Nel momento in cui scriviamo, le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla stanno salpando dai porti, dirette a Gaza. L’obiettivo è rompere l’assedio imposto dall’esercito di occupazione sionista e fornire alla popolazione gli aiuti – derrate alimentari e medicinali – raccolti attraverso una straordinaria mobilitazione popolare nei 44 paesi, fra cui l’Italia, in cui associazioni e movimenti hanno operato per realizzare questa impresa.
Ad accompagnare la partenza delle navi ci sono le minacce delle autorità sioniste (“tratteremo gli equipaggi alla stregua dei terroristi”), le denigrazioni degli agenti sionisti che operano in Italia nei ranghi dell’informazione e della società (in)civile e ci sono alcune deleterie critiche di chi, a sinistra, non riesce a guardare le cose del mondo senza una prospettiva che metta al centro il proprio ombelico.
Ma soprattutto – e in definitiva questo è l’aspetto principale – ad accompagnarle c’è la mobilitazione ampia e dispiegata delle masse popolari, c’è la solidarietà, c’è la volontà di fare qualcosa di efficace a sostegno del popolo palestinese.
Questo ultimo aspetto è quello che ci interessa trattare e che approfondiremo, anche perché è il dato politicamente rilevante ai fini dello sviluppo della lotta di classe nel nostro paese. Per inquadrarlo nella giusta dimensione e comprenderne la portata, è tuttavia utile trattare brevemente anche gli altri aspetti.
Per quanto riguarda le minacce delle autorità sioniste, esse sono indicative di quanto e come l’impresa della Global Sumud Flotilla abbia fatto centro già prima di forzare l’assedio nelle acque palestinesi.
Non sarebbe affatto la prima volta che i criminali sionisti trattano i militanti internazionalisti alla stregua di “terroristi”, ma un conto è avere a che fare con individui – o gruppi ben definiti – che possono essere denigrati e criminalizzati con relativa facilità perché sconosciuti alle larghe masse, un altro conto è avere a che fare con centinaia di persone che ne rappresentano milioni, alcune delle quali hanno passato la vita sotto i riflettori del mainstream, hanno ruoli pubblici e persino istituzionali.
Ovviamente non sappiamo quale sarà l’esito dell’impresa, ma far sentire alle autorità sioniste il fiato sul collo delle masse popolari e metterle sotto pressione è già un risultato, considerando che è esattamente quello che i governi dei paesi imperialisti si rifiutano di fare.
Per quanto riguarda le denigrazioni degli agenti sionisti che operano in Italia, esse non sono nulla di diverso da quanto gli agenti sionisti hanno fatto fino a oggi. L’unica differenza è che le iniziative di massa di cui sono obbligati a trattare anche i canali mainstream “dividono l’uno in due”. Da una parte fanno emergere gli elementi più reazionari e militanti degli agenti sionisti (che si smascherano ulteriormente agli occhi delle masse popolari), mentre dall’altra inducono gli elementi che avevano vestito, ipocritamente, i panni della “ragionevolezza” al silenzio e all’emarginazione.
In poche parole: indeboliscono l’azione degli agenti sionisti e anche questo è un risultato significativo.
Per quanto riguarda le critiche da sinistra alla Global Sumud Flotilla, esse sono la manifestazione di quanto, ancora, anche fra veri o presunti “intellettuali alternativi” prevalga la sfiducia nella forza della mobilitazione delle masse popolari. Sono manifestazioni di un complottismo patologico per il quale tutto quello che fanno le masse popolari è necessariamente orchestrato dalla classe dominante e porterà, dunque, acqua al suo mulino.
I complottisti patologici di sinistra vedono Soros dietro qualunque cosa, perché hanno in testa Soros anziché l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari, la lotta di classe.
A fronte di ciò, iniziative come la Global Sumud Flotilla contribuiscono a confinare il complottismo patologico all’angolo del dibattito politico che coinvolge le masse popolari e riguarda la loro mobilitazione.
