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Adesione al corteo nazionale contro il decreto sicurezza del 31 maggio a Roma

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 17, 2025
in Comunicati nazionali
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Il P.Carc aderisce alla manifestazione contro l’approvazione del “Decreto Sicurezza” del 31 maggio a Roma convocata dalla Rete A pieno Regime.
Nella piattaforma di convocazione viene denunciato il “golpe burocratico” con cui lo scorso 4 aprile il Consiglio dei Ministri ha trasformato l’ex Ddl 1660/1236 in un decreto legge, imponendone così l’immediata applicazione (anche se dovrà essere comunque approvato entro 60 giorni dal parlamento per non essere annullato).
È certamente vero che si tratta di una forzatura, ma è una forzatura che esprime tutta la debolezza di questo governo. Infatti il decreto è stato fatto passare alla chetichella e d’urgenza per far venire alla luce una legge rigettata da una miriade di iniziative e mobilitazioni popolari, osteggiata da oltre un anno addirittura da pezzi della magistratura, avvocati, costituzionalisti.
Con questo nuovo dispositivo il governo Meloni si illude di mettere una pietra tombale alla mobilitazione popolare andando a colpire, in particolare, le forme pacifiche e di disobbedienza civile, cioè quelle oggi maggioritarie e più diffuse e alcune “categorie” come Extinction Rebellion (ER) e Ultima Generazione (UG) da una parte, e la classe operaia dall’altra. Colpendo ER e UG, il DL restringe i margini di agibilità a tutte le masse popolari. Infatti, l’introduzione di aggravanti come il blocco di stazioni e autostrade si riversa in particolare sulla classe operaia e le sue forme di lotta come il blocco stradale che costituisce da sempre uno strumento fondamentale per l’auto-difesa operaia e per la “contrattazione” sindacale. Uno strumento che negli ultimi anni è stato appannaggio soprattutto delle lotte dei facchini, dei driver nella logistica e del sindacalismo di base e combattivo come il Si Cobas.

Come ha ammesso ormai da tempo lo stesso Matteo Piantedosi il decreto vuole colpire il Si cobas perché è l’organizzazione sindacale che a oggi promuove forme di lotta più efficaci a sostegno dei diritti dei lavoratori. Contestualmente a ciò non si contano più gli attacchi nei luoghi di lavoro: licenziamenti politici, provvedimenti disciplinari e altre misure punitive proprio a danno di lavoratori e delegati combattivi.
Il clima da caserma, l’assenza di diritti e la paura di esporsi sono cosa comune oggi nei luoghi di lavoro e questo si riflette sul resto della società: lo sdoganamento della repressione contro i lavoratori è un termometro di quello che i padroni si permettono di fare o non fare anche verso il resto delle lotte e mobilitazioni delle masse popolari.
In questo senso, ogni battaglia condotta dai lavoratori è parte della più ampia resistenza che in mille forme le masse popolari oppongono alla guerra che i padroni, il governo Meloni e i guerrafondai conducono contro di loro. E può diventare parte importante per sviluppare il contrattacco. E’ quindi decisivo combinare la lotta dei lavoratori contro la repressione sostenendo iniziative come il coordinamento nazionale contro la repressione nei luoghi di lavoro “Fare rete” alle altre mobilitazioni della classe operaia per il rinnovo dei CCNL e per la sicurezza sul lavoro; per i referendum dell’8 e del 9 giugno a quelle contro il DL e in solidarietà alla Resistenza palestinese per far valere anche in queste il ruolo della classe operaia, la sua organizzazione e i suoi metodi di lotta.
Così hanno fatto ad esempio i lavoratori del SI Cobas che l’11 aprile, hanno scioperato e bloccato la produzione nella logistica come in altri settori e che il 12 aprile sono scesi in piazza con i propri colleghi in solidarietà alla Resistenza palestinese contro le guerre e la complicità del governo Meloni. 

In questo contesto è altresì importante che i promotori del movimento delle organizzazioni operaie e popolari si facciano portatori di un giusto orientamento per affrontare “all’attacco” la repressione:

1. l’aumento della repressione in una società formalmente democratica non è sintomo di forza del nemico ma, al contrario, di debolezza. Possiamo e dobbiamo approfittarne per passare al contrattacco;

2. la repressione tanto spaventa quando educa, radicalizza e introduce alla lotta di classe nuovi militanti. Anche in questo senso, quindi, può diventare un boomerang per il nemico;

3. le strumentalizzazioni e le dissociazioni sono tipici strumenti della classe dominante, la ribellione e la solidarietà sono quelli del movimento operaio e popolare;

4. è legittimo tutto quello che va negli interessi delle masse popolari anche se è illegale;

5. violare le disposizioni come questo decreto, non sottostare a intimidazioni e minacce, rispondere alla repressione per rivoltarla contro il nemico è determinante. Farlo in maniera estesa, organizzata e coordinata è decisivo.

Affrontiamo la mobilitazione delle prossime settimane in continuità con i risultati che il movimento popolare ha ottenuto il 25 Aprile e all’insegna di quel “salto di qualità” di cui anche i promotori della manifestazione del 31 maggio parlano nel loro comunicato.
Il salto di qualità necessario consiste nel dare uno sbocco politico a questa e alle tante altre lotta che attraversano i nostri territori. Questo è il salto di qualità che la fase ci chiama a compiere: significa rendere ingestibile il paese al governo Meloni fino a cacciarlo e impedire che al suo posto si installi un altro governo delle Larghe Intese che è diverso dal precedente solo nelle apparenze (ad esempio un governo del PD e dei suoi cespugli) e imporre un governo di emergenza popolare formato da persone che godono della fiducia dei lavoratori e delle masse popolari, che agisce su mandato delle organizzazioni operaie e popolari, che attuando la Costituzione del 1948, dà forza di legge alle loro principali rivendicazioni.

Il fronte degli scontenti, degli indignati e oppositori al governo Meloni è maggioranza del paese. La debolezza di questo governo è una campana che suona per tutti quelli che questo governo vogliono fermarlo e rovesciarlo. A questo fine, serve unità, convergenza, organizzazione e iniziative di lotta che rendano impossibile al governo continuare la sua nefasta opera. Invitiamo, quindi, tutte le realtà politiche e sociali come la Rete Liberi/e di lottare – che ha avuto il merito di aprire la strada alla lotta e all’opposizione a questo pacchetto sicurezza – i sindacati di base, gli organismi operai – a partire da quelli che incarnano le esperienze più avanzate di lotta operaia come i lavoratori della ex GKN o i portuali del CALP di Genova – a fare del 31 maggio una mobilitazione ampia e dispiegata.

Facciamo di questo pacchetto “sicurezza” un boomerang contro i suoi promotori!

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