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Intervista a Extinction Rebellion. Alzare la voce nonostante denunce e fogli di via

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 30, 2025
in Resistenza n. 6/2025
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Il 26 aprile è stato srotolato un grande striscione al Colosseo con un’altra citazione di Bergoglio “Disarmate la terra”. Il 27 lo striscione “Difendere la terra e non i confini” è stato srotolato da ponte Vittorio Emanuele II, a due passi da San Pietro.
Il 28 aprile gli attivisti si sono radunati all’ingresso del Ministero della Difesa per fermare “le politiche ecocide e genocide del governo” e hanno allestito un piccolo “carnevale” di personaggi delle favole (Pinocchio, Biancaneve, il Bianconiglio e la Sirenetta) a reggere lo striscione “Il Governo delle favole: la pace col riarmo e il clima con il gas”.
Il 29 aprile è stata la volta della sede di Leonardo: un presidio ha bloccato gli ingressi e gli spazi esterni per denunciare che Leonardo e il governo “hanno le mani sporche di sangue”. Alcuni ragazzi si sono incatenati l’uno all’altro alla cancellata, altri sono saliti sulle colonne e le inferriate. Fra gli altri, sono stati esposti striscioni e cartelli con scritto “Leonardo complice”, “Partigiane per il clima, non per le vostre guerre. Sabotare la guerra non è reato”. Dopo due ore è intervenuta la polizia che ha sgomberato il presidio con la forza.
Il 30 aprile la mobilitazione si è spostata sotto il Ministero della Giustizia per denunciare la stretta repressiva del Decreto sicurezza appena entrato in vigore. Anche in questo caso la polizia è intervenuta con la forza, portando via di peso i manifestanti.
Dal 25 Aprile al Primo Maggio, Extinction Rebellion ha organizzato a Roma la “Settimana rumorosa”, un ciclo di iniziative di lotta contro la guerra, la devastazione ambientale, le speculazioni e il decreto sicurezza.
Ne abbiamo parlato con una compagna che ha partecipato, occasione anche per conoscere il modo con cui si rapportano alla repressione e formano gli attivisti per prevenirla.

Com’è nata l’idea della “Primavera rumorosa” a Roma?
La “Primavera rumorosa” voleva essere il culmine di una mobilitazione durata un anno e mezzo, fatta di cicli di campagne sia a livello nazionale che locale. È stata pensata anche per invitare alla partecipazione altre realtà e organizzazioni che condividono le nostre lotte anche con altre modalità, per cercare di essere veramente in tanti. Questo perché vogliamo riprendere l’esempio di quando è nato Extinction Rebellion- UK che nel 2019 ha mobilitato migliaia di persone a Londra, bloccando la città attraverso varie azioni di disobbedienza civile di massa, riuscendo a costringere il parlamento inglese a dichiarare lo stato d’emergenza climatica, primo paese al mondo a farlo. Più recentemente (ottobre 2023, ndr), in Olanda, dopo tre settimane di mobilitazione con blocchi stradali e cortei ogni giorno, sono riusciti a costringere il governo a prendere posizione contro l’estrazione dei combustibili fossili sul territorio nazionale. Con questa campagna si è provato a fare una cosa simile anche in Italia.

Come vi siete preparati per fare fronte alla repressione? L’avete messa in conto e vi siete organizzati per affrontarla?
Assolutamente sì. Abbiamo un gruppo legale che è costantemente in contatto con le nostre avvocate che, per fortuna, sono tante e credono nel diritto di protesta; diverse vengono dall’esperienza del G8 di Genova.
Rispetto alla “Primavera rumorosa” la difficoltà principale è stata che tantissime persone che hanno partecipato avevano il foglio di via dalla città dall’ultima manifestazione nazionale che abbiamo organizzato lì a novembre 2024.
Io, per esempio, ce l’avevo di sei mesi e fino al 6 aprile era ancora valido. Anche rispetto a come siamo stati trattati in questura le ultime volte, come movimento abbiamo deciso di sviluppare delle nuove strategie. Quindi abbiamo tenuto dei momenti di bilancio rispetto a queste due questioni anche insieme alle nostre avvocate.
Si è stabilita una nuova prassi: ogni persona che decide di partecipare alle azioni riceve una formazione apposita rispetto alle possibili conseguenze legali e su come farvi fronte successivamente.
In questo modo le persone sono più consapevoli e possono decidere che cosa fare durante la campagna in base alle proprie disponibilità. Quindi, avendo il sostegno delle compagne del team legale, io me la sono sentita di violare il foglio di via a “cuor leggero”.
Vorrei aprire un inciso sull’illegittimità dei fogli di via. I fogli di via sono una misura antimafia, non sono pensati per reprimere il dissenso, per giunta di manifestanti che usano la disobbedienza civile non violenta! Li usano con noi perché sanno che contestarli significa occupare tempo ed energie. Tuttavia, a lungo andare, i fogli di via si stanno dimostrando inefficaci contro la nostra mobilitazione, perché ogni volta che sono stati impugnati il tribunale li ha annullati.

