Volantino in diffusione. Scaricalo qui e diffondilo
Noi siamo qui
Agire a sostegno del popolo palestinese e della Global Sumud Flotilla significa rendere ingovernabile il paese al governo Meloni
L’8 settembre si è svolta la partita di calcio Israele-Italia. Non è stata solo una manifestazione della bassezza e della pochezza dei membri della nazionale di calcio – dall’allenatore ai giocatori – ma soprattutto del fatto che il governo Meloni e le autorità e le istituzioni della Repubblica italiana non hanno alcun riguardo dei sentimenti e della volontà delle masse popolari. Sono complici del genocidio e servi dei sionisti e non perdono occasione per ribadirlo.
Fra il 7 e l’8 settembre è diventata di dominio pubblico la notizia, già circolata settimane fa, che in Italia si rifugiano i soldati dell’Idf in licenza. Nelle Marche e in Sardegna, sorvegliati dalla Digos, i militari israeliani vengono per ricrearsi dopo i servizi prestati al genocidio. Anziché arrestarli e processarli come criminali di guerra, il governo italiano li scorta e li protegge.
La notte fra l’8 e il 9 settembre l’esercito sionista ha attaccato con un drone un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla ormeggiata nelle acque tunisine. Anche se i danni non sono ingenti e non ci sono feriti, il messaggio è chiaro. Grazie alla protezione della Comunità Internazionale Israele attacca la Flotilla violando i confini di un altro paese per dar seguito alla minaccia di “trattare come terrorista” chi mette a disposizione della causa palestinese il proprio corpo.
Noi siamo qui, in Italia. Con un pezzo di cuore nella Palestina occupata e violata e un altro pezzo sulle imbarcazioni della Flotilla. Ma siamo qui, in tanti, e dobbiamo ragionare su quello che possiamo fare qui e subito. Quando la Flotilla è partita da Genova, ad accompagnarla c’erano decine di migliaia di persone. I portuali del Calp hanno detto ciò che in tanti aspettavano di sentire: “se toccano la Flotilla bloccheremo il porto, il paese e l’Europa”.
Nei giorni successivi si sono svolte manifestazioni in tutta Italia e la mobilitazione va allargandosi.
Ecco, su questa base dobbiamo ragionare su quello che possiamo fare noi che siamo qui.
Anzitutto si tratta di allargare la mobilitazione e farla esondare. Allargarla soprattutto fra i lavoratori di tutto il paese e di tutti i settori.
È un discorso che riguarda le organizzazioni sindacali (tutte!): 1. far valere la loro capillare presenza per attivare gli iscritti e gli attivisti affinché si facciano promotori del coinvolgimento dei colleghi; 2. convocare subito lo sciopero generale che ferma il paese.
È poi un discorso che riguarda tutti i partiti e le organizzazioni comuniste, antimperialiste, democratiche e progressiste: mettere al centro del loro intervento la classe lavoratrice, coinvolgerla e renderla protagonista. Questo perché SOLO la classe lavoratrice ha concretamente la forza per incidere profondamente nella realtà.
In secondo luogo si tratta di giocare d’anticipo e passare all’attacco. Cioè non aspettare che “succeda qualcosa”, ma far sentire fin da ora al governo Meloni la pressione e il fiato sul collo della mobilitazione. Trovare 10, 100, 1000 modalità per assediarlo e far diventare l’incolumità dell’equipaggio della Flotilla, il raggiungimento dell’obiettivo della Flotilla e la sospensione dell’aggressione al popolo palestinese un suo problema diretto. Senza risolvere il quale perde il controllo del paese e della situazione.
In questo contesto, a maggior ragione, è del tutto secondario chi sia il promotore di una certa iniziativa e sono deleterie tutte le manifestazioni dello spirito di concorrenza e tutti i ragionamenti fatti in logica “da orticello”. Bisogna sviluppare la mobilitazione per costringere il governo Meloni a togliere il sostegno a Israele oppure a dimettersi.
Bisogna sviluppare la mobilitazione per sostituire i governi delle Larghe Intese con un governo partigiano della pace e della Palestina Libera, con un governo di emergenza popolare.
Tutto quello che rallenta e ostacola questo sviluppo è deleterio, va contrastato e superato, quale che sia la provenienza e quali che ne siano i promotori.
***
In una società diretta dalla borghesia imperialista la classe operaia produce anche beni e servizi che sono inutili – e persino dannosi – per le masse popolari, perché il lavoro non è uno strumento per lo sviluppo e l’emancipazione della società, ma uno strumento di profitto per i capitalisti.
È la classe operaia, dunque, che produce anche gli armamenti, gli strumenti informatici, le strutture e le infrastrutture che la borghesia imperialista usa per le sue guerre. È esattamente per il ruolo che svolge nella produzione bellica, quindi, che la classe operaia può dare seguito concreto e forza alle rivendicazioni e alle aspirazioni di pace delle masse popolari.

![[Massa Carrara] Solidarietà alle compagne e ai compagni colpite/i dalla repressione! Rispondiamo in maniera unitaria con la solidarietà e con la lotta!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/04/ee6c383b9191dab30a31d94e0fcb54c7.jpg?fit=774%2C516&ssl=1)




