Su spinta della mobilitazione delle settimane precedenti, a ottobre si è dispiegata la mobilitazione del movimento studentesco. Dalle metropoli alle città di provincia gli studenti delle scuole superiori sono entrati in agitazione e hanno dato seguito alla parola d’ordine “blocchiamo tutto” con occupazioni e autogestioni.
C’è chiaramente un legame stretto con le manifestazioni e gli scioperi in solidarietà al popolo palestinese, ma praticamente ovunque i collettivi studenteschi hanno allargato i motivi delle proteste alle rivendicazioni politiche contro il governo Meloni e il ministro Valditara e “la scuola dei padroni” (alternanza scuola-lavoro, attività che favoriscono i contatti con l’esercito e le forze dell’ordine, ecc.) e alle questioni specifiche di sicurezza e agibilità delle strutture.
Tanto per rendere l’idea, proprio durante lo sciopero del 17 ottobre scorso, a Roma è crollato il soffitto di una scuola e non ci sono state conseguenze sugli studenti proprio perché l’istituto era vuoto…
In varie città, i promotori delle occupazioni e delle autogestioni si sono coordinati fra loro, con associazioni nazionali e locali e con altri organismi operai e popolari: un modo non solo per far entrare nelle mobilitazioni studentesche le esperienze del movimento popolare, ma anche per far diventare quelle esperienze materia di (auto)formazione su argomenti che normalmente a scuola non vengono trattati e che, anzi, il ministro Valditara cerca in ogni modo di censurare.
Ad esempio a Roma il collettivo Ludus del liceo Righi ha invitato l’associazione “Antigone” per parlare della situazione delle carceri, a Torino durante l’occupazione dell’Einstein è intervenuta Non una di meno e, sempre a Torino, al liceo Cottini il collettivo Cottins ha invitato esponenti del centro culturale palestinese Kalimaat.
L’ondata di mobilitazioni ha creato il contesto per cui è sviluppato un processo di aggregazione che ha portato (o sta portando) alla nascita di nuovi collettivi, anche nelle scuole in cui tradizionalmente un collettivo studentesco non c’era o, se c’era, operava con discontinuità.
È il caso del collettivo del liceo Leonardo da Vinci di Genova, nato poco prima di lanciare l’occupazione della scuola il 24 ottobre e protagonista di un importante esempio di lotta contro le provocazioni dei nostalgici degli squadristi del secolo scorso (vedi articolo a pag. 5).
Il fermento interno alle scuole tornerà nelle strade e nelle piazze. Non solo per le mille manifestazioni locali che costellano il paese, ma anche perché il 14 novembre si svolge una giornata di mobilitazione nazionale per raccogliere e rilanciare tutte le motivazioni delle proteste, delle occupazioni e delle autogestioni, una giornata di mobilitazione che, da una parte, raccoglie il testimone delle giornate del 22 settembre e del 3 ottobre e, dall’altra, alimenta la spinta a proseguire e sviluppare la mobilitazione per cacciare il governo Meloni.
La parte più avanzata del movimento studentesco ha tutti gli elementi e le capacità per usare anche la data del 14 novembre per elevare la fiducia nelle proprie forze e contribuire al processo di costruzione di quell’organismo (noi lo chiamiamo nuovo Cln) che si assume la responsabilità di mettere in sinergia e in concatenazione tutte – o per lo meno le principali – mobilitazioni popolari e dare seguito pratico all’obiettivo di sostituire il governo Meloni con un governo di emergenza popolare. E del resto, la logica conseguenza del “NO alla scuola dei padroni” è ribaltare le condizioni per cui i padroni, i guerrafondai, gli speculatori e i sostenitori del genocidio in Palestina usano le scuole e le università per i loro interessi. Sono gli organismi operai e popolari che devono usare la scuola e l’università per i propri interessi, a partire dal fatto che l’istruzione deve essere uno dei motori della formazione e dell’emancipazione di tutte le masse popolari.
Questo è il diritto allo studio che dobbiamo conquistare.






