La notizia è che i comitati No ponte, che si oppongono al progetto di costruzione del ponte sullo Stretto, hanno portato in piazza a Messina, il 9 agosto, 10 mila persone, con l’adesione di almeno ottanta sigle e associazioni.
La parola d’ordine della manifestazione era “Vogliamo l’acqua, non la guerra”, in riferimento alle recenti dichiarazioni sulla presunta “emergenzialità” e “necessità a fini bellici” dell’opera, contrapposta a un contesto in cui circa metà dell’acqua che passa dalla rete idrica siciliana va persa.
Citando i No ponte: “in tutta la Sicilia, Messina inclusa, le crisi idriche sono all’ordine del giorno. Nonostante ciò, i soli lavori di costruzione del ponte ruberebbero 5 milioni di litri di acqua al giorno, pari al 20% del fabbisogno idrico di Messina”.
Un risultato che conferma il radicamento e il supporto popolare a questa lotta, che continua dopo la riesumazione del progetto da parte di Salvini e la recente approvazione del governo Meloni.
La notizia è questa, perché per il resto si tratta esclusivamente di fantasiose chiacchiere utilizzate come diversione e propaganda da parte del governo su un progetto irrealizzabile, ma utile a soddisfare (che lo si faccia o meno) appetiti speculativi.
Da un lato, le chiacchiere, sono parte delle operazioni diversive che il governo mette costantemente in campo per celare le sue difficoltà, le sue divisioni interne, la sua immobilità e la mancanza di risultati anche rispetto alle sue promesse elettorali più becere e reazionarie. Dall’altro, sono utili a garantire il drenaggio di soldi pubblici che verranno comunque intascati da quanti speculano su un progetto che non ha basi concrete e serie per essere realizzato.
La spesa prevista, qualora l’opera fosse realizzata, è di 14 miliardi: una cifra folle che, al di là delle chiacchiere, il governo non sa dove recuperare.
Rilanciare il progetto sul ponte è un regalo che Salvini fa ai suoi padrini afferenti alle organizzazioni criminali. Ad agosto il progetto ha ricevuto il via liberta da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) ed è oggi in attesa del pronunciamento della Corte dei Conti che, in ogni caso, non è vincolante.
Un progetto che, dicono i No ponte, non si realizzerà mai, perché non è altro che una “mangiatoia” speculativa.
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Dalla pagina Facebook “No ponte”, 23 agosto 2025:
“La Corte potrà solo segnalare irregolarità, senza alcun potere di bocciatura, e Salvini lo utilizzerà [il pronunciamento, ndr] come ulteriore passerella mediatica per alimentare l’illusione di un’opera che vive soltanto nei titoli dei giornali e nei sogni di qualche comitato d’affari. (…) Il ponte resta quindi un imbroglio buono solo a drenare miliardi dalle casse pubbliche verso costruttori e cricche politiche. Persino gli stessi progettisti e i massimi esperti che hanno guidato i comitati scientifici, come Remo Calzona, hanno ribadito che l’opera è tecnicamente irrealizzabile: i parametri sismici e ambientali dello Stretto la rendono impossibile, i materiali necessari non esistono. Eppure il governo insiste con le favole, rinvia le verifiche, cambia le commissioni e arriva perfino a dichiarare il ponte “opera di emergenza” e “necessaria a fini bellici”, nel tentativo di mantenere in piedi una macchina propagandistica senza credibilità. (…) Mentre la politica si esercita in annunci in pompa magna, la realtà è che in oltre cinquant’anni sono già stati bruciati 650 milioni di euro per mantenere in vita una società inutile e pagare stipendi d’oro e pubbliche relazioni, senza un solo metro di infrastruttura. È lo stesso meccanismo delle grandi opere in tutta Italia: miliardi divorati da finanza e clientele mentre scuole, ospedali e trasporti locali crollano. Per questo ribadiamo con forza che non accetteremo mai questo scempio. Non ci fermeranno né il decreto sicurezza, che prova a trasformare in problema di ordine pubblico il legittimo dissenso popolare, né gli interessi miliardari di chi difende un progetto irrealizzabile. Continueremo a opporci, a informare e a mobilitare, perché il ponte non si farà mai e perché Sicilia e Calabria meritano ben altro: lavoro vero, servizi pubblici, giustizia sociale e ambientale.
Il ponte non è progresso, è saccheggio. No al ponte!”






