La Meloni e i suoi scagnozzi stanno tentando di boicottare attivamente il referendum dei prossimi 8 e 9 giugno. La Russa, esponente di Fratelli d’Italia e seconda carica dello Stato, Tajani per Forza Italia, Iezzi e vari altri per la Lega si sono espressi apertamente per l’astensionismo e hanno dichiarato la loro intenzione di fare campagna attiva a questo scopo. Giorgia Meloni non lo ha fatto apertamente, ma all’interno di Fratelli d’Italia pare abbia fatto circolare una direttiva proprio per promuovere l’astensione (fonte Collettiva), mentre il Viminale ha diramato una Circolare che vieta alle pubbliche amministrazioni di svolgere attività di comunicazione sui referendum dei prossimi 8 e 9 giugno su cittadinanza e lavoro.
Insomma è evidente che per il governo Meloni questo referendum è un problema. E lo è perché ha tutte le carte in regola per ritorcersi contro la Meloni, un’operazione che – se riesce – è in grado di assestare un bel colpo al suo governo. La vittoria del referendum e un’alta partecipazione sarebbero una bella batosta per questo esecutivo.
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Per questo motivo è necessario che questo mese che ci separa dall’8 e 9 giugno sia un “mese rosso”, partigiano, in cui usare il referendum come un’arma decisiva per far salire di tono e forza la mobilitazione contro questo governo. Un’occasione per raccogliere e legare alla lotta per il SI anche quella contro il DL sicurezza, per il rinnovo dei CCNL, quelle contro il riarmo e la terza guerra mondiale e in solidarietà alla Palestina. Per rafforzare e compattare un movimento popolare in grado di far saltare il governo dei nostalgici e della sottomissione a Usa, sionisti e Ue.
Se il referendum diventa o meno un’arma di questo tipo, dipende solo da chi si organizza per promuoverlo, attraverso i comitati referendari dentro le aziende, da quelli territoriali che sono nati e da altri che possono nascere. Le possibilità di renderla un’ondata che travolge il governo in carica ci sono tutte perché i quesiti referendari riguardano la maggioranza del paese, tutti i lavoratori e le masse popolari, e prendono di mira padroni speculatori e governi che li proteggono. A maggior ragione se palesemente si schierano dalla parte di questi.
È il referendum di Landini? A chi dice che non è interessato al Referendum perché è promosso da Landini o dalla Cgil, che in mille modi hanno già mostrato di aver tradito i lavoratori, diciamo che non lo è affatto. Questo non è il referendum di Landini, della Schlein o del PD. Landini è rimasto inerme per decenni quando i diritti dei lavoratori sono stati smantellati ed è stato solo sotto spinta degli iscritti, della base, che ha dato battaglia per indire il Referendum. Referendum che si guarda bene dal voler vincere. Ne è riprova il fatto che non cavalchi nessun appiglio che pure il governo Meloni gli offre, che non ne faccia una campagna mediatica e di mobilitazione contro chi lo attacca. Anzi fa di tutto per depotenziarlo, dipingendolo “solo” come forma di partecipazione. Allo stesso modo non è certo il referendum del PD, altra faccia della stessa medaglia rispetto al governo Meloni, che per decenni è stato promotore attivo e principale dello smantellamento dei diritti dei lavoratori e delle masse popolari, che soffia anch’esso sul fuoco della mobilitazione reazionaria e della guerra. Che Landini e PD cerchino di “rifarsi una verginità” con il referendum è cosa regolare. Il punto è quanto chi ha davvero interesse a farlo vincere e farlo applicare lo fa suo, sviluppando il protagonismo di lavoratori e masse popolari nei comitati referendari, non delegando né la vittoria né la sua applicazione e verifica in caso di vittoria.
Come renderlo effettivamente un catalizzatore della mobilitazione contro il governo Meloni? Come rompere la cappa di omertà e ostracismo che aleggia sul referendum e estendere la partecipazione? Per prima cosa bisogna fare in modo che se ne parli, che si squarci questa cappa. Come fare? Sicuramente è importante la mobilitazione che già diversi comitati referendari stanno promuovendo con banchetti e volantinaggi per far conoscere e chiamare a partecipare al referendum. Importanti sono anche i presidi che diversi comitati referendari hanno organizzato sotto le sedi Rai (vedi qui e qui). Ma il passaparola e la richiesta ai media di regime di dare visibilità al referendum non sono l’unica arma. A tutto questo bisogna aggiungere mobilitazioni, iniziative e azioni eclatanti e di rottura che facciano finire i referendum sulle prime pagine dei giornali! Bisogna “fare rumore” come hanno insegnato i compagni di Extincion Rebellion con la loro Primavera rumorosa!
Propagandare il Referendum in ognuna delle prossime mobilitazioni, irrompere in consigli comunali, occupare sedi di amministrazioni regionali, bloccare aziende simbolo come Stellantis, Fincantieri e Leonardo, occupare scuole e università e prendere di mire con azioni di propaganda e iniziativa di lotta anche prefetture e palazzi del governo. Promuovere, mettere in campo e chiamare a sostenere e a partecipare a iniziative simili è il modo per rispedire il tentativo di censura al mittente e rivoltarlo contro chi lo promuove! È il modo per fare della battaglia per il referendum campo di lotta al governo Meloni e alle sue misure e soprattutto campo di conquista per lavoratori e masse popolari! Se il nemico ci oscura con la sua cappa di censura e intossicazione, nostro compito è romperla!






