Le mobilitazioni che nel mese di aprile hanno attraversato l’Italia hanno dimostrato che le masse popolari sono disponibili a mobilitarsi e lottare.
Il 5 aprile alla manifestazione nazionale contro la guerra e il riarmo europeo promossa a Roma dal M5S hanno partecipato oltre 100mila persone. La maggior parte di queste erano afferenti ad associazioni, comitati e reti ma c’è stata una partecipazione ampia anche di persone non inquadrate in alcun organismo chiamate alla in piazza dalle parole d’ordine contro la guerra e il riarmo lanciate dal M5S. Una vera e propria manifestazione di massa che è andata ben oltre la mobilitazione di partito per regolare i conti nell’ambito del campo largo col PD.
Il 12 aprile a Milano circa 50mila persone hanno manifestato in solidarietà alla Resistenza palestinese contro il genocidio perpetrato dai sionisti e contro il DL sicurezza rispondendo alla chiamata dei Giovani Palestinesi in Italia, dell’Unione Democratica Arabo-Palestinese e dal sindacalismo di base.
La mobilitazione del 25 aprile, con le manifestazioni di Roma, Milano, Torino, Trieste, Bergamo e delle principali città del paese, ha messo alle strette i promotori e gli agenti del tentativo di deturpare le celebrazioni dell’80° anniversario della Liberazione, riducendoli a corpi estranei, isolati, protetti da schieramenti di forze dell’ordine, e ha dimostrato che la mobilitazione delle masse può svilupparsi a condizione che alla sua testa vi sia chi è determinato a vincere.
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A maggio è necessario raccogliere gli insegnamenti di questo mese Rosso e rendere i prossimi appuntamenti di lotta ambito di ribellione e insubordinazione contro il governo Meloni e le sue misure lacrime e sangue.
Tutti quelli che nei prossimi giorni si mobiliteranno per il 77° anniversario dalla Nakba hanno l’opportunità di cogliere decine di appigli per rendere ingovernabile il paese, a partire dal sostegno alla lotta per la liberazione di Anan Yaeesh, che oltre a riguardare l’oppressione del popolo palestinese, rappresenta l’ennesima dimostrazione della sottomissione dell’Italia allo stato terrorista d’Israele. Farlo significa, a partire da quella del 21 maggio, organizzarsi per rendere ogni udienza del suo processo un problema di ordine pubblico attraverso presidi davanti a tutti i tribunali del paese e a quello de L’Aquila.
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Esempi da estendere in ogni città invece sono quelli di Napoli e di Pisa, dove la ribellione delle masse popolari si è scagliata contro la partecipazione della delegazione israeliana al Giro d’Italia. A Napoli la Rete Napoli per la Palestina ha fatto appello a tutti quelli che parteciperanno alla contestazione di portare una bandiera palestinese, la Kefiah e striscioni, mentre a Pisa la mobilitazione è promossa dal Coordinamento per il boicottaggio di Israele. Anche a Lecce sono comparse scritte in solidarietà alla Palestina lungo il percorso.
È già in corso poi la costruzione della manifestazione cittadina contro il vertice NATO sulla sicurezza del Mediterraneo, a cui parteciperanno anche la delegazione dello stato terrorista di Israele e della Libia e la manifestazione nazionale contro il DL sicurezza del 31 maggio a Roma organizzata dalla Rete a pieno regime.
Un altro mese di mobilitazioni è cominciato, ma ora si pone all’ordine del giorno la necessità di alzare il tiro della lotta per alimentare e sviluppare la mobilitazione delle masse popolari per rendere ingovernabile il paese al governo Meloni e ai guerrafondai.
Bisogna allora rompere col disfattismo e l’attendismo che ancora relegano al ruolo di spettatori e di critici delle iniziative del nemico una parte del movimento di Resistenza del nostro paese. Passare dalla difesa all’attacco è stato il fulcro della lotta che si è dispiegata tra gli organismi del movimento di Resistenza durante i preparativi delle piazze del 25 aprile: dare per persa in partenza la battaglia, oppure organizzarsi per cacciare e isolare quelli che hanno provato a manomettere le manifestazioni del 25 Aprile. Gli esiti di quella giornata hanno mostrato che passando all’attacco si può vincere!

Così come hanno dimostrato che si può cacciare il governo Meloni, a patto di essere determinati a farlo e di prendersi la responsabilità di fare di ogni battaglia dei prossimi mesi il campo in cui giocare questa partita. È del tutto possibile fare di ogni mobilitazione tappa per cacciare il governo Meloni e imporre un governo di emergenza espressione di tutti gli organismi popolari che oggi lottano e si coordinano contro la guerra e il riarmo imposto dagli imperialisti Usa-Nato, Ue e sionisti. Un governo che cancelli le leggi e i decreti antipopolari imposti dal governo Meloni e dai suoi predecessori e trasformi in leggi e decreti le istanze del movimento in solidarietà con la Resistenza palestinese, di quelli che si mobilitano contro la repressione e il DL sicurezza, degli organismi che si mobilitano contro la guerra come il Coordinamento nazionale NO Nato e di tutti gli organismi operai che lottano per boicottarla.
Un governo che porti fuori l’Italia dalla Nato e dall’Ue interrompendo la produzione e il traffico di armi destinate alle guerre imperialista, che chiuda e riconverta le basi Usa-Nato che ricoprono i territori. Che dirotti i finanziamenti stanziati per le spese militari alla sanità pubblica e all’istruzione. Questo governo, sotto lo stretto controllo di tutti gli organismi operai e popolari di cui è espressione, porterà l’Italia fuori dal vortice di guerra in cui il governo Meloni, come farebbe qualsiasi altro governo di larghe intese, sta affondando il paese.






