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Solidarietà a Marco Lenzoni e alla sua famiglia

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 17, 2025
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Dietro la maschera della legalità e del rispetto delle regole si nasconde il presupposto degli abusi contro le masse popolari

Marco Lenzoni è un nostro compagno, delegato Usb della sanità in Toscana. Quello che il 16 maggio ha raccontato attraverso un post su Facebook è una rappresentazione del degrado raggiunto dal nostro paese. Un degrado che lui conosce bene, da lavoratore nella sanità pubblica, e contro il quale si è sempre battuto.
“Ci hanno portati in questura e mi hanno denunciato per interruzione di pubblico servizio, mio figlio 10 anni portato in questura perché aveva un biglietto valido ma per un treno che partiva mezz’ora dopo il nostro.
Per fare delle visite all’ospedale Sant’Orsola di Bologna siamo stati due giorni nella città emiliana, 300 Euro per fare visite ed esami per i quali in Toscana avremmo dovuto aspettare 8 mesi.
Al momento della partenza abbiamo provato a fare il biglietto, avevamo 39 persone davanti, le apposite biglietterie automatiche erano prese d’assalto da centinaia di persone, stavamo per perdere il treno, “fortunatamente” però il treno veniva annunciato con 20 minuti di ritardo e grazie alla gentilezza di due turiste campane che ci hanno fatto passare siamo riusciti ad arrivare in tempo alla biglietteria automatica.
Purtroppo la macchinetta essendo il nostro treno in ritardo, non ci faceva fare il biglietto, il treno per il computer risultava già partito, abbiamo chiesto alla vicina responsabile di Trenitalia che gentilissima ci ha detto di fare il biglietto per il treno seguente e di usare quello facendolo presente al capotreno.
Il treno affollatissimo è partito, il capotreno non si vedeva ma a un certo punto si è visto un signore con una pettorina rossa che voleva vedere i biglietti, sulla pettorina c’era scritto “servizio clienti”.
Gli abbiamo spiegato la situazione ma niente, l’ardito del servizio clienti voleva buttarci fuori dal treno, gli ho spiegato che non poteva farlo, soprattutto perché mio figlio per dei problemi metabolici ha riconosciuta una invalidità al 100%, fortunatamente sta molto bene grazie alle cure e alle attenzioni ma per la legge italiana è portatore di una disabilità grave.
Quando gli ho spiegato che dovevamo rientrare in tempo a casa per l’assunzione di terapie l’ardito ha chiamato la Polizia che arrivata in forze alla stazione di Reggio Emilia ha portato in questura mio figlio, mia moglie e me per redarre un verbale di denuncia per interruzione di pubblico servizio.
Quindi ricapitolando, nell’Italia dei delinquenti e degli assassini a piede libero (dicono non ci sono abbastanza organico nelle forze dell’ordine) un treno carico di centinaia di persone viene fermato un’ora in una stazione e tre poliziotti vengono impegnati per due ore allo scopo di buttare fuori da un treno un bambino disabile e i suoi genitori perché i biglietti sono quelli del treno dopo.
Mi hanno denunciato per interruzione di pubblico servizio, quindi andrò a processo e rischio 7 anni di carcere.
Domani farò una bella denuncia e fino a quando non avrò giustizia non ci sarà pace per nessuno. PROMESSO”.

