Ancora via Genova, come quel 18 dicembre 2021 quando il crollo di una gru uccise tre operai.
L’8 settembre, Yosif Gamal a 69 anni è morto precipitando dal cestello di una gru.
Neanche il tempo di piangere Yosif che subito (più o meno velatamente) la responsabilità viene addossata a Yosif stesso. Sappiamo però bene che a Torino, come nel resto del paese, la pericolosità del lavoro sfruttato e senza tutele è dovuto all’abbattimento dei costi per la sicurezza sul lavoro e al profitto quale unico obiettivo da perseguire ad ogni costo. Se per risparmiare serve dire addio manutenzione, ben venga: ecco la normalità alla base delle stragi e degli omicidi sul lavoro, senza contare gli infortuni e le malattie professionali.
Nel mentre, arrivano le costernate dichiarazioni di Cirio e Lo Russo che, come al solito, altro non sono che uno sputo nell’occhio: non muovono un dito per imporre una reale sicurezza sui posti di lavoro ma sono sempre pronti alle lacrime di coccodrillo non appena spuntano telecamere e microfoni. Non ci sorprende, d’altronde la soluzione per fermare questo stillicidio quotidiano non ce l’aspettiamo certo da questi personaggi che sono parte del problema.
È infatti il sistema attuale, in mano ai padroni e ai loro garanti politici delle Larghe Intese, la fonte di questa e di tutte le altre questioni nocive che attanagliano la vita delle masse popolari. Man mano che la crisi generale del capitalismo, ormai nella sua fase acuta e terminale, avanza e si approfondisce, le condizioni di vita e di lavoro si aggravano.
ThyssenKrupp, via Genova, Brandizzo sono solo alcune delle conferme di ciò sul nostro territorio, senza dimenticarci che prima vittima nella devastazione dell’apparato produttivo e sua morte lenta è sempre la manutenzione come avviene da mesi a Mirafiori nei reparti ex Fiat.
Quindi, aspettiamo una tragedia oppure ci organizziamo per non solo prevenire ma anche per cambiare la rotta? Decisamente la seconda.
La strage di operai va fermata con l’organizzazione e il protagonismo degli operai e dei lavoratori azienda per azienda e con la lotta per farla finita con questi frutti avvelenati della crisi generale del capitalismo. Come contro le delocalizzazioni che lasciano il deserto produttivo e contro la guerra, interna ed esterna, a cui ci vogliono incatenare e condannare occorre mobilitarsi, occorre organizzarsi, occorre coordinarsi mettendo al centro gli interessi di classe.
Occorre insorgere: bisogna cambiare il paese. Cambiamolo!
A Yosif, a tutti i caduti: la vita dei lavoratori conta, facciamo della sicurezza sul lavoro un problema di ordine pubblico!
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Per sostenere la formazione e l’organizzazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza sul lavoro, come P. CARC mettiamo a disposizione una collana di pillole video, qui visionabili e da condividere.
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