Sono migliaia le persone che negli ultimi mesi si sono mobilitate in tutto il paese per opporsi alle politiche guerrafondaie e antipopolari del governo Meloni. Contro il sostegno del nostro paese allo stato terrorista di Israele nel genocidio in corso a Gaza. Contro gli attacchi padronali ai CCNL, ai diritti e alla sicurezza sul lavoro. Contro l’eliminazione dei servizi essenziali quali sanità e istruzione pubblica.
Le masse popolari sono sempre più disposte a mobilitarsi e questo rende il movimento di resistenza del nostro paese, soprattutto contro la guerra, l’economia di guerra e il riarmo, un movimento sempre più di massa.
Un movimento che per la portata che già ha, ma anche per quella che può assumere, inevitabilmente sollecita e spinge esponenti delle Pubbliche amministrazioni ad attivarsi in qualche modo e li mette davanti a un bivio. Assumere sui territori che