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Parteggiare. Puntare i riflettori sul Tribunale speciale dell’Aquila

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 3, 2025
in Resistenza n. 5/2025
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Nel 1926, nel quadro di quelle che sono passate alla storia come “le leggi fascistissime”, in Italia fu istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato per giudicare i reati – arbitrariamente definiti tali – contro il regime fascista e perseguitare gli antifascisti. Fino al 1943, anno del suo smantellamento, furono emesse 4.600 condanne, prevalentemente contro operai e contadini.
Nel 2025, su scala ridotta e con connotati farseschi, va in scena a l’Aquila una riproduzione di quello che fu il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, nel silenzio complice e quasi unanime dei media.

Ad aprile, sulla base di accuse che arrivano dalle autorità israeliane e di “prove” basate su interrogatori estorti dai servizi segreti israeliani e dai torturatori sionisti, è iniziato il processo contro tre partigiani palestinesi che in Italia non hanno commesso alcun reato. I loro nomi sono Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh.
Fin dalla prima udienza sono emerse le forzature e gli arbitrii che tratteggiano un processo la cui sentenza è già scritta.
È stato pesantemente manomesso il diritto alla difesa (rigettata la grande maggioranza dei testimoni indicati dalla difesa), sono stati ammessi i verbali estorti con la tortura dalle autorità israeliane, sono state travisate le parole degli imputati con una traduzione imprecisa e faziosa.
A l’Aquila è in corso un processo basato su manipolazioni e forzature tanto sul piano procedurale quanto sul piano politico. Le autorità italiane stanno agendo per conto delle autorità israeliane: Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh non hanno commesso alcun reato in Italia. Si tratta di una plateale manifestazione di sottomissione delle autorità italiane agli interessi dello Stato d’Israele.
Questo processo, inoltre, avviene in un clima politico avvelenato dalle forzature del governo Meloni che ha imposto il famigerato ddl 1660 per decreto legge e, più in generale, in un contesto in cui lo Stato d’Israele ha ripreso su ampia scala il genocidio del popolo palestinese con il benestare dei suoi alleati negli Usa e anche in Europa.
L’informazione del nostro paese, strettamente legata agli alleati dello Stato d’Israele, non denuncia i misfatti che sono in corso nel Tribunale dell’Aquila e ostacola lo sviluppo ancora più ampio della mobilitazione di solidarietà verso Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh.
Bisogna puntare i riflettori sul Tribunale speciale dell’Aquila e impedire che, passando dalla farsa alla tragedia, Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh siano condannati oggi, come lo furono i 4.600 condannati del Tribunale speciale per la difesa dello Stato del Ventennio.
Il calendario delle udienze è fittissimo (un espediente per logorare il movimento di solidarietà): 7 maggio, 21 maggio, 18 giugno, 25 giugno, 9 luglio.
C’è bisogno di parteggiare. è urgente creare un ampio schieramento di chi si oppone alle forzature, agli arbitrii e ai colpi di mano che porteranno alla condanna di Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh e che faranno compiere all’Italia un altro passo nella sua sottomissione allo Stato terrorista d’Israele. Quello che sta succedendo a L’Aquila è una questione che riguarda l’oppressione del popolo palestinese, ma è anche l’ennesima violazione della Costituzione perpetrata da autorità e istituzioni che pretendono di incarnarne i valori e lo spirito. Il silenzio e la passività sono ciò su cui contano coloro che la stanno promuovendo.

Leggi anche

L’Aquila. è iniziato il processo contro i partigiani palestinesi

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Tags: MovimentiRepressione
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