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Gkn. La strada è una sola: vincere!

Teresa Noce by Teresa Noce
Novembre 10, 2025
in Lavoro operaio e sindacale, Resistenza n. 11-12/2025
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Da più di quattro anni il Collettivo di Fabbrica della ex Gkn lotta per la riapertura dell’azienda di Campi Bisenzio (FI). In questo percorso ha coinvolto molte realtà del territorio ed è diventato uno dei principali centri di mobilitazione del paese. È arrivato a elaborare un piano di riconversione per la fabbrica e a trovare tutti i mezzi e gli strumenti per realizzarlo, compresi quelli economici, con l’azionariato popolare, e quelli legali giuridici, con la costituzione di una cooperativa e l’approvazione di una legge regionale per la riconversione delle aziende chiuse o delocalizzate.

Sul piano istituzionale già da diversi mesi è tutto pronto e tre Comuni fiorentini, insieme alla Regione Toscana e a Città metropolitana di Firenze, hanno deliberato la loro presenza nella proprietà del futuro consorzio. Ma il progetto non parte. Negli ultimi mesi il Consiglio regionale e gli organi preposti hanno di fatto raggirato, con varie scuse di natura burocratica, l’avvio effettivo.

Il Pd, rappresentato dall’appena rieletto governatore Eugenio Giani, non si è però astenuto dall’usare la legge regionale sui consorzi per farsi campagna elettorale. Comunque, né prima né dopo le elezioni è stato accennato a una reale messa in funzione del progetto e dopo quattro anni di lotta in cui tutte le vie istituzionali sono state percorse, ai lavoratori non è rimasto che il piano della mobilitazione.

La vertenza Gkn insegna che se alla lotta serve un giurista, un avvocato, una banca, un ingegnere, o qualsiasi altro tecnico solidale, questi si trovano, a patto che i lavoratori li cerchino, facciano appello a trovarli e li mettano a contributo della lotta. Le risorse della masse popolari sono potenzialmente infinite.
Adesso servono degli amministratori, dei rappresentati politici non collusi con gli speculatori e che attuino senza riserve tutto ciò che di meglio le organizzazioni operaie e popolari riescono a elaborare. Chi dei rappresentati politici è disposto a farlo, senza aspettare le prossime elezioni? Se tra quelli attuali non ce n’è nessuno, non significa che non esistono. Significa solo che quelli che ci sono non vanno bene, che vanno cacciati e che ne vanno responsabilizzati degli altri.
L’amministrazione regionale è molto più debole di prima delle elezioni. Al suo interno ha alleanze forzate ed elementi che rappresentano interessi contrastanti. Ci sono tutte le condizioni per spaccarla, per isolare la parte che è diretta emanazione delle Larghe Intese e per valorizzare la parte che, invece, è più legata alle masse popolari. Ci sono le condizioni per farlo ed è il momento di farlo. Quanto prima il Collettivo di Fabbrica della ex Gkn procederà su questa strada, tanto prima porterà tutto il resto del movimento popolare a fare altrettanto.
Se c’è una cosa che questi mesi di mobilitazioni hanno dimostrato in grande è che basta una sola manciata di operai che imbocca la strada giusta per mettere in moto la marea delle masse popolari e dare l’avvio al cambiamento del paese.

Il contesto in cui questa vertenza si ritrova oggi è ben diverso da quello del 2021. Un vento diverso soffia nel paese, sono i mesi in cui il Calp e altri organismi portuali hanno lanciato l’appello “blocchiamo tutto”, ci sono stati grandi scioperi generali e il Collettivo di Fabbrica Gkn e tutto il movimento dei suoi solidali non è rimasto certo indifferente.

Al momento in cui scriviamo sono quattordici le manifestazioni cittadine promosse a Firenze direttamente da loro in solidarietà alla Palestina, attraverso il ciclo di iniziative denominato “Urlo per Gaza” che ogni volta tocca un quartiere popolare diverso.

Lo stallo del progetto relativo al consorzio pubblico, però, ha messo il Collettivo di Fabbrica di fronte alla necessità di chiedere che il contributo che ha dato all’esterno torni alla vertenza. Non solo per l’importanza del progetto in sé, ma perché fermare la guerra e l’economia di guerra significa anche strappare le aziende dalle mani degli affaristi e degli speculatori e metterle a servizio dei territori e della collettività.

Di fatto l’applicazione del piano di reindustrializzazione della Gkn significherebbe dare al movimento “blocchiamo tutto” uno spunto per svilupparsi e passare dal contro al per. È così che il 18 ottobre è stato lanciato il corteo “Il futuro ir-rompe”, con un’unica, semplice, richiesta: “quando riapre la fabbrica?”.

Un corteo di diverse migliaia di persone guidato dagli operai ex Gkn e dai solidali ha deviato dal percorso concordato e ha occupato pacificamente l’aeroporto. Dentro l’aeroporto insieme ai lavoratori c’erano sindacati di base, studenti e organizzazioni politiche e sociali del territorio. La polizia ha attaccato i manifestanti che avanzavano a mani alzate, prima in strada e poi dentro l’aeroporto, ferendo molte persone e devastando l’ingresso dello scalo. Più di un’ora di cariche e spintoni. Un’azione repressiva isterica, violenta e caotica che non ha fermato il corteo.

All’interno dell’aeroporto i lavoratori a volto scoperto hanno messo subito le cose in chiaro negli interventi al megafono: “rispediamo al mittente ogni tentativo di dividerci tra buoni e cattivi, i responsabili di questa azione siamo tutti noi”. Il giorno dopo, la questura, non sapendo come giustificare il caos creato dalle forze dell’ordine, ha attaccato, tramite la stampa complice, i manifestanti “violenti” e ha dichiarato aperta la “caccia ai responsabili”, lamentando feriti tra polizia e carabinieri.

Quella della questura non è stata però l’unica reazione scomposta. Prima del 18 ottobre la mobilitazione del Collettivo di Fabbrica aveva portato all’occupazione temporanea e simbolica del cortile della Regione, di alcuni edifici simbolo della città e del Consiglio comunale. Tutte iniziative volte a sollecitare risposte dalle istituzioni e a cui le istituzioni, dal momento che non c’erano interessi economici particolari a risentirne, hanno risposto aprendo al dialogo. “Sostenere con le parole e sabotare nella pratica”, è stata la loro linea.

La manifestazione del 18 ottobre, però, ha fatto svanire ogni loro speranza di conciliazione. Sia perché la mobilitazione è stata il frutto della saldatura con il movimento in solidarietà al popolo palestinese e contro ogni sostegno e relazione con i promotori degli interessi dei sionisti, sia perché ha preso di mira un’articolazione dell’azienda Toscana Aeroporti amministrata da Marco Carrai. Console onorario di Israele, Carrai è il pezzo grosso del sionismo in Toscana. E non è un caso che il giorno successivo al corteo il “pezzo grosso” abbia annunciato denunce…

Sulla scorta delle sue minacce, due esponenti politici che avevano dato grande visibilità alla loro partecipazione al consorzio pubblico per la reindustrializzazione della ex Gkn, la sindaca di Firenze Funaro e il governatore della Regione Giani, hanno gettato la maschera solidarizzando a mezzo stampa con Carrai e la questura.

Del resto, la manifestazione del 18 ottobre ha mostrato chiaramente dove stanno i veri interessi economici in Toscana e da che parte stanno certi politicanti. Ma ha aperto anche a una possibile linea di sviluppo pratica per tutti coloro che nelle settimane precedenti erano scesi in piazza con la parola d’ordine “blocchiamo tutto”, mostrando che anche i personaggi per così dire “intoccabili” non sono poi veramente tali.

Anche questi sono stati gli argomenti trattati nell’assemblea “Una sana disobbedienza” che il 27 ottobre si è svolta a Firenze. Da più interventi è emersa una questione dirimente: la mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese e contro la Terza guerra mondiale deve necessariamente prendere di petto il tema della destinazione dell’apparato produttivo (cosa produrre, come e per chi) per fare fronte alla conversione bellica spacciata per “la soluzione alla crisi industriale” e “assicurare i posti di lavoro”.

Dall’assemblea è emersa anche la richiesta di unità fra le organizzazioni sindacali, a partire dallo sciopero generale del 28 novembre. Dopo lo sciopero unitario del 3 ottobre, non è tollerabile nessuna manovra che riporti indietro il movimento dei lavoratori.

***

Il 27 ottobre, abbiamo partecipato all’assemblea “Una sana disobbedienza”, convocata dal Collettivo di Fabbrica – Lavoratori Gkn al Teatro Puccini. Un’incredibile partecipazione che conferma la vitalità di questa lotta, il suo enorme potenziale e il ruolo centrale della classe operaia. Purtroppo, non abbiamo avuto la possibilità di intervenire, ma se l’avessimo avuta, avremmo portato il messaggio che segue.

“La lotta continua: dopo il 18 ottobre, la determinazione del movimento operaio per una fabbrica pubblica e sostenibile
Con la manifestazione del 18 ottobre, culminata con l’irruzione nell’aeroporto di Firenze, abbiamo voluto ribadire la nostra determinazione nel sostenere una lotta giusta e necessaria: quella per una fabbrica pubblica, sostenibile e socialmente integrata nel territorio. Quella giornata è stata il frutto di un impegno collettivo. Eravamo presenti, la rivendichiamo e ci assumiamo ogni possibile conseguenza. Nessuno sarà lasciato solo di fronte alla repressione. Chiediamo a chi non ha ancora preso posizione pubblicamente di solidarizzare e sostenere la legittimità di quanto fatto, e di adoperarsi fin da ora per costruire la rete di solidarietà necessaria qualora qualcuno venisse colpito dalla repressione.

Un segnale al movimento nazionale

Le azioni del 18 ottobre hanno mandato un segnale forte al movimento popolare nazionale, almeno per due motivi.
Primo: dopo il “blocchiamo tutto” del Calp di Genova, ancora una volta è un gruppo operaio che trascina il resto del movimento popolare a mettere in campo azioni decise su un tema che riguarda la nostra vita qui e ora: avere un lavoro utile e dignitoso e lottare per questo “senza se e senza ma”, così come lottiamo senza se e senza ma per e con la Palestina.
Secondo: non esistono “buoni e cattivi” di fronte alla rabbia operaia e popolare. Tutti siamo complici e solidali. Dobbiamo ringraziare il Collettivo di Fabbrica Gkn, che in quella giornata è stato netto, chiaro e non ha mostrato esitazioni.

Una lotta che afferma autonomia e dignità di classe
Le azioni del 18 ottobre sono la naturale prosecuzione delle mobilitazioni iniziate nel 2021. Con la scrittura di leggi o con azioni come l’occupazione di un aeroporto, affermiamo la nostra autonomia come classe e la nostra agibilità al di fuori dei vincoli imposti da sistema, questure, tribunali e decreti sicurezza.
Abbiamo colpito gli interessi di Marco Carrai – presidente della Fondazione Meyer, di Toscana Aeroporti e delle Acciaierie di Piombino – che fa affari con i padroni ucraini delle ex acciaierie di Mariupol. Un sionista e un padrone che ha tutto da guadagnare dal fallimento dell’esempio Gkn e che mira a trasformare il tessuto industriale toscano in funzione della guerra, del riarmo e del genocidio.
È quindi evidente che la lotta della Gkn è strettamente legata a quella per rimuovere Carrai dalla presidenza della Fondazione Meyer, così come alla lotta contro il riarmo e contro la presenza di un comando Nato a Firenze.

Costruire rapporti di forza nel mondo del lavoro
Dal 2021 lo diciamo chiaramente: la lotta dei lavoratori ex Gkn dimostra che l’aspetto strategico di ogni conflitto sociale è costruire rapporti di forza nel mondo del lavoro. È lì che si decide cosa, come e per chi produrre.
Questi rapporti si ribaltano solo costruendo collettivi di fabbrica come quello della Gkn, almeno nelle principali aziende del territorio.
La battaglia Gkn è il porto in cui approdare, perché l’affermazione del progetto di fabbrica pubblica e socialmente integrata significa una gestione alternativa di una parte della produzione toscana. Ed è proprio questo che i signori speculatori, guerrafondai e sionisti vogliono evitare. Questo sistema ha un nome e un volto: il Partito Democratico, volto politico di un potere che governa la Toscana dal dopoguerra.

Un sistema che interviene sempre allo stesso modo, con la sua rete pervasiva di cooperative, associazioni, circoli e leghe, che tentano di fagocitare le lotte, normalizzare il conflitto e rinchiuderlo nei limiti della compatibilità. Tavolo dopo tavolo, riunione dopo riunione, finiscono per logorarti dentro.

È giusto che i lavoratori esplorino tutte le strade possibili per difendere i propri diritti, ma alle forze politiche spetta il compito di stare sul pezzo: cacciare il Pd dal governo della Toscana e costruire un’alternativa politica, con o senza elezioni. Questa giunta regionale è nata senza il consenso delle urne e contro le piazze: che legittimità ha?

Se non cambiamo la direzione politica dei territori, non ci sarà mai un cambiamento nel modello produttivo, questo è chiaro.

Per questo le organizzazioni politiche devono garantire che i lavoratori possano condurre la propria lotta nelle condizioni migliori per portarla fino alla vittoria.

Cosa fare adesso?

Sostenere la lotta dei lavoratori Gkn, spingendo perché si vadano a prendere tutto ciò che serve per dare gambe al progetto, senza delegare nulla alle istituzioni.

Collegare le lotte locali: la battaglia contro il comando Nato a Rovezzano non può procedere separata da quella della Gkn. Noi ci facciamo ponte tra queste due lotte.

Costruire lo sciopero del 28 novembre nei luoghi di lavoro, rendendolo un’altra giornata di lotta e di blocco del paese.

Costruire collettivi di fabbrica in ogni luogo di lavoro. Dopo quattro anni la Gkn è ancora qui perché un Collettivo di Fabbrica non ha delegato a nessuno il proprio destino. Se fosse dipeso da sindacati, forze politiche o istituzioni, la Gkn sarebbe già un ricordo lontano.

Compagni, non abbiamo scelta: dobbiamo vincere!”

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Tags: Lavoro operaio e sindacaleMovimenti
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