Nella seduta del 14 maggio Giuseppe Conte ha invitato il parlamento tutto ad alzarsi in piedi in segno di rispetto per le vittime del genocidio a Gaza. I deputati del M5S e pochi altri si sono alzati in piedi, quelli del centrodestra sono rimasti seduti. A quel punto Conte ha incalzato Meloni “presidente lei rimane seduta”? Alla conferma di Meloni, il leader del M5S abbassa il microfono “ho concluso”. Sono scene da teatrino della politica borghese, che dimostrano, comunque, che il governo Meloni non si pone neppure la questione di “salvare le forme”: sostiene il genocidio in Palestina e vi collabora. Senza vergogna.
È chiaro che le trovate di Conte, che pure sputtanano il governo Meloni, poco incidono sul genocidio perpetrato dai sionisti e non accolgono o sviluppano granché delle rivendicazioni e delle istanze del movimento popolare di solidarietà con il popolo e la resistenza palestinese.
Il M5S per quei morti non ha ancora bloccato il parlamento e la farsa del teatrino della politica borghese. Non sta sabotando i lavori del parlamento per pretendere l’immediata sospensione delle compravendite di armi con Israele, il boicottaggio di ogni prodotto e servizio riconducibili all’entità sionista, non ha denunciato e imposto di cacciare a pedate agenti sionisti come Marco Carrai da cariche istituzionali e di interesse pubblico.
Questo è il seguito che il M5S deve ancora dare alle dichiarazioni e alle parole d’ordine che ha lanciato con la manifestazione del 5 aprile. Ed è su questo sarà misurato dalle masse popolari del nostro paese.
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Detto questo, è però vero che la sfacciataggine della Meloni che se ne resta seduta e se la ride in faccia a decine di migliaia di morti è un’immagine che grida vendetta. L’altra faccia dell’ignobile teatrino i cui pupazzi in mimetica solo pochi giorni fa erano in Vaticano a piangere la scomparsa del “papa pacifista” Bergoglio ed elogiare il discorso per la pace “disarmata e disarmante” del suo successore Leone IV.
Un’immagine che spinge a non limitarsi a cercare giustizia ma ad essere giustizia, come ha indicato di fare il leader di Hamas Yahya Sinwar nel suo testamento. A non chiedere a Meloni e ai partiti delle larghe intese di risolvere questa o l’altra questione, ma diventare quella soluzione: cacciare il governo Meloni e imporre un governo partigiano schierato con la Palestina libera e che “ripudia la guerra”, come indica la Costituzione del 1948.
Mentre tutto questo teatrino è andato in scena, infatti, la verità è che in Commissione Bilancio della Camera dei deputati sono bastati ben 5 minuti per approvare l’acquisto di tecnologia militare israeliana (schema di decreto ministeriale SMD 19/2024). Questo avviene nel silenzio generale del parlamento e senza nominare ufficialmente in nessun documento Israele. Uno degli ennesimi escamotage per scambiare soldi e armi con lo stato terrorista e genocidiario. Basti pensare che l’acquisto di armi da Israele, quello noto almeno, quest’anno ammonterà a circa 154 milioni.
Ma il commercio di armi con Israele non riguarda solo l’acquisto. Sono diversi i milioni di euro, in questo caso non quantificabili, che anche quest’anno sono stati venduti in armi, manutenzione di equipaggiamento militare e pezzi di ricambio per elicotteri e altri mezzi da guerra. Numeri non quantificabili perché solo una piccola parte è riconosciuta e soggetta a licenza.
È di poche settimane fa la notizia di esportazioni “illecite” di armi dall’Italia verso Israele mediante intermediari turchi. L’informazione è venuta fuori per la requisizione di un carico di 14 tonnellate di armi nel porto di Ravenna e si ipotizza che solo nel 2024 ce ne siano stati altri 4 non intercettati (giusto per capire di che numeri parliamo).
Un giro di affari, pubblico e sotterraneo, che spiega bene come gli interessi commerciali ed economici del governo Meloni e dei guerrafondai sono in antagonismo con la pace, con lo stop al riarmo e con qualsiasi politica che tolga soldi alle armi e agli eserciti per investirli in scuole, ospedali, lavoro e case per le masse popolari. Ecco cos’ha tanto da festeggiare il governo Meloni rispetto al raggiungimento immediato del 2% del Pil in Difesa. Ed ecco cos’ha da ridere la Meloni in faccia alle vittime di Gaza.
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Il miglior modo, oggi, per rendere la solidarietà con la resistenza palestinese un fatto concreto, è porsi un obiettivo politico e di lotta nelle nostre città e nel paese. Bisogna fare piazza pulita dei guerrafondai e dei complici del genocidio. Concretamente questo vuol dire cacciare il governo Meloni dalla guida del nostro paese, rendere il paese ingovernabile a questi criminali di guerra, diffondere ovunque disobbedienza e ribellione. Ogni iniziativa di lotta e ogni mobilitazione deve diventare un problema di ordine pubblico. Bisogna bloccare il parlamento, le strade, la produzione, i servizi pubblici e sabotare ogni singolo ingranaggio del paese. Dobbiamo rendere a questi signori la vita impossibile!
C’è poco da ridere per Meloni e compagnia. La storia ha già insegnato che chi semina guerre raccoglie rivoluzioni. È quanto accaduto in Russia nella prima guerra mondiale. È quanto accaduto in mezzo mondo nella seconda guerra mondiale. Ed è quanto accadrà se il movimento operaio e popolare insieme al movimento comunista del nostro paese lo faranno accadere.






