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Perù. La lotta contro la repressione e per la liberazione dei prigionieri politici

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 2, 2025
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Fotografía de archivo de seguidores del Movimiento Amnistía y Derechos Fundamentales (Movadef). EFE/Paolo Aguilar

Fotografía de archivo de seguidores del Movimiento Amnistía y Derechos Fundamentales (Movadef). EFE/Paolo Aguilar

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Abbiamo intervistato Miguel Sánchez Calderón membro dell’Instituto de Investigación Jurídica Ratio Iuris, autore di 50 anni di diritto penale del nemico. Fino a quando? e avvocato di Elena Yparraguirre Revored, dirigente maoista catturata a Lima nel 1992 insieme al compagno Abimael Guzman conosciuto come Presidente Gonzalo e fondatore del Partito Comunista del Perù (PCP).
L’intervista mostra bene il terrore che il movimento comunista peruviano ha saputo instillare nel nemico: il timore di perdere tutto portò gli imperialisti Usa e i loro governi fantoccio a scagliarsi contro il PCP, noto in Europa con la denominazione giornalistica di Sendero Luminoso, con una repressione brutale e con una campagna di criminalizzazione particolarmente accanita che dura ancora oggi. Infatti, sotto la guida del Presidente Gonzalo, la guerra popolare rivoluzionaria condotta dal PCP, verso la fine degli anni ‘80 del secolo scorso, arrivò molto vicino a prendere il potere e a emancipare i popoli del Perù.
Con la vittoria della reazione, l’anticomunismo è diventato un pilastro dell’ordinamento “democratico” peruviano con la “lotta al terrorismo” quale pratica e copertura ordinaria della repressione padronale e governativa. La lotta di classe però non si arresta in Perù, come emerge dall’intervista stessa e da qui anche l’importanza della solidarietà di classe con i rivoluzionari prigionieri, “di ieri e di oggi”.
Oltre ad aggiornarci sull’attuale situazione politica in Perù, le parole dell’avvocato ci offrono in realtà l’occasione per ragionare sul che fare qui in Italia. Infatti, anche a fronte dell’acuirsi della guerra, tanto esterna con la Terza guerra mondiale quanto interna con la repressione nostrana (si veda il Decreto Sicurezza di Meloni, Piantedosi e Nordio), a noi comunisti italiani il dovere di realizzare la massima forma di solidarietà internazionale con tutti i popoli del mondo in lotta per la propria libertà dalle catene dell’imperialismo. Cioè, rompere qui le catene trasformando l’Italia in un nuovo paese socialista. E ancora, nostro compito è applicare, arricchendolo, il fondamentale contributo dato dal Presidente Gonzalo alla diffusione del maoismo come terza e superiore tappa della concezione comunista del mondo, dopo il marxismo e il leninismo.
Anche l’Italia ha i suoi prigionieri politici, “di ieri e di oggi”: da chi è ancora nelle mani del nemico per il tentativo di assalto al cielo negli anni ‘70 a chi oggi lotta, come i partigiani palestinesi Anan Yaeesh, Alì Irar e Mansour Doghmosh, per invertire la rotta e liberare il mondo dagli imperialisti Usa, UE e sionisti. Pertanto, a poca distanza dalla Giornata del prigioniero palestinese del 17 aprile, a breve celebreremo la Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero (GIRP).
Il 19 giugno 1986, circa 300 prigionieri politici del PCP furono uccisi nelle carceri dal governo del socialdemocratico Alan Garcia durante una rivolta contro le durissime condizioni di detenzione. Per rispondere a questo massacro i compagni peruviani lanciarono l’appello a inserire la GIRP nel novero delle celebrazioni del movimento comunista internazionale.
La Carovana del (n)PCI, di cui il P.CARC è parte, ha raccolto questo appello e celebra questa data al fine non solo di onorare questi nostri caduti, ma anche e soprattutto per fomentare la riscossa operaia e popolare in ogni città, posto di lavoro e quartiere.
Cogliamo l’occasione per invitare i comunisti, i sinceri democratici e le avanguardie di lotta a costruire in maniera unitaria la GIRP del 2025 per alimentare il fronte comune contro la repressione e per la cacciata del governo Meloni.

