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Da quasi ottant’anni la Resistenza palestinese parla alle masse popolari e ai popoli del mondo.
Molte volte è stata data per sconfitta e altrettante volte ha dimostrato di non poter essere sconfitta. Molte volte è stata denigrata e criminalizzata e altrettante volte ha dimostrato di essere avanguardia del movimento antimperialista e democratico.
Oggi contro il popolo palestinese è in corso un genocidio dispiegato che, prima volta nella storia, avviene “in diretta mondiale” e la Resistenza palestinese parla ancora alle masse popolari e ai popoli del mondo.
Per tutti i popoli oppressi dall’imperialismo il messaggio è che possono liberarsi combattendo, quali che siano le condizioni della lotta imposte dal nemico.
Per le masse popolari dei paesi imperialisti il messaggio è che la loro mobilitazione incide direttamente sulle condizioni in cui il popolo palestinese combatte. Questo perché lo Stato illegittimo d’Israele esiste solo grazie al sostegno della Comunità Internazionale degli imperialisti Usa e Ue.
L’Italia è uno dei paesi imperialisti che contribuisce all’esistenza dello Stato illegittimo d’Israele, cioè contribuisce all’occupazione della Palestina, all’oppressione del popolo palestinese e al genocidio in corso.
Il più alto ed efficace contributo che le masse popolari italiane possono dare alla lotta del popolo palestinese è spezzare la catena del sostegno e della complicità fra Italia e Stato illegittimo d’Israele. Non ci sono scorciatoie e non ci sono “terza vie”.
Del resto, in termini di realismo delle prospettive, un movimento popolare che riuscisse a imporre la sospensione della collaborazione fra Italia e Stato illegittimo d’Israele NON deve limitarsi a usare la sua forza per le rivendicazioni. Deve usare la sua forza, tutta e fino in fondo, per installare in Italia un governo partigiano della liberazione della Palestina.
Una nuova liberazione. I guerrafondai, gli agenti sionisti e i complici del genocidio in Palestina, i servi della Nato e della Ue, gli speculatori, gli amministratori delegati delle grandi aziende pubbliche e private, i padroni e i capitalisti in generale dominano sull’Italia come una forza occupante che opera indisturbata in ragione di una sua propria legalità (che impone a tutti), che prospera sottomettendo le masse popolari, che pretende di non rispondere delle conseguenze delle proprie azioni. Ma le conseguenze delle sue azioni sono sotto gli occhi di tutti. La questione non è solo denunciarle, perché far crescere l’indignazione non equivale a far crescere anche la mobilitazione.
La questione è dare uno sbocco politico unitario a tutte le mobilitazioni che sono già in corso perché ognuna di esse parla della necessità di liberare il paese dalla forza occupante e installare un governo che trasformi in legge le principali rivendicazioni dei lavoratori e delle masse popolari.
Sbocco politico. Le mobilitazioni del mese di aprile, e in particolare la giornata del 25 Aprile, hanno mostrato la relazione fra la debolezza del governo Meloni e la potenziale forza delle masse popolari organizzate. Siamo a maggio e ci sono molte occasioni per sprigionare quella forza a un livello superiore.
Serve liberarsi da lacci e lacciuoli, vincoli, remore e paure, serve puntare in alto, serve puntare al governo del paese.
Solidarietà a Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, i tre partigiani palestinesi sotto processo in Italia, a L’Aquila, su mandato delle autorità dello Stato genocida d’Israele.
Preparare in ogni azienda, in ogni scuola e in ogni territorio la manifestazione nazionale del 31 maggio a Roma contro il decreto sicurezza.
Preparare in ogni azienda, in ogni scuola e in ogni territorio la manifestazione nazionale del 21 giugno a Roma contro la guerra, l’economia di guerra e il riarmo.
Usare anche i referendum dell’8 e del 9 giugno per dare una legnata al governo Meloni e agli altri complici dei sionisti: votare 5 sì.








