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Autunno caldo. Manifestazioni, mobilitazioni e iniziative

Teresa Noce by Teresa Noce
Settembre 9, 2025
in Resistenza n. 9/2025
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Il mese di settembre è costellato di iniziative e mobilitazioni: non esiste settimana in cui non sia prevista una manifestazione di carattere nazionale (o di rilevanza nazionale) che si aggiunge alla miriade di eventi organizzati a livello locale.

Per gli esponenti politici e la società civile ci sono i sommovimenti legati alla campagna elettorale per le regionali (entro il 23 novembre – vedi articolo a pag. 11), ma non solo.

Il 5 e il 6 settembre si svolge l’incontro “L’altra Cernobbio”, organizzato ogni anno come contraltare del Forum Ambrosetti, uno dei raduni “a porte chiuse” della classe dirigente mondiale.

L’altra Cernobbio di quest’anno è dedicata alla mobilitazione contro la Terza guerra mondiale, tema su cui gli organizzatori – tra cui, in primis, la rete Sbilanciamoci che presenta ogni anno lasua Controfinanziaria – hanno argomenti da opporre al governo Meloni, tanto sul piano etico e politico riguardo all’adesione dell’Italia alla corsa al riarmo, quanto su quello economico.

Dello stesso segno l’università estiva di Attac “Fermare l’economia della guerra, riprendersi il futuro”, che si terrà dal 12 al 14 settembre a Cecina.

È utile citare fra le iniziative di dibattito, informazione e approfondimento anche la festa de il Fatto Quotidiano che si svolgerà a Roma dal 9 al 14 settembre. Non è propriamente una mobilitazione, ma testimonia i sommovimenti in corso.

Per quanto riguarda le iniziative promosse dal movimento operaio e popolare il calendario è particolarmente fitto.

Dal 5 al 7 settembre si terrà a Pisa il campeggio del Movimento No Base né a Coltano né altrove.

La mobilitazione prevista invece per l’11 settembre contro il Defence summit di Roma, una sorta di “fiera delle armi e degli armamenti”, è stata revocata perché la pressione del movimento popolare è riuscita a mandare a monte la kermesse dei guerrafondai prima ancora che iniziasse.

Resistenza è in via di stampa a cavallo di un fine settimana particolarmente ricco, il primo del mese: il 6 settembre sono previste un numero imprecisato di manifestazioni in solidarietà al popolo palestinese e la manifestazione nazionale contro lo sgombero del Leoncavallo, a Milano.

Il 13 e il 14 settembre, sempre a Pisa, è prevista l’assemblea nazionale universitaria “Guerra alla guerra nelle Università”.

Il 14 settembre si svolge a Roma un’assemblea nazionale per preparare il corteo nazionale del 4 ottobre in solidarietà alla Resistenza e al popolo palestinese, mentre a Napoli, si tiene l’assemblea di bilancio/rilancio della rete Liberi di lottare.

Il 15 settembre a Trieste si scende in piazza contro le manovre che mirano a trasformare il porto in un crocevia militare sotto il controllo della Nato. La manifestazione si svolge nell’anniversario degli accordi del 1947 che hanno conferito alla città lo status di “territorio libero”.

Dal 15 al 21 settembre sono previste le mobilitazioni territoriali che fanno capo alla campagna di azione globale “per la pace e la giustizia climatica” (in Italia è promossa dalla Rete italiana Pace e Disarmo).

Dal 19 al 21 settembre a Milano si tiene il ciclo di incontri “Tre giorni per la pace”, promossi dal Coordinamento per la Pace.

Il 19 e il 26 settembre sono giornate di mobilitazione in solidarietà dei tre partigiani palestinesi sotto processo a L’Aquila, Anan Yaeesh, Mansour Doghmosh e Ali Irar (con iniziative sia a L’Aquila che nel resto del paese).

Settembre si conclude con tre assemblee: il 21 a Roma quella nazionale organizzata dalla rete A pieno regime contro la guerra, il governo Meloni e la deriva autoritaria; il 26 e il 27 a Genova quella promossa da Usb per un coordinamento internazionale dei lavoratori portuali; il 27 a Roma quella promossa dalla rete Stop Rearm Europe contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo.

Dal 26 al 28 si svolge a Roma anche la seconda parte della nostra Festa nazionale della Riscossa Popolare (vedi articolo a pag. 5).

All’elenco, certamente parziale su riportato, va aggiunta la dilagante mobilitazione legata alla partenza della Global Sumud Flotilla (vedi articolo a pag. 8).

Anche il calendario di ottobre è già denso.

Il 4 ottobre a Roma è previsto il corteo nazionale a sostegno della Resistenza e del popolo palestinese promosso da Giovani Palestinesi in Italia, Unione Democratica Arabo-Palestinese e altre associazioni palestinesi.

L’11 a Firenze c’è il corteo contro la militarizzazione dei territori e delle città e contro la Nato, indetto dal Comitato No Comando Nato né a Firenze né altrove.

Sempre l’11 ottobre, a Bologna, si svolge l’assemblea “Pensare l’Europa oggi: spazi e soggetti delle lotte in tempo di guerra” promossa da Reset Against the War.

