e la circolazione, dobbiamo porci la questione di avere la forza per incidere sul corso delle cose del paese. Incidere sull’economia di guerra, il riarmo, la conversione bellica delle aziende.
Se abbiamo la forza di bloccare il paese, quella forza va usata anche per imporre un altro modello, quello della reindustrializzazione sostenibile e socialmente integrata. Quello per cui stiamo lottando noi.
Sappiamo che contro il movimento operaio e popolare il governo non fa sconti. Ha approvato quel decreto sicurezza che dovrebbe legarci le mani. Ecco, lo stiamo già demolendo con le nostre iniziative, con la nostra mobilitazione.
Ci uniamo all’appello dell’Usb: fare del 22 settembre una giornata di lotta dispiegata e generale. Prendere tutte le iniziative utili affinché tutte le organizzazioni sindacali convergano.
Agitare in ogni azienda pubblica e privata la parola d’ordine di organizzarsi e costituire organismi operai che preparano la mobilitazione, che partecipano alla mobilitazione e che ne curano gli sviluppi, dentro e fuori le aziende.






