Dopo lo storico sciopero unitario del 3 ottobre proclamato da Cgil e Usb insieme agli altri sindacati di base, lo spirito di concorrenza e la logica degli orticelli hanno momentaneamente ripreso vigore. Incidono i rigurgiti di settarismo, per quanto riguarda Usb, e la paura che la mobilitazione sfugga di mano, unita all’attendismo, per quanto riguarda i vertici della Cgil (vedi articolo a pag. 11).
Questa battuta di arresto nel percorso unitario, nel pieno della lotta contro la legge di bilancio, ha portato alla dichiarazione dello sciopero generale del 28 novembre da parte di Cub e Usb, mentre Landini per ora evoca soltanto la possibilità di proclamarlo (mentre scriviamo circola l’indiscrezione che sarà indetto nella prima metà di dicembre).
Questa evidente chiusura a un dialogo preventivo sulle modalità di lotta fa a pugni con la spinta delle piazze, che a tutt’oggi si mobilitano e che con la lotta alla finanziaria di guerra vogliono ancora “bloccare tutto” e “fare come il 3 ottobre”.
La spinta all’unità si fa comunque strada e ha portato praticamente tutto il sindacalismo di base ad aderire alla data lanciata da Cub e Usb. Nel momento in cui scriviamo hanno aderito, o a loro volta hanno proclamato lo sciopero per quella data, i sindacati Sgb, Si Cobas, Confederazione Cobas, Adl Cobas, Usi, Sial Cobas, Clap e Sbm.
Alcuni di questi sindacati si sono spinti, positivamente, ancora più avanti.
La Cub ha scritto una lettera in cui spiega pubblicamente le motivazioni che l’hanno indotta a proclamare lo sciopero e l’ha indirizzata a tutto il sindacalismo di base, compresa Usb, e alla Cgil. Nelle conclusioni del documento, la Cub auspica “la partecipazione di un ampio schieramento di sindacati, così da favorire la congiuntura delle istanze rivendicate con le mobilitazioni del 22 settembre e 3 ottobre anche con le rivendicazioni sociali e del mondo del lavoro”.
La Confederazione Cobas ha pubblicato un appello indirizzato alla Cgil e al resto del sindacalismo di base, intitolato “Facciamo come il 3 ottobre!”, in cui sottolinea: “La conclusione che ne abbiamo tratto (dal bilancio delle scorse mobilitazioni, ndr) per costruire lo sciopero generale verso la Finanziaria del governo Meloni (…) è che esso non può retrocedere dall’unità realizzata il 3 ottobre”.
Dello stesso tenore un altro appello pubblicato dalla rete intersindacale, che fra i suoi componenti annovera, oltre alla stessa Confederazione Cobas, Clap, Adl e Sial Cobas.
Le spinte unitarie non si limitano alle strutture sindacali, anzi. Queste prese di posizione sono il frutto di una pressione che dal basso, dalla base, dai lavoratori, sale fino alle dirigenze sindacali.
Infatti circolano e raccolgono adesioni appelli e raccolte firme che partono dalla base degli iscritti, tanto della Cgil che di Usb.
Quello intitolato “Appello per uno sciopero unitario di tutti i sindacati”, pubblicato il 31 ottobre, raccoglie firme trasversali di lavoratori iscritti a varie sigle (anche della Cisl e della Uil!), ma preponderanti sono gli iscritti Cgil che intendono premere sulla dirigenza affinché si unisca alla data del 28 novembre: “Non ci interessa chi ha indetto lo sciopero prima, quello che ci interessa è unire le forze dei lavoratori e non disperderle. (…) Se c’è una convergenza di fondo nella critica alla finanziaria del governo Meloni e alla politica di riarmo, dobbiamo provare ad andare oltre gli steccati, tentare di unirci nell’unica data possibile per esprimere, attraverso lo strumento dello sciopero, la nostra netta e decisa contrarietà alle politiche antisociali e di riarmo portate avanti dal governo Meloni”.
Di particolare importanza è poi l’appello “La nostra proposta per una tattica sindacale vincente”, pubblicato il 29 ottobre, in cui alcuni iscritti di Usb criticano la loro dirigenza perché non ha fatto una proposta formale alla Cgil per uno sciopero unitario e, in generale, per il settarismo che è riemerso dopo il successo delle scorse mobilitazioni. In particolare, nel documento si afferma: “crediamo che un vero sindacato di classe debba perseguire sistematicamente l’unità d’azione, superando le logiche di competizione tra sigle”.
Quando Resistenza sarà pubblicato si sarà già svolta l’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate Cgil del 7 novembre, che con tutta probabilità deciderà la data della mobilitazione contro la finanziaria del governo Meloni.
Nel momento in cui scriviamo la lotta per spingere anche la Cgil a proclamare lo sciopero generale nella data del 28 novembre è aperta.
L’ottenimento di questo risultato porrebbe su basi decisamente più avanzate e di prospettiva la lotta contro la finanziaria di guerra e, di conseguenza, contro il governo che vuole imporla alle masse popolari.
E se la Cgil proclamasse il “suo” sciopero in un’altra data? Sarebbe un passo indietro della sua dirigenza, ma la spinta all’unità non si estinguerebbe per questo. Quanto si è messo in moto nella base non potrà essere fermato. La dirigenza prima o dopo dovrà adeguarsi, se non vorrà essere travolta dalla marea montante.

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