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Dopo il 25 aprile prosegue la lotta per la liberazione!

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Maggio 2, 2025
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Nel mese di aprile il vento della riscossa ha soffiato in tutto il paese, alimentato da scioperi e mobilitazioni in cui la sottomissione del nostro paese agli imperialisti Usa-Nato, ai sionisti, e all’Ue è stata principale bersaglio della protesta di organismi operai e popolari.

Lo scorso 25 aprile le masse popolari del paese hanno fatto dell’80° anniversario della vittoria della Resistenza su nazifascismo una giornata di lotta e liberazione. In barba ai tentativi di ridimensionare la mobilitazione da parte del governo di Giorgia Meloni e rigettando anche i tentativi del Pd e dei suoi cespugli di cavalcare la giornata con il loro antifascismo padronale, paravento dietro cui sdoganano sionisti e guerrafondai.

Leggi anche: 25 aprile. Ma quale sobrietà? Resistenza e liberazione!

É un vento di riscossa che soffia nel paese e in ogni mobilitazione dell’ultimo periodo, che alimenta la partecipazione e la disponibilità delle masse popolari a mobilitarsi contro chi promuove riarmo e trascina il paese nella Terza guerra mondiale, contro chi persegue nella sudditanza verso gli imperialisti Usa – di cui la Meloni ha per l’ennesima volta dato esempio plateale scodinzolando ai piedi di Trump e stendendo il tappeto rosso a JD Vance.

In occasione dei 76 anni dalla fondazione della Nato il 4, 5 e 6 aprile in diverse città si sono svolte iniziative e mobilitazioni promosse dal promosse dal Coordinamento nazionale No Nato, contro la Nato e le sue guerre. Il 5 aprile a Roma circa 100mila persone hanno partecipato alla manifestazione promossa dal M5S contro la corsa al riarmo e le politiche di guerra in risposta alla piazza chiamata dei guerrafondai del PD il 15 marzo. Nella stessa giornata a Milano i Giovani palestinesi d’Italia (Gpi) hanno promosso una manifestazione contro il Dl 1660.

L’11 aprile il Si Cobas ha scioperato contro i piani di riarmo, il taglio alle spese sociali, le guerre, i licenziamenti, le delocalizzazioni e la cassa integrazione. Il 12 aprile invece erano 50mila i manifestanti che da tutta Italia hanno riempito le strade di Milano in occasione della manifestazione per la Palestina indetta da Gpi.

Il primo maggio, infine, decine e decine sono state le mobilitazioni indette dai sindacati confederali, di base e reti sociali con al centro le parole d’ordine di fermare il riarmo, fermare la guerra e imporre le misure urgenti alla classe operaie e ai lavoratori del nostro paese. Un primo maggio più debole dal punto di vista dell’unità e della convergenza delle forze sociali e politiche che si oppongono alle larghe intese ma comunque variegato e in certi casi combattivo.

Questi sono solo i principali esempi delle tappe che si sono succedute ad aprile. Tutte mobilitazioni che sempre più apertamente pongono la necessità di farla finita con questo governo. Iniziative che dimostrano che quando le masse popolari si mobilitano decise a vincere sono capaci di piegare qualsiasi veto, divieto e attacco repressivo del governo.

Questo è il movimento di liberazione che in embrione già esiste nel paese e che ha bisogno, per affermarsi e dispiegarsi, di porsi uno sbocco politico unitario. Ora si tratta di proseguire nel cammino intrapreso e coordinare le diverse iniziative con l’obiettivo comune di cacciare il governo Meloni e spazzare via gli occupanti del nostro paese.

In ogni posto di lavoro, in ogni scuola, università e quartiere è necessario trasformare ogni giorno in una giornata di lotta e liberazione. I lavoratori possono usare la campagna referendaria promossa dalla Cgil per alimentare la mobilitazione contro il governo, per dargli un’ulteriore spallata per farlo cadere. Possono costruire comitati referendari in ogni posto di lavoro che mettano al centro la necessità di liberarsi dal Job’s Act e, laddove ci sono lotte e vertenze locali o è in ballo il rinnovo del Ccnl, possono spingere i loro sindacati di appartenenza a promuovere interventi coordinati come blocchi stradali, irruzioni nelle sedi istituzionali, picchetti, presidi davanti ad aziende con l’obiettivo di costruire rapporti di forza capaci di imporre le proprie decisioni ai padroni e di rendere il paese sempre più ingovernabile a Meloni e suoi.

Possono organizzarsi per denunciare il sostegno delle aziende italiane e straniere al genocidio in Palestina sull’esempio di quanto hanno fatto i lavoratori di Microsoft che anche in occasione dei 50 anni dell’azienda hanno denunciato il contratto da 133 milioni che l’azienda ha stipulato con Israele.

Per gli studenti e gli insegnanti trasformare ogni giorno in una giornata di lotta e di liberazione significa alzare il tiro della mobilitazione per cacciare da scuole e università il personale della Nato che insegna inglese e il resto delle forze armate a cui viene permesso di trattare tematiche inerenti alla legalità e alla Costituzione. Significa organizzarsi per boicottare i percorsi di alternanza scuola-lavoro (PCTO) che passano attraverso l’organizzazione di visite a basi militari o caserme; lottare contro le nuove linee guida di Valditara e il Dl sicurezza anche dentro le scuole.

Nei quartieri significa organizzarsi e lottare contro il degrado a cui governo e istituzioni locali hanno abbandonato le periferie e che cercano di contrastare aumentando la repressione.

Leggi anche: Quartieri popolari, degrado e DL Caivano. Parola d’ordine: organizzazione!

Un movimento di liberazione che si riversi anche nelle prossime mobilitazioni, in quelle di maggio per il rinnovo del CCNL e contro il DL Sicurezza, in quelle del 2 giugno, nelle iniziative che verranno promosse per la campagna referendaria e per la mobilitazione nazionale contro la Nato del prossimo 21 giugno. Che porti in ogni piazza e iniziativa le parole d’ordine di cacciare il governo Meloni e costruire un fronte unito di liberazione nazionale che lo rimpiazzi. Per non lasciare il paese in mano ai guerrafondai del Pd, per interrompere il vortice della Terza guerra mondiale, per sostenere la liberazione della Palestina, per prendere misure straordinarie contro la chiusura o delocalizzazioni delle aziende e la strage di posti di lavoro!

Proseguiamo il cammino per un nuovo 25 aprile!

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