Il 12 ottobre si tiene la tradizionale marcia Perugia-Assisi.

Il 14 ottobre è prevista a Udine la manifestazione in occasione della partita Italia-Israele (sempre che la pressione delle masse popolari non riesca a farla revocare prima).

Anche se è ancora da confermare, sembra poi che la Cgil sia intenzionata a organizzare una manifestazione nazionale a Roma per il 25 ottobre contro il riarmo e verso la legge di bilancio. La base della Cgil è in attività da settimane: nei mesi estivi ha animato molte iniziative in solidarietà con il popolo palestinese e il 6 settembre si è svolta una mobilitazione, articolata su tutto il territorio nazionale, a sostegno della Global Sumud Flotilla.

Per novembre si prospetta una giornata di mobilitazione il 4, in occasione della festa delle Forze Armate, contro la propaganda di guerra e il militarismo. L’8 si svolgerà, invece, salvo diversa comunicazione, la manifestazione contro la guerra e l’economia di guerra approvata dall’assemblea svoltasi al campeggio Alta velocità in Val Susa lo scorso luglio.

Sicuramente non è tutto, ma è tanto.

Più che il numero e la portata delle mobilitazioni o la partecipazione ai momenti di dibattito, confronto e approfondimento, il dato politico è che ognuna di queste date pone, apertamente o meno, la questione del governo del paese e, più in generale, la questione del tipo di società che bisogna costruire per liberarsi dalla spirale della guerra: la guerra esterna e la guerra interna, che ogni governo borghese combatte contro le masse popolari in ogni paese imperialista.

Ognuna di queste mobilitazioni parla della rottura politica necessaria. Non è affatto una forzatura: è la sintesi e lo sbocco unitario di ogni ragionamento, rivendicazione, aspirazione, progetto di alternativa. Perché senza puntare al governo del paese, ogni lotta otterrà l’effetto opposto: alimenterà disfattismo e rassegnazione perché non bastano le buone idee e le proteste per cambiare il corso delle cose.

C’è un altro aspetto. Sarà un autunno caldo anche perché i settori delle masse popolari che si stanno già mobilitando, quelli che si accingono a farlo, quelli che sono inquieti per il corso disastroso delle cose sono ampi e diversi.

Trattiamo spesso su Resistenza del fatto che è inquieta la base che rimane al Pd, è inquieta la base del M5s, sono inquiete le masse popolari che hanno come riferimento la Chiesa (vedi articolo pag. 12), così come è inquieta una larga fetta di lavoratori e pensionati.

Qual è la sintesi? Indipendentemente dal fatto che ne sia consapevole o meno, la parte inquieta delle masse popolari, quella che si mobiliterà e quella che già oggi scende in piazza, ha l’esigenza di una rottura politica che rovesci il sistema delle Larghe Intese e apra una fase nuova, quella segnata dall’esistenza e dall’opera di un governo di emergenza popolare.

Riprendiamo qui un discorso fatto nell’Editoriale: in questo contesto sta a noi comunisti porsi le domande giuste e darsi le risposte giuste.

La prima e principale è: quali obiettivi dobbiamo porci nel contesto delle mobilitazioni dell’autunno caldo? La risposta sembra scontata, ma non lo è.

Miopia politica e opportunismo inducono a rispondere che l’obiettivo è svolgere un lavoro di massa abbastanza articolato da accumulare forze per la nostra organizzazione, per diventare tanti, per raccogliere nelle nostre file chi è spaventato dal corso delle cose, chi vuole darsi da fare.

Attenzione, la risposta non è sbagliata, ma se la consideriamo come unica risposta è miope e opportunista.

La questione è che dobbiamo fare un lavoro di massa tale da da portare ognuna di queste mobilitazioni a fare dei passi avanti, a convergere verso uno sbocco politico unitario: la lotta per imporre un governo di emergenza popolare.

Questo significa anche combattere fra le nostre file il settarismo e l’approssimazione. Occorre partecipare alle proteste “dure”, ma anche alle fiaccolate; posizionarsi nei cordoni che fronteggiano la celere, ma anche dietro il prete che guida la marcia per la pace. Bisogna valorizzare gli attivisti del Pd e dei suoi cespugli; sostenere i picchetti e i sabotaggi, ma anche partecipare alle discussioni sul pacifismo. E, soprattutto, occorre cercare sempre la strada e il modo per far valere in ogni contesto la forza dell’organizzazione e della mobilitazione della classe operaia, indipendentemente da quale sia l’organizzazione sindacale che la rappresenta in questo o quel contesto specifico.

Dobbiamo conquistare posizioni per sviluppare la mobilitazione rivoluzionaria. Non siano affezionati né ai modi e ai contenuti dei pompieri della lotta popolare, né ai modi e ai contenuti degli incendiari che non hanno una prospettiva concreta.

Abbiamo un piano da realizzare e l’adesione a quel piano è la migliore garanzia di autonomia e indipendenza dalla classe dominante, dal Vaticano e dai partiti delle Larghe Intese; possiamo (dobbiamo) avere a che fare con chiunque può contribuire a realizzarlo.

Questo è il contenuto del nostro autunno caldo.

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Tags: MovimentiPolitica
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