Marco Lenzoni è un nostro compagno e un delegato Usb della sanità.
“Ci hanno portati in questura e mi hanno denunciato per interruzione di pubblico servizio, mio figlio di 10 anni portato in questura perché avevamo un biglietto valido, ma per un treno che partiva mezz’ora dopo il nostro”.
Inizia così il suo racconto, su Facebook, di quanto successo alla stazione di Reggio Emilia a metà maggio.
La vicenda è conosciuta, ha fatto letteralmente “il giro del web” e delle cronache, e rientra a pieno titolo fra i tanti esempi di degrado in cui è finito il paese. Ci sono mille situazioni simili che rimangono sconosciute all’opinione pubblica solo perché chi le subisce non ha gli strumenti, la prontezza o il coraggio di denunciarle.
Marco e la sua famiglia li hanno avuti e ricevono la solidarietà di molte persone comuni, esponenti istituzionali e organizzazioni politiche.
Di fronte ai soprusi e agli abusi, grandi o piccoli che siano, bisogna denunciare pubblicamente. Non solo perché nessuno deve essere lasciato solo, ma anche perché ogni denuncia è una picconata alla narrazione distorta di chi cerca di raccontare che in Italia “sta andando tutto bene”. Non va affatto tutto bene.
La situazione denunciata da Marco è uno dei frutti della privatizzazione e aziendalizzazione dei servizi pubblici. Succede nella sanità, nella scuola e nei trasporti: quando un servizio diventa merce da cui trarre profitto decade il servizio e quello che era fino a poco tempo prima un diritto diventa un privilegio per chi se lo può comprare.
È quello che denunciano i lavoratori dei trasporti con le numerose mobilitazioni di cui sono stati e sono protagonisti (quando vi imbattete nei “disagi” per uno sciopero nelle ferrovie quella è la dimostrazione che i lavoratori delle ferrovie stanno lottando per i loro e per i vostri e nostri diritti) ed è quello che denunciano i passeggeri ogni volta che i treni dei pendolari vengono soppressi, ogni volta che i treni a lunga percorrenza vengono “sequestrati” e le masse popolari sono trattate come pacchi o come bestiame.
Deve far riflettere, poi, che Marco ed Emanuela siano stati denunciati per aver “bloccato un treno” quando Salvini, il ministro dei disastri ferroviari, continua a manomettere i trasporti pubblici e a essere pagato per farlo.
Incidenti, black out, isolamento di interi tratti della rete ferroviaria, ritardi, disservizi sono i risultati del ministro dei trasporti Salvini, inanellati uno dietro l’altro, continuamente, in mezzo a un numero imprecisato di iniziative antisciopero (non si contano più i tentativi di precettazione dei lavoratori), dichiarazioni roboanti prive di contenuto e figure barbine (come quando ha cercato di dare la responsabilità del suo operato a fantomatici “sabotaggi”).
Se oggi in tutta Italia si parla del caso della famiglia Lenzoni è perché la famiglia Lenzoni non si è fatta nessuna remora a chiedere pubblicamente solidarietà e ad attivare tutti i canali che è riuscita a raggiungere.
È stata fatta un’interrogazione parlamentare (dal deputato del M5s Ricciardi) e persino Salvini ha dovuto manifestare la disponibilità a incontrare la famiglia (e i rappresentati di Trenitalia…).
Nel momento in cui scriviamo non sappiamo se l’incontro ci sarà davvero, rimane il fatto che creare una questione di ordine pubblico, cioè una questione politica nazionale, è una questione di concezione e di volontà. Anche una vicenda apparentemente “marginale”, che si svolge in una città di provincia, può diventare strumento di mobilitazione, se si è disposti a non tollerare abusi, soprusi e arbitrii e a fare appello alla solidarietà delle masse popolari.






