Il 20 agosto si sono svolti a San Giuliano Terme (PI) i funerali di Marah Abu Zuhri, ventenne palestinese, giunta in Italia da Gaza tramite un volo dell’aeronautica militare per ricevere cure mediche e deceduta all’ospedale Santa Chiara di Pisa il 15 agosto.
Marah è morta di fame. È una vittima del genocidio contro il popolo palestinese, aggravato dall’assedio di Gaza per mano delle Forze di Difesa di Israele (Idf).
Questa è la realtà, nonostante le macchinazioni faziose della propaganda israeliana che, per bocca del Coordinatore delle attività governative nei territori (Cogat – l’ente governativo israeliano che “gestisce” l’apartheid a Gaza e in Cisgiordania), ha accusato i medici di Pisa di aver falsificato i certificati della giovane.
Il governo israeliano ha diffuso un falso certificato medico che parlava di una presunta leucemia; come dichiarato anche dal sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, “un documento costruito per cancellare la verità, per insinuare il dubbio, per coprire le responsabilità. Ma i medici dell’ospedale di Pisa hanno smentito con chiarezza: Marah non era malata di leucemia. Marah è morta per i segni lasciati dall’assedio, dalla fame, dalla violenza”.
Nei giorni successivi, il ministero degli affari esteri israeliano ha continuato la campagna per “rivelare la verità” sulle condizioni umanitarie dei palestinesi assoldando una decina di influencer, rigorosamente israeliani e americani, con centinaia di migliaia di follower su Instagram, Facebook e TikTok, per testimoniare che non è vero che non vengono forniti aiuti umanitari e che a Gaza si muore anche di fame.
Il governo Meloni è pienamente complice di quanto sta accadendo, basti pensare che, come dichiarato dal Coeweb (sistema informativo online dedicato alle statistiche del commercio con l’estero), solo nel 2024 l’Italia ha esportato in Israele armi e munizioni per circa 5,8 milioni di euro, e ancora tra gennaio e febbraio di quest’anno sono partiti sistemi d’arma e tecnologie militari dirette a Tel Aviv per oltre 128 mila euro, di cui solo 47.249 rilevati dall’Istat. Di contro, sono solo 180 i bambini accolti negli ospedali italiani e ricevuti in pompa magna dai vari ministri.
Questa vicenda rende ancora una volta evidente che è necessario smascherare e cacciare gli agenti sionisti che occupano il nostro paese e infestano le istituzioni politiche, culturali, enti privati e pubblici a tutti i livelli. La lotta contro il sionismo deve essere imbracciata da tutti coloro che si dichiarano solidali con il popolo palestinese, a partire dalle istituzioni locali che erano presenti ai funerali di Marah.
La cerimonia funebre e la fiaccolata organizzata dall’amministrazione comunale di San Giuliano Terme non sono state solo una dimostrazione di cordoglio e solidarietà: in molti hanno colto l’occasione per chiedere alle istituzioni di farsi promotrici di azioni concrete. Già diversi sindaci e figure istituzionali si sono, in qualche misura, schierati con la Palestina, attraverso l’approvazione di mozioni e il patrocinio di iniziative solidali. Ora sono chiamati a fare altri passi concreti, come:
– interrompere immediatamente ogni rapporto diplomatico, politico, culturale, scolastico e sportivo con omologhe istituzioni israeliane;
– abolire ogni sgravio fiscale e misura economica di favore alle aziende che operano sul territorio comunale e che fanno affari con quelle sioniste (produzione di tecnologie militari, ma anche “dual use”, tipo telecamere e altri congegni atti allo spionaggio), con controlli serrati e rigorosi in materia di sicurezza e di tutela della salute e sanzioni adeguate in caso di difformità;
– allertare e mobilitare i vigili urbani per segnalare la presenza sul nostro territorio di militari e altri criminali di guerra sionisti indicati dalla Corte penale internazionale (Cpi – istituita per perseguire crimini contro l’umanità come il genocidio) in modo da provvedere al loro fermo immediato;
– sostenere e promuovere il boicottaggio di tutti i prodotti delle aziende israeliane e di quelle che hanno rapporti con Israele. Lorenzo Falchi, ex sindaco di Sesto Fiorentino e attuale candidato al consiglio regionale (a sostegno del Pd e di Eugenio Giani), ha avuto il merito di essere il primo sindaco ad avviare un boicottaggio sistematico dei farmaci Teva.
Sono misure concrete che un’istituzione può prendere per uscire dall’ipocrisia e non rendersi complice dello Stato illegittimo e criminale di Israele.






