L’udienza del 21 maggio, individuata come una delle principali, è stata rinviata perché il perito non è riuscito a concludere la traduzione di alcuni documenti e i testimoni non sono stati neppure convocati. Il percorso del processo è stato quindi aggiornato: le prossime udienze sono fissate per il 18, 25, 26 e 27 giugno e 9 luglio. Il 10 luglio è prevista la sentenza.
Il presidio del 21 maggio fuori dal tribunale è stato preceduto da una serie di iniziative di solidarietà che si sono dispiegate in tutta Italia, a dimostrazione che il movimento si sta allargando. Bisogna estenderlo, fargli compiere un salto affinché l’opinione pubblica punti i riflettori sul Tribunale dell’Aquila.
Bisogna certamente proseguire con le iniziative che denunciano l’operato delle autorità italiane e la loro sottomissione allo Stato terrorista di Israele; bisogna coinvolgere parti crescenti di masse popolari, a partire da quelle che sono già organizzate nella miriade di organismi operai e popolari; bisogna chiamare a schierarsi gli elementi della società civile, gli esponenti delle amministrazioni locali e della sinistra borghese. Il processo ai tre partigiani palestinesi è uno degli ambiti in cui promuovere su ampia scala il loro schieramento, come scriviamo nell’Editoriale:
“chiamarli in causa, sollecitarli, chiedere loro di attivarsi, spingerli a prendere posizione e a promuovere iniziative favorevoli agli interessi delle masse popolari, mettere al servizio della mobilitazione i mezzi e le risorse che hanno a disposizione, spingerli a sostenere e affiancare gli organismi operai e popolari nelle relazioni – qualunque tipo di relazione – con le autorità e le istituzioni borghesi.
(…) I più collusi con la classe dominante, i più codardi e opportunisti saranno surclassati e sostituiti da altri, quelli più disponibili a mettersi al servizio del cambiamento politico di cui c’è bisogno e che solo un grande movimento popolare di massa può imporre”.



