Organizzate iniziative per la raccolta fondi per le spese legali?
Si, facciamo anche questo. Abbiamo appena avviato una campagna che si chiama “adotta un attivista”.
E vediamo che su questo c’è una risposta positiva da parte della gente, riceviamo molto supporto.

Torniamo alla “Primavera rumorosa”. Come avete cercato adesioni alla vostra campagna? Come avete cercato di coinvolgere non solo singoli, ma anche organismi, associazioni e movimenti?
Abbiamo un gruppo nazionale “comunicazione e media” che è fortissimo. Ha fatto un sacco di locandine, ha coinvolto artisti, disegnatori, fumettisti, ecc.
Ogni gruppo locale si è mosso sul proprio territorio per contattare le realtà ideologicamente vicine, contatti singoli, ecc. Abbiamo fatto tante presentazioni, andando noi fisicamente in altri posti; abbiamo invitato rappresentanti di altre realtà a venire da noi a vedere come facciamo le cose e conoscerci.
Abbiamo parlato alle radio, rilasciato interviste, abbiamo cercato di muoverci in tutti i modi che conoscevamo. Abbiamo visto che la cosa che funziona di più è la conoscenza personale.
Durante la “Primavera rumorosa” ci siamo accorti che non è patrimonio di tutti la mappatura delle realtà di movimento di Milano, ad esempio, e abbiamo cominciato questo lavoro, che stiamo portando avanti e che spero venga raccolto anche da altri gruppi locali. Stiamo stilando una lista di contatti di realtà amiche, con cui vogliamo cercare di mantenere i legami, anche partecipando alle loro iniziative e invitandoli più spesso alle nostre. Perché la lotta è una e le modalità sono molteplici.

Qual è il bilancio che fate della Primavera rumorosa?
Avevamo diversi obiettivi. A livello di mobilitazione siamo molto contenti, perché abbiamo portato tanta gente a Roma, anche gente che veniva con noi per la prima volta. Siamo riusciti a farci conoscere da tante persone e da tante realtà.
Ci sono stati degli imprevisti, come la morte del Papa, che ha reso tutto più difficile.
Il 26 aprile avevamo in programma un’azione gigantesca e quindi la maggior parte delle persone che potevano stare per poco tempo a Roma si erano organizzate per venire quel giorno, ma per il funerale del Papa abbiamo dovuto rivedere tutta la strategia: non aveva più senso fare una cosa così grande. Siamo riusciti comunque a mettere in atto un processo orizzontale di decisione per stabilire cosa fare e abbiamo organizzato un’altra azione, lo stesso giorno, su scala molto minore e usando le parole del Papa; rimanendo nel tema e non mancando di rispetto ai funerali, cosa che in tanti non avrebbero apprezzato.
L’azione che è andata meglio a livello mediatico è stata quella dell’unicorno (il 28 aprile davanti al Ministero della Difesa, ndr). Tante persone ci chiedono: “Ma perché dovete fare tutti questi orpelli, perché non andate a protestare e basta?”. Noi rispondiamo che viviamo in un paese in cui ci sono un sacco di manifestazioni tutti i giorni e che riuscire a stupire ed emozionare in maniera ironica è una cosa che riesce a bucare un po’ il muro dell’indifferenza. L’unicorno gigante con la criniera fucsia glitterata con sopra Giorgia Meloni, usato per parlare del governo delle favole – in maniera chiaramente ironica – e sottolinearne l’ipocrisia è una cosa che invece è passata e anche molto.
L’azione alla Leonardo è stata un grandissimo successo per noi, perché abbiamo fatto esattamente quello che volevamo fare. Siamo rimaste lì per tante ore, fino all’orario di chiusura, e poi ce ne siamo andate sulle nostre gambe perché siamo riuscite a trattare con la polizia che non ci portasse in questura.
Ciò anche grazie al fatto che avevamo delle persone arrampicate su alcuni alberi che le forze dell’ordine non erano in grado di raggiungere con la scala mobile: questo ci ha dato un potere contrattuale notevole.
A ogni modo, per noi ogni iniziativa, da quella più riuscita a quella meno riuscita, è oggetto di bilancio per fare meglio le prossime volte.

Ultima domanda, avete iniziative, o meglio campagne locali, in cantiere per il prossimo periodo?
Allora, a causa della repressione dobbiamo sempre mantenere un certo margine di riservatezza, non possiamo annunciarle con largo anticipo: siamo sempre sul filo del rasoio fra ciò che viene considerato legale e ciò che viene considerato illegale e la Digos cerca di reprimere sul nascere le iniziative, prima che riusciamo a farle.
La “Primavera rumorosa” è stata un tentativo di fare qualcosa di diverso, per cui abbiamo annunciato un “quando” e un “dove” abbastanza approssimativi, anche perché la città di Roma è enorme. Ma soltanto alle persone veramente interessate abbiamo potuto dare dettagli e lo abbiamo fatto di persona. Quindi, se siete interessati a partecipare, venite a conoscerci e quando ci fideremo gli uni degli altri potremo fare delle cose bellissime insieme!

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Tags: Movimenti
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