***

Note della Redazione

Avviato nel 2014, il caso “Perseo” è un procedimento giudiziario, una tappa della campagna repressiva e persecutoria contro il movimento comunista e popolare peruviano avviata originariamente contro il PCP.
L’obiettivo delle autorità peruviane è la messa al bando di MOVADEF – Movimento per l’Amnistia e i Diritti fondamentali nato nel 2009, stesso anno in cui ha cercato di registrarsi per partecipare alle elezioni.
Pur soddisfacendo tutti i requisiti, al MOVADEF è stata negata la partecipazione alle elezioni sia nel 2011 che nel 2016, come alla coalizione di cui è parte, il FUDEPP (il Fronte di Unità e Difesa del Popolo Peruviano).
La persecuzione contro MOVADEF è ufficialmente giustificata dal fatto che le autorità lo ritengono “il braccio politico di Sendero Luminoso”.
Nell’ottobre 2024 il processo Perseo è arrivato a sentenza con la condanna di 35 dei 43 imputati militanti di MOVADEF per “affiliazione ad organizzazione terroristica”.
Le pene inflitte vanno dai 15 anni di carcere all’ergastolo. Secondo l’accusa, “la creazione di MOVADEF obbedisce all’applicazione delle linee politiche fondamentali emesse dal Comitato Centrale del PCP dal 1993”.
Tuttavia, la Procura non è stata in grado di dimostrare che il PCP sia ancora attivo né ha potuto dimostrare che MOVADEF ne sia un prodotto. Le condanne sono quindi di natura politica e ciò è stato palesato dalle stesse autorità che hanno dichiarato “i membri di MOVADEF assumono e difendono espressamente le stesse parole d’ordine di Sendero Luminoso, in particolare la sua linea ideologica”.
Tutto l’impianto del procedimento giudiziario è sorretto dall’attività del DIRCOTE, la Direzione Contro il Terrorismo ovvero la polizia politica peruviana incaricata, tra l’altro, degli arresti di tutti gli imputati nel processo “Perseo”.
Il caso “Perseo” rientra pienamente nel meccanismo di controllo sociale chiamato terruqueo, la campagna di manipolazione e disinformazione mediatica tesa a terrorizzare la popolazione rispetto al pericolo comunista. È sinonimo di criminalizzazione della protesta sociale e di qualsiasi espressione di dissenso.
Terruqueo è la campagna tramite cui tutti coloro che contestano le autorità o chiedono giustizia per i numerosi crimini dello Stato peruviano vengono definiti “terroristi”, uno stigma che ha la funzione di alimentare l’isolamento sociale e la discriminazione.
“Figlio” del processo “Perseo” è l’operazione “Olimpo” del dicembre 2020: sono state condotte 94 perquisizioni ed effettuati 70 arresti contro militanti di MOVADEF. La copertura dell’operazione è quella “classica”: mettere in relazione MOVADEF con Sendero Luminoso.

In questo quadro si è sviluppata la lotta delle forze reazionarie peruviane contro Castillo, deposto nel 2022 con un colpo di Stato.

***

Visti gli sconvolgimenti a livello mondiale, che coinvolgono anche l’America Latina, puoi aggiornarci sulla situazione politica in Perù e lo stato della lotta di classe nel paese? Qual è la situazione dei prigionieri politici nelle mani del nemico?
Lo Stato peruviano è in decomposizione, trasformato in uno Stato di polizia che governa sulla base della paura, della minaccia di sparare e di imprigionare. Vive una crisi generalizzata a tutti i livelli mentre la sua crisi politica, generata nel 20161, si sta aggravando. Da allora, si sono succeduti sei presidenti in cinque anni.
Oggi, dal 2022, governa Dina Boluarte quale prodotto di un colpo di Stato contro Pedro Castillo2 in complicità con il Congresso gestito da una coalizione di partiti di ultradestra e corrotti.
Per piegare l’opposizione al suo colpo di Stato hanno assassinato, fino ad oggi impunemente, più di 50 cittadini oltre a un migliaio di feriti da arma da fuoco che difendevano il voto per Castillo, agitando la richiesta di un’Assemblea Costituente per una nuova Costituzione. Costoro sono stati accusati dal DIRCOTE di essere terroristi guidati da Sendero Luminoso o da MOVADEF.