Marco e la sua famiglia si sono trovati in una situazione che, giustamente, scandalizza e lascia increduli, ma non è affatto isolata. Ci sono cento, mille, dieci mila situazioni simili che rimangono sconosciute all’opinione pubblica solo perché chi le subisce non ha gli strumenti, la prontezza o il coraggio per denunciarle. Marco e la sua famiglia li hanno avuti e ricevono il sostengo, la vicinanza e la solidarietà di molte persone comuni, di esponenti istituzionali e di organizzazioni politiche.
Ci associamo a questa solidarietà e portiamo la denuncia di Marco come un esempio. Di fronte ai soprusi e agli abusi, grandi o piccoli che siano, bisogna denunciare pubblicamente. Non solo perché nessuno deve essere lasciato solo, ma anche perché ogni denuncia è una picconata alla narrazione distorta di chi cerca di raccontare che “sta andando tutto bene”. Non va affatto tutto bene.
La situazione denunciata da Marco è uno dei frutti della privatizzazione e aziendalizzazione dei servizi pubblici. Succede nella sanità, nella scuola e nei trasporti: quando un servizio diventa merce da cui trarre profitto decade il servizio e quello che era fino a poco tempo prima un diritto diventa un privilegio per chi se lo può comprare.
È quello che denunciano i lavoratori dei trasporti con le numerose mobilitazioni di cui sono stati e sono protagonisti (quando vi imbattete nei “disagi” per uno sciopero nelle ferrovie quella è la dimostrazione che i lavoratori delle ferrovie stanno lottando per i loro e per i vostri e nostri diritti) ed è quello che denunciano i passeggeri ogni volta che i treni dei pendolari vengono soppressi, ogni volta che i treni a lunga percorrenza vengono “sequestrati”, ogni volta che le masse popolari sono trattate come pacchi o come bestiame.
Poi emerge la questione della legalità e del “rispetto delle regole”. In un paese in cui a un treno ad alta velocità viene permessa una fermata in una stazione non prevista per rispondere ai porci comodi di un ministro, una famiglia comune viene abusata e denunciata perché il biglietto esibito è valido per il treno successivo, ma non per quello su cui sta viaggiando. È una piccola, ma efficace, dimostrazione di cosa significa concretamente che le leggi e le regole che vengono imposte alle masse popolari non valgono per la classe dominante. Marco ed Emanuela sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio, il ministro Lollobrigida ha pure spinto i vertici di Trenitalia a inventare una versione ad hoc per giustificare il privilegio di cui ha goduto.
In ultimo, inevitabilmente, deve far riflettere che Marco ed Emanuela siano stati denunciati per aver “bloccato un treno” quando Salvini, il ministro dei disastri ferroviari, continua a manomettere i trasporti pubblici e a essere pagato per farlo.
Incidenti, black out, isolamento di interi tratti della rete ferroviaria, ritardi, disservizi sono i risultati del ministro dei trasporti Salvini, inanellati uno dietro l’altro, continuamente, in mezzo a un numero imprecisato di iniziative antisciopero (non si contano più i tentativi di precettazione dei lavoratori), dichiarazioni roboanti prive di contenuto e figure barbine (come quando ha cercato di dare la responsabilità del suo operato a fantomatici “sabotaggi”).

Il 26 maggio inizia alla Camera l’iter parlamentare per la traduzione in legge del decreto sicurezza del governo Meloni. Non è un altro argomento rispetto a quanto successo a Marco e alla sua famiglia. È anzi molto pertinente. Ad esempio perché è nella “corsa alla sicurezza” che il personale di bordo dei treni è stato trasformato in “pubblico ufficiale”, perché in quel decreto sicurezza in via di approvazione sono previste ulteriori aggravanti per interruzione di pubblico servizio, perché quel decreto sicurezza è un altro strumento di arbitrio per la polizia e le autorità, perché quel decreto sicurezza è un altro strumento per imporre alle masse popolari leggi e regole che la classe dominante non rispetta e non rispetterà.
Il 26 maggio sono previste mobilitazioni, a Roma e in altre città, e il 31 maggio si svolgerà, sempre a Roma, una manifestazione nazionale contro l’approvazione del decreto sicurezza.
Entrambe le mobilitazioni sono il contesto e l’occasione per prendere il ministro Salvini per il bavero e riaffermare che il trasporto pubblico ha bisogno di treni usati come bene comune, perché la mobilità è un diritto costituzionale, non di sceriffi che taglieggiano le famiglie e poliziotti che le intimidiscono e le inguaiano con la legge.
Entrambe le mobilitazioni sono soprattutto un ingrediente della mobilitazione per cacciare il governo Meloni, un governo infestato da nostalgici del Ventennio e criminali di guerra, nemico delle masse popolari.

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Comments 4

  1. Maria Antonella says:
    1 anno ago

    Una vergogna quello che è successo, davvero inaudito 😈

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    Rispondi
  2. Marquardi says:
    1 anno ago

    Se il ragazzo doveva essere a casa per prendere medicine importanti,non si può fare una contro denuncia?cmq sia è assurdo una cosa del genere

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    Rispondi
  3. Flavio says:
    1 anno ago

    sono convintamente dalla vostra parte,
    gli operato devono mostrare buon senso nell’applicare norme,
    Un appunto
    Quello che è successo è grave perché la norma è scritta letteralmente alla “caxxo di cane”
    però un consiglio
    Lasciate perdere casi Lollo e Salvini, sono fuorvianti rispetto al vostro caso che deve essere sostenuto da chiunque, anche di Destra.

    Caricamento...
    Rispondi
  4. Denis says:
    1 anno ago

    Vai così, nessuna pietà per un bambino disabile. Mi chiedo, perchè non hanno sparato al bambino con il taser e poi ammanettato…

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    Rispondi

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