Nei mesi estivi la lotta di classe non si è fermata, al contrario: è avanzata a grandi passi la guerra che la classe dominante promuove sia sul fronte esterno sia su quello interno, ma anche la mobilitazione delle masse popolari è cresciuta e si è sviluppata. Questo è un aspetto decisivo, perché è solo dal movimento organizzato delle masse popolari che può emergere la soluzione all’attuale disastroso corso delle cose.
In questo quadro la mobilitazione degli studenti è di grande importanza, perché raccoglie la maggior parte dei giovani delle masse popolari determinati a organizzarsi e a lottare. Negli scorsi due anni gli studenti sono stati protagonisti di importanti esperienze. In particolare con l’Intifada studentesca, le accampate e le occupazioni delle università, gli studenti erano diventati un punto di riferimento rispetto alla mobilitazione contro il genocidio in Palestina.
La mobilitazione degli studenti può tornare a essere quel punto di riferimento.
Serve però mettere bene a fuoco una questione: l’Intifada studentesca era riuscita ad assumere quel ruolo perché in quell’occasione le varie componenti del movimento avevano messo da parte contrasti e differenze per unirsi attorno all’obiettivo comune. Per sviluppare la mobilitazione un aspetto centrale è, quindi, superare lo spirito di concorrenza, la logica dell’orticello e mettere al centro la lotta di classe. Bisogna contrastare la tendenza ad anteporre la propria organizzazione e sé stessi alla causa comune, a mettere al centro la conquista di iscritti, di spazi, agibilità e di un ruolo per la propria parte a scapito dello sviluppo della mobilitazione delle masse popolari. Bisogna smettere di concepire i collettivi e le aree politiche come tribù in lotta tra loro invece che come parti di un fronte comune.
Quelle suddette sono concezioni che alimentano la contrapposizione al posto dell’unità, minano la credibilità del movimento agli occhi degli altri studenti e delle masse popolari e, in definitiva, impediscono lo sviluppo di un movimento popolare all’altezza della situazione. Le organizzazioni, le aree politiche e i collettivi devono essere in funzione della lotta di classe, non il contrario.
Per sviluppare una mobilitazione all’altezza della situazione, per fare della stagione a venire un “autunno caldo”, serve quindi anzitutto dare battaglia per superare il settarismo, mettere al centro la lotta di classe e sviluppare l’unità attorno agli obiettivi che ci accomunano, promuovendo il dibattito, la critica, e cominciando a praticare l’unità d’azione e la solidarietà di classe. Non solo tra organizzazioni di studenti, ma anche con i lavoratori delle scuole e gli insegnanti – che si stanno organizzando sempre più spesso in gruppi contro la guerra – e con tutti gli altri organismi operai e popolari che si muovono fuori dalle scuole. Fino a tessere una rete che copre tutto il paese e comincia a muoversi in maniera unitaria.
L’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole, ad esempio, ha prodotto un nuovo documento da presentare nei collegi docenti titolato “Noi siamo insegnanti pacefondai”.
Ci sono già degli appuntamenti a calendario, ognuno di essi è un’opportunità per farlo:
– 4 ottobre, mobilitazione nazionale per la Palestina indetta da Giovani Palestinesi d’Italia, Unione Democratica Arabo-Palestinese e altre associazioni palestinesi;
-18 ottobre, mobilitazione nazionale contro il ministro Valditara convocata dalla Flc Cgil, Rete degli studenti, Unione degli studenti e altre diciannove sigle;
– 14 novembre, sciopero studentesco nazionale promosso dall’Unione degli studenti.