Il che equivale a dire che ufficialmente sono considerati “terroristi”… Parlaci della persecuzione contro i comunisti in Perù.
In Perù, la prima fase della persecuzione politica è iniziata con la Guerra popolare condotta dal PCP, bollandola come “terrorismo” quale traduzione dell’applicazione, dal 1980, del Diritto penale del nemico: la rivista statunitense Military Review degli anni ‘80 mostra bene come gli imperialisti Usa facevano pressioni affinché i codici penali di tutto il mondo si conformassero a questa denominazione.
Quale risultato dell’applicazione del Diritto penale del nemico,l’attacco ai movimenti politici popolari rientra nella seconda fase della persecuzione politica che ha determinato la criminalizzazione della lotta popolare, accusandola di terrorismo.
In questo scenario, il caso “Perseo” ha però significato un salto: l’entrata nella terza fase della persecuzione politica in Perù. Esemplificativa, la messa al bando di MOVADEF senza che questo abbia commesso alcun atto violento. Perché? La sua guida ideologica è il marxismo-leninismo-maoismo.
Le autorità hanno quindi imposto condanne a morte sotto mentite spoglie, come ad esempio nel caso del mio cliente Carlos Gamero Quispe condannato a 16 anni e 3 mesi e attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Ancon I all’età di 79 anni, affetto da Alzheimer di secondo grado, Parkinson, incontinenza urinaria, insonnia e probabile demenza senile. O ancora come alla mia cliente Victoria Trujillo Agurto che, a 67 anni e dopo aver ottenuto la libertà dopo 30 anni di prigionia nelle peggiori condizioni della storia peruviana, è stata ora condannata a 35 anni di carcere. Una pena di morte occulta e anche un ergastolo occulto, perché nessuna persona sopravvive alla somma di queste pene con l’aggravante che, condannata come membro del Comitato Centrale del PCP, le stanno per applicare la Legge del sequestro, della distruzione e della scomparsa di spoglie già applicate al Presidente Gonzalo dopo che lo hanno assassinato nel 2021 nella prigione militare della base navale di Callao, sequestrandone il cadavere per dieci giorni al fine di terminare l’approvazione della suddetta legge al Congresso e applicarla retroattivamente in modo infame, cosa proibita dalla legge stessa e da tutto il Diritto internazionale.
La situazione dei prigionieri politici è la seguente: i prigionieri politici “di ieri” sono quelli del PCP, una cinquantina di uomini e donne, spesso in là con l’età e gravemente malati.
Tra i prigionieri politici “di oggi” ci sono quelli recentemente condannati nel caso “Perseo” insieme agli incarcerati per il reato di apologia del terrorismo, rei di aver condiviso in rete l’immagine di Abimael Guzmán con il pugno alzato e con frasi di elogio che, secondo le mie stime, potrebbero essere circa 20 persone. A queste si aggiungono quelle condannate a cinque anni per lo stesso presunto reato ma con la sospensione della carcerazione e che, secondo le mie stime, sono più di 100. Oltre ovviamente a Pedro Castillo e Betsy Chávez, il suo primo ministro, e ai prigionieri delle proteste contro l’estromissione di Castillo che stimo essere circa 50. Chiediamo il rilascio di tutti loro.

Il movimento popolare e il movimento comunista come stanno facendo fronte alla repressione governativa?
Sul movimento comunista, come avvocato difensore e a mia volta sotto inchiesta, non posso rispondere. In Perù esiste la Legge di apologia del terrorismo che perseguita le idee e le opinioni politiche in riferimento alla guerra popolare o all’azione del PCP. Come stiamo denunciando, ci sono molte persone condannate al carcere per questo crimine, oltre a circa 700 procedimenti giudiziari in corso per apologia di terrorismo mentre la Procura antiterrorismo, su mandato del DIRCOTE, ha altri 2mila casi nei suoi archivi pronti ad essere processati.
Il discorso ufficiale, univoco, che nega che ci sia stato un conflitto interno, una guerra civile o una guerra popolare e che comprende tutto quello che è successo sotto il termine “terrorismo” è stato letteralmente imposto con il sangue. Per questo il volerne parlare, anche 35 anni dopo, continua ad essere considerato un pericolo assolutamente attuale.
Tuttavia, tra il popolo peruviano il sostegno a questa vera e propria manipolazione sta diminuendo: c’è una risposta sempre più diffusa al terruqueo dell’ultradestra al governo, del Parlamento e del DIRCOTE.
Il caso “Perseo” ha scosso molte coscienze e si va allargando un movimento si sostegno ai condannati. Anche esponenti della società civile, rinomati giuristi, giornalisti e intellettuali e associazioni e Ong si stanno schierando.
Inoltre, il popolo peruviano sta tornando a lottare e ci sono state diverse manifestazioni di piazza per denunciare che in Perù non c’è più democrazia.
Dei tre scioperi dei lavoratori dei trasporti che hanno avuto luogo nel 2024 – il quarto e ultimo sciopero, molto riuscito, è stato a inizio dello scorso aprile – il terzo ha completamente paralizzato Lima e parte del resto del Paese.
Durante lo sciopero, i dirigenti della lotta sono entrati in Parlamento contestando l’approvazione della nuova Legge sul terrorismo urbano voluta dell’estrema destra che punta a perseguitare tutti coloro che protestano contro il neoliberismo, lo sfruttamento e la corruzione in Perù.
Anche sul fronte della lotta per la memoria storica della lotta di classe c’è chi è interessato a difenderla. Sono settori principalmente legati a posizioni borghesi di sinistra e contrastati nel Museo della Memoria, un istituto statale da dove sono stati sistematicamente allontanati per essersi opposti al discorso ufficiale del terruqueo e per aver esposto documenti, opere d’arte e manufatti artigianali che denunciano i massacri delle forze armate e di polizia durante la guerra interna 1980 – 2000.

In questo scenario e stante il tuo ruolo, qual è la tua situazione e quella dei tuoi colleghi?
Dopo la mia partenza per il tour3 di presentazione del libro 50 anni di diritto penale del nemico. Fino a quando? anche in Europa, mi è stata notificata una richiesta della Procura di divieto d’espatrio. L’accusa, del tutto infondata, è quella di aver cercato, con il presunto pretesto della presentazione del libro all’estero, di fuggire per eludere il processo “Olimpo” contro MOVADEF e i suoi avvocati. Infatti, sono sotto processo con altri dieci avvocati difensori dei prigionieri politici in quanto accusati di “difendere i terroristi”: è questo il contenuto politico dell’operazione “Olimpo” e proprio nei sotterranei del DIRCOTE si sono svolte illegalmente le udienze di custodia cautelare che sono state imposte a sei dei miei colleghi per 20 mesi e agli altri imputati, che ora sono più di 125.
Il processo “Olimpo” inizierà da un momento all’altro e ci aspettiamo lo stesso identico risultato di “Perseo”. Calcoliamo che tra circa due anni, o meno, saremo condannati al carcere con l’obiettivo di impedire ai marxisti-leninisti-maoisti di partecipare pacificamente alla vita politica del paese e allo scopo di impedire la difesa legale dei marxisti-leninisti-maoisti perché questi, presumibilmente, non hanno nemmeno il diritto alla difesa legale. Questo è il diritto penale del nemico in Perù. Per questo diciamo: una persecuzione delle idee e degli ideali politici, proibita e vietata dalla stessa Costituzione del Perù e da tutti i trattati internazionali sui diritti umani. Uno stato di polizia e una negazione dello stato di diritto.

Cosa chiedete in termini di solidarietà internazionale?
Chiediamo al popolo peruviano di unirsi per lottare contro il terruqueo e per abrogare la legge sull’appartenenza a un’organizzazione terroristica che consente, grazie al suo testo vago e ambiguo, di accusare e condannare qualsiasi cittadino di appartenenza o affiliazione a un’organizzazione terroristica.
Chiediamo la solidarietà internazionale dei democratici che si battono per la difesa del diritto garantista, per la difesa dei trattati internazionali che vengono calpestati dai soliti guerrafondai, gli imperialisti guidati dagli Usa.
Chiediamo la solidarietà internazionale dei democratici e degli altri combattenti per i diritti fondamentali per poterci appellare alla giustizia internazionale contro il caso “Perseo” perché constatiamo, insieme a molti altri in Perù, che il Potere Giudiziario ha rinunciato alla sua giurisdizione indipendente per sottomettersi alle esigenze della sicurezza nazionale, anteponendola e negando il primo e principale articolo della Costituzione peruviana che ordina di difendere la persona umana e la sua dignità come centro della società e dello Stato.
Noi, come difesa legale, abbiamo ben chiari i nostri limiti, per questo cerchiamo di conquistare i democratici e i popoli del mondo che si oppongono a genocidi come quello commesso a Gaza e contro il popolo palestinese con l’intenzione di farlo sparire, per unire le forze e sconfiggere questa nuova e maggiore tensione reazionaria degli Stati imposta dai governanti del mondo.
Grazie.

***

1 Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori, ha negato la vittoria del suo avversario Pedro Pablo Kuczynski alle elezioni Presidenziali del 2016 e non si è fermata finché non l’ha fatto rimuovere nel 2018. Nel 2021, è stata nuovamente sconfitta alle Presidenziali da Pedro Castillo.

2 Per approfondire, Perù in rivolta contro il golpe.

3 Il co-autore, l’avvocato Alex Puente Cárdenas è stato fatto scendere dall’aereo e gli è stato impedito di viaggiare mentre a Miguel Sánchez Calderón volevano impedirgli di viaggiare.

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