Anche nella mobilitazione contro la guerra, come per ogni altro aspetto della lotta di classe, la mobilitazione della classe operaia è decisiva.
Lungi dall’essere un dogma, questo principio deriva direttamente dal ruolo che la classe operaia ha nella società capitalista. Ruolo che continua ad avere, nonostante per decenni sia stata data per scomparsa e oggi sia dichiarata addirittura estinta a causa dell’automazione.
Al di là delle chiacchiere, sono gli operai a svolgere le attività necessarie affinché la società stia in piedi, a svolgere un ruolo insostituibile nella produzione di beni e servizi.
In una società diretta dalla borghesia imperialista la classe operaia produce anche beni e servizi che sono inutili – e persino dannosi – per le masse popolari, perché il lavoro non è uno strumento per lo sviluppo e l’emancipazione della società, ma uno strumento di profitto per i capitalisti.
È la classe operaia, dunque, che produce anche gli armamenti, gli strumenti informatici, le strutture e le infrastrutture che la borghesia imperialista usa per le sue guerre.
È esattamente per il ruolo che svolge nella produzione bellica, quindi, che la classe operaia può dare seguito concreto alle rivendicazioni e alle aspirazioni di pace delle masse popolari, anche quando esse sono in aperto contrasto con la politica di questo o quel governo della classe dominante.
Da quanto detto fin qui discendono una serie di considerazioni.
Primo aspetto. Il movimento delle masse popolari deve sostenere e puntare a rafforzare tutte le iniziative della classe operaia contro la guerra e contro la produzione e il traffico di armi – anche quelle che sono apparentemente piccole e isolate – perché quelle iniziative sono la concreta incarnazione delle ambizioni, delle aspirazioni e degli interessi delle masse stesse.
Secondo aspetto. Nel nostro paese la mobilitazione contro la Terza guerra mondiale sta crescendo, in particolare attorno alla solidarietà al popolo palestinese. Ma non c’è ancora un centro autorevole che la orienti e la diriga, che coordini coscientemente le iniziative che si susseguono e che le metta in sinergia. Questo è l’aspetto negativo, il limite.
Tuttavia emergono qua e la, su spinta della pratica, organismi operai che con la loro iniziativa assumono un ruolo di avanguardia, di orientamento, di “guida”, di esempio per tutti gli altri lavoratori. Questo è l’aspetto positivo.
Per mettere meglio a fuoco il discorso, va considerato che in genere queste avanguardie operaie ancora non riconoscono il ruolo che vanno assumendo verso il resto dei lavoratori e delle masse popolari. E, allo stesso modo, il resto dei lavoratori e delle masse popolari non riconosce formalmente il ruolo delle avanguardie che già esistono.
Questo è un risultato della mancanza del centro autorevole di cui sopra, ma è anche una situazione che verrà superata grazie all’esperienza pratica. E quanto prima si formerà il centro autorevole capace di porsi alla testa della mobilitazione della classe operaie e delle masse popolari, tanto prima questo succederà.
Terzo aspetto. Il movimento italiano contro la guerra oggi ha una “piccola truppa” d’avanguardia: i lavoratori dei porti, in particolare i portuali di Genova (Calp) afferenti a Usb.
Su esempio delle loro iniziative – le mobilitazioni contro il traffico di armi nel porto di Genova hanno una storia pregressa – negli ultimi due anni sono emersi nuclei di lavoratori anche in altri porti del paese, nel settore aeroportuale (sempre afferenti a Usb) e nelle ferrovie (afferenti soprattutto alla Cub).
Il traffico di armi e la logistica bellica sono i principali ambiti di mobilitazione e iniziativa, quelli in cui il ruolo di avanguardia della classe operaia è emerso con maggiore chiarezza. Ma ci sono anche altri lavoratori che si stanno attivando, che iniziano a prendere posizione e che esprimono posizioni avanzate, in particolare gli operai di alcune aziende già inquadrate nella produzione bellica (Leonardo, Avio) e alcune per cui l’inquadramento è in corso (Iveco).
In questi casi sono le Rsu, in particolare afferenti alla Fiom e alla Cgil (ma non solo, ci sono anche Uil e in certi casi la Cisl), alla testa della mobilitazione.
Il movimento da rafforzare coscientemente è la convergenza fra gli organismi operai che svolgono già un ruolo di avanguardia con quelli che stanno esprimendo posizioni avanzate, con l’obiettivo di rafforzare entrambi e alimentare la loro azione comune sul resto della classe operaia. Al di là delle sigle sindacali.
Quarto e ultimo aspetto. Ripetiamo: “Al di là delle sigle sindacali”. Ripetiamolo e teniamolo a mente. Uno degli ostacoli allo sviluppo dispiegato del ruolo della classe operaia nella mobilitazione contro la Terza guerra mondiale è lo spirito di concorrenza fra le organizzazioni sindacali.
Le organizzazioni sindacali sono uno strumento nelle mani dei lavoratori che, organizzati, possono far valere la loro forza nelle rivendicazioni e possono difendersi dagli attacchi di padroni e governo.
Le organizzazioni sindacali NON devono essere motivo di divisioni, fratture, settarismo nella classe operaia.
Chi mette l’appartenenza sindacale davanti al compito di organizzare e mobilitare gli operai e i lavoratori non ha affatto chiaro il ruolo della classe operaia nella società capitalista e nella rivoluzione socialista: diventa un ostacolo a che i lavoratori organizzati diventino la nuova classe dirigente della società.
Non è affatto un caso se le avanguardie della mobilitazione contro la guerra afferiscono al sindacalismo di base – e fra i sindacati di base la Usb spicca in questo senso – ma non c’è nessuna ragione valida per concludere che SOLO la mobilitazione degli operai iscritti a Usb sia sufficiente o che per mobilitarsi contro la guerra i lavoratori debbano iscriversi a Usb o a qualunque altra organizzazione sindacale.
Il carattere rivoluzionario della classe operaia sta nel ruolo che svolge nella società capitalista. In virtù di esso gli operai saranno la classe dirigente della società socialista. Nella transizione dalla società capitalista a quella socialista, la classe operaia deve essere alla testa della mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari con un ruolo di avanguardia.
Non è affatto detto che oggi tutto ciò sia già chiaro agli elementi più avanzati della classe operaia. Ma è certo che lo spirito di concorrenza e la politica “degli orticelli” in campo sindacale è un ostacolo da superare.
Quanto più ci si pone coscientemente l’obiettivo di superarlo, tanto prima lo si supera. La mobilitazione contro la Terza guerra mondiale e quella per cacciare il governo Meloni sono il contesto più favorevole per farlo.




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