Considerando quanto detto fin qui, affrontiamo ora la questione della dimensione e della portata della mobilitazione popolare attorno alla Global Sumud Flotilla. Ci soffermiamo ovviamente sul nostro paese.
I promotori italiani della Global Sumud Flotilla avevano lanciato l’appello per raccogliere 40 tonnellate di materiale, ma in quattro giorni ne hanno raccolte 260.
La raccolta di sottoscrizioni economiche, che aveva per obiettivo 1,2 milioni di euro a livello internazionale, ha quasi raggiunto i 3 milioni in poche settimane.
Questi numeri sono la manifestazione dell’estensione del sentimento di solidarietà al popolo palestinese fra le masse popolari e dell’esigenza di fare qualcosa di concreto. Il dato politico principale, tuttavia, sta nel fatto che un centro autorevole ha valorizzato questi sentimenti e li ha tradotti in organizzazione. È l’applicazione pratica di un principio universale: quando c’è qualcuno che la organizza e la promuove, la mobilitazione delle masse si sviluppa.
Nel perimetro di questo ragionamento, la seconda questione politica di particolare rilevanza riguarda il fatto che nel gruppo italiano promotore della Global Sumud Flotilla c’è un pezzo di classe operaia. E più precisamente quella che è promotrice della mobilitazione contro la Terza guerra mondiale: i portuali di Genova, il Calp.
La presenza attiva della classe operaia è ciò che dà concretezza, gambe e prospettiva a ogni iniziativa (vedi articolo su ruolo della classe operaia a pag. 9). E a maggior ragione a questa impresa.
E questo perché
– il Calp ha messo al servizio degli obiettivi della Global Sumud Flotilla la propria esperienza e autorevolezza;
– il sindacato a cui afferisce (Usb) ha assunto appieno l’impresa, permettendo anche ad altri settori della classe operaia di partecipare direttamente;
– il ruolo dei portuali di Genova ha alimentato la mobilitazione degli operai degli altri porti, mentre il ruolo di Usb ha spinto anche altre organizzazioni sindacali a mettersi in moto (prima fra tutte la Cgil).
Ma soprattutto perché la classe operaia ha dato a questa impresa quella forza che altrimenti non avrebbe avuto.
Il concetto l’ha spiegato bene Riccardo Rudino, del Calp, dal palco che ha ospitato gli interventi conclusivi della grande manifestazione che ha salutato la partenza della Flotilla da Genova il 30 agosto.
“Voglio che sia chiaro a tutti, veramente a tutti: intorno a metà settembre queste barche arriveranno vicino alla costa di Gaza, vicino alla zona critica. Se noi per soltanto venti minuti perdiamo il contatto con le nostre barche, con le nostre compagne e i nostri compagni, noi blocchiamo tutta l’Europa. Insieme al nostro sindacato Usb, insieme a tutti i lavoratori portuali che ci stanno, insieme a tutta la città di Genova… da questa regione escono 13-14 mila container all’anno per Israele, non esce più un chiodo.
Lanceremo uno sciopero internazionale, bloccheremo le strade, bloccheremo le scuole, bloccheremo tutto, devono tornare indietro le nostre ragazze e i nostri ragazzi senza un graffio e tutta questa merce, che è del popolo e sta andando al popolo, fino all’ultimo cartone deve arrivare dove deve arrivare, altre cose non ci sono da dire”.
Sono sciocche, superficiali e miopi le critiche che arrivano dagli ambienti dei complottisti patologici di sinistra: “se hanno la forza di farlo, perché non lo hanno fatto prima? Sono due anni che va avanti il genocidio…”.
I portuali, in particolare quelli di Genova, sono da anni sulle barricate contro il traffico di armi. Oggi sentono di avere la forza necessaria per fare quelle dichiarazioni perché la forza se la sono costruita nel tempo: con le mobilitazioni, con la solidarietà, facendo fronte alla repressione. E quella forza crescerà tanto più quanto più coscientemente si metteranno a coordinare e a organizzare il resto dei lavoratori di questo paese.
Dallo stesso palco da cui è intervenuto Riccardo Rudino è intervenuta anche la sindaca di Genova Silvia Salis.
Chiariamo subito: siamo perfettamente consapevoli che le parole di un’esponente delle Larghe Intese sono sempre la combinazione di opportunismo, demagogia, tentativi di strumentalizzazione, ecc.
Tuttavia, bisogna proprio avere solo Soros in testa per non registrare le contraddizioni che le parole della sindaca hanno ulteriormente approfondito nelle Larghe Intese e per non riflettere su come usarle ai fini dello sviluppo della mobilitazione delle masse popolari.
“Mi hanno chiesto perché sono qui con la fascia di sindaca. La mia risposta è che non ho una sola ragione per non essere qui con la fascia indosso. I giornalisti mi hanno detto che sono vent’anni che non si vedeva una mobilitazione del genere e io voglio scusarmi a nome della politica che in questo momento rappresento perché non ha risvegliato quest’anima di Genova, di una città che è medaglia d’oro per la Resistenza. Di una città che sa da che parte stare quando è il momento di decidere.
Qualche giorno fa a Sant’Anna di Stazzema mi hanno chiesto di tenere l’orazione civile. Non c’era nessun rappresentante del governo, non ci sono neanche stasera, non siamo minimamente stupiti di questo.
Ma una cosa voglio chiederla al governo. Devono aiutarci, devono seguire questa spedizione, devono fare in modo che le navi raggiungano l’obiettivo e che tornino qua sani e salvi.
Lo chiedo al nostro governo, al nostro Ministro degli Esteri, alla Farnesina, perché segua ogni momento di questa spedizione, perché le persone che si imbarcano con la Global Sumud Flotilla sono oggi i veri “patrioti”.
C’è una parte di questo paese che si è appropriata di parole come patriottismo e nazione. Non sono parole loro. I patrioti sono quelli che si ricordano che questo paese ha un’anima solidale, che si muove perché non esistono dei figli che vengono prima dei nostri figli o dopo i nostri figli.
Dove c’è un bambino che ha fame e non c’è nessuno che sa rispondere, lì non c’è nessun patriottismo. Nascondersi dietro queste parole per non riconoscere la dignità degli altri è una vergogna.
Noi stasera rappresentiamo l’Italia. Ci impegniamo a seguirvi e a difendervi istituzionalmente. Sappiate che Genova è con voi, sappiate che a Genova, in una città Medaglia d’oro per la Resistenza, si aiuta gli altri a resistere.”
Un’ultima considerazione. L’impresa della Global Sumud Flotilla NON sarà risolutiva nella lotta di liberazione del popolo palestinese e chi crede che possa esserlo si illude. Essa è il frutto dell’iniziativa di TUTTI coloro che si sono mobilitati negli ultimi due anni: di quelli che si mobilitano da anni per la causa della liberazione della Palestina, di quelli che sono scesi in piazza dall’8 ottobre 2023 e non hanno più smesso e di quelli che hanno iniziato a farlo solo due mesi fa.
L’impresa della Global Sumud Flotilla è una manifestazione del fatto che la mobilitazione delle masse popolari deve – e vuole – trovare uno sbocco positivo, concreto, efficace. È un’onda della mobilitazione popolare che cresce.
Fare in modo che tutto ciò che essa suscita (slanci di attivismo, sensibilizzazione, ulteriore mobilitazione nel campo delle masse popolari e contraddizioni nel campo delle Larghe Intese) alimenti l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari e la lotta per cacciare il governo Meloni è l’obiettivo che ci poniamo. Perché rovesciare il governo Meloni, impedire che il suo posto sia occupato da un altro governo di guerrafondai e sostenitori dei sionisti e imporre un governo partigiano della pace e della Palestina libera è il più alto contributo che possiamo dare anche alla causa del popolo palestinese.






