Le oceaniche e combattive manifestazioni di settembre e ottobre hanno spaventato la classe dominante e il suo governo. Perché hanno dimostrato che non bastano più la propaganda, la diversione, l’abbrutimento, i sindacati di regime, il teatrino della politica borghese, i pompieri e i professionisti della pacificazione a tenere buone le masse popolari, la cui rabbia e indignazione è esondata nelle piazze del paese. Si sono scoperti deboli e hanno avuto paura.
La reazione è stata quella che, sempre nella storia, la classe dominante ha messo in campo in questi casi, quella di chi ha finito tutte le altre opzioni: la repressione. A suon di manganellate ai cortei, divieti di manifestare, intimidazioni poliziesche, provocazioni.
Hanno cominciato con i tentativi di vietare le manifestazioni indette per il 7 ottobre a Torino e Bologna, con quest’ultima piazza che è stata caricata con manganelli e idranti. Il 13 è toccato a Milano, dove la polizia ha caricato i manifestanti che protestavano dopo che la Giunta comunale aveva votato contro la mozione per sospendere il gemellaggio con Tel Aviv.
Ma è verso la fine di ottobre che c’è stata una svolta, come appare evidente dalla sequenza dei fatti.
Il 24 la polizia ha vietato un corteo in solidarietà alla Palestina a Roma, caricando i manifestanti che avevano comunque provato a muoversi in corteo.
Il 25 a Torino la celere ha caricato una manifestazione che voleva contestare Tajani, in città per partecipare agli stati generali della casa convocati da Forza Italia. Una ragazza è stata fermata.
Il 25 anche a Napoli. Come dicono in un comunicato gli organizzatori: “Tre attivisti napoletani, tradotti in carcere per avere contestato la presenza di Teva al Pharma Expo di Napoli, hanno subito minacce, una carica gratuita, aggressioni fisiche e violenza da parte delle forze dell’ordine: questo è Stato di Polizia
Lo stesso giorno la Questura di Ferrara ha vietato una manifestazione per la Palestina sotto il Comune e, con la scusa di consegnare la comunicazione di divieto, ha cercato di intimidire i promotori.
E questi sono solo i casi che in qualche modo sono assurti agli onori delle cronache!
Ma la repressione non è solo quella delle forze di polizia. Nello stesso periodo il governo ha sguinzagliato anche i topi di fogna fascisti (e se non li sguinzagliati in prima persona, ha sicuramente fatto chiudere tutti e due gli occhi alle forze dell’ordine).
Il 18 ottobre circa duecento ultras del Verona, curva storicamente fascista, sono stati lasciati liberi di marciare a Pisa, cercando e trovando lo scontro con circa una cinquantina di tifosi della squadra di casa, che al contrario è storicamente di sinistra. Per inciso, è finita con i fasci che scappavano a gambe levate.
Il 21 ottobre gli ultras della Juventus in trasferta a Milano si sono messi in posa in stazione centrale: la foto li ritrae che fanno il saluto romano mentre esibiscono uno striscione contro le mobilitazioni in solidarietà alla Palestina e contro i manifestanti che avrebbero “spaccato le città”. Quando si dice l’ipocrisia!
Vere e proprie manifestazioni di organizzazioni fasciste si si sono svolte poi a Bologna (26 settembre), Milano (18 ottobre) e Novara. Il 1° novembre Blocco Studentesco ha sfilato a Cagliari mentre il contro-corteo antifascista è stato caricato dalla polizia.
Ma è soprattutto ai danni del movimento studentesco, che in queste settimane sta occupando le scuole in tutta Italia, che sono avvenuti i fatti più gravi.
La notte del 23 ottobre e quella successiva squadracce fasciste hanno aggredito gli studenti in occupazione al liceo Bramante di Roma, lanciando bottiglie, disegnando svastiche e colpendo uno studente.
La notte del 24 una squadraccia ha fatto irruzione al Liceo Leonardo da Vinci, a Genova, inneggiando al duce, disegnando svastiche sui muri e devastando la scuola. La polizia, subito chiamata dagli studenti, si è presentata oltre tre ore dopo e solo per dichiarare che l’assalto sarebbe stato condotto dai “maranza”. Fatti simili si sono verificati negli stessi giorni in altre scuole occupate, come il Nautico San Giorgio, il Bergese-Rosselli e il liceo Calvino e il Firpo.
Il 27 è stata invece la volta dell’Einstein di Torino. Un gruppo di fascisti scortati dalla polizia si è presentato davanti alla scuola, distribuendo volantini e aggredendo chiunque rifiutasse di prenderli. Alla reazione di alcuni studenti è intervenuta la polizia, prima fermando un sedicenne e portandolo via in manette, poi caricando gli studenti che protestavano.
La notte del 3 novembre, nuovamente a Roma, fascisti tentano di assaltare il liceo Righi occupato, ma sono stati respinti.
Il governo si è mosso anche sul piano legislativo. A inizio ottobre è arrivato all’esame dalla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) del Senato il Dl Gasparri, che di fatto vuole equiparare antisionismo e antisemitismo e al contempo punta a inasprire le pene per i reati di propaganda e incitamento all’odio antisemita. Esso prevede anche l’istituzione di corsi di formazione permanenti per militari, magistrati, forze di polizia e docenti e demanda al Ministero dell’Interno e della Giustizia la creazione di una “Guida pratica” per le forze dell’ordine.
Come dicevamo all’inizio, questi attacchi, che combinano repressione poliziesca e la mano libera alle squadracce fasciste, non sono un segno di forza del governo e della classe dominante, anzi! Denotano che la mobilitazione ha colpito nel vivo, che il governo è in difficoltà e non ha altre opzioni che cercare lo scontro diretto, esponendosi al rischio di ottenere l’opposto di quanto si propone. Perché la repressione è sempre un’arma a doppio taglio, che può ritorcersi contro chi la scaglia, che può alimentare la mobilitazione, invece che fermarla. Ma solo se il movimento popolare, e in particolare chi la repressione la subisce direttamente, non si lascia spaventare, ma resiste e passa al contrattacco. Concretamente significa:
1. non lasciare che la repressione fermi le mobilitazioni e le iniziative, ma continuare a portare avanti e sviluppare le attività per cui veniamo repressi;
2. fare di ogni caso di repressione un’occasione per sviluppare la mobilitazione e alimentare l’organizzazione, far diventare la repressione un problema politico di ordine generale.
In questo senso gli studenti del liceo Leonardo da Vinci di Genova e quelli dell’Einstein di Torino sono stati un esempio.
I primi, dato che quanto accaduto ha messo di fatto fine all’occupazione che stavano portando avanti, invece di cancellare le attività previste le hanno portate per le strade della città, organizzando due giorni di attività didattiche e culturali in piazza Manin e un presidio davanti alla scuola.
I secondi sono stati ancora più decisi nel passare al contrattacco: il pomeriggio stesso dell’aggressione hanno rilanciato con un presidio sotto la prefettura e un corteo terminato davanti alla sede di Fratelli d’Italia, bersagliata con un lancio di uova. Due giorni dopo hanno occupato la scuola per tre giorni. Inizialmente hanno lasciato fuori i docenti e la preside, accusati di non aver preso pubblicamente posizione sulla vicenda, criticati per non essere intervenuti neppure a seguito di una lettera firmata da decine di genitori. La mossa evidentemente è servita, perché il secondo giorno di occupazione anche la preside e i docenti hanno finalmente preso posizione a favore degli studenti con un comunicato pubblico.
Un’interrogazione parlamentare contro il P.Carc
L’8 ottobre la deputata Sara Kelany di Fratelli d’Italia ha promosso un’interrogazione parlamentare per denunciare il volantino che abbiamo diffuso alla manifestazione di Roma del 4 ottobre, che a suo dire inneggiava alla lotta armata, e chiedere se esistesse una strategia eversiva e il rischio di fusione tra gruppi di sinistra e formazioni islamiste. Piantedosi ha risposto che le “strutture specialistiche del Ministero dell’Interno” vigilano, e ha confermato le preoccupazioni della deputata rispetto a comunicati pericolosi come il nostro che invita le masse a: “sostituire il governo Meloni con un governo partigiano della Palestina libera e che sia di emergenza popolare”.
La nostra linea è chiara: cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare che sia partigiano della Palestina libera, della pace e che attui le parti progressiste della Costituzione del 1948. La forza eversiva sono loro e tutto il sistema delle Larghe Intese, che la Costituzione la violano sistematicamente, che ci portano in guerra, che rispondono agli imperialisti Usa, sionisti, Ue e non alle masse popolari italiane. E se devono inventare queste pantomime, davvero non sanno più che pesci prendere per nascondere questa verità oramai evidente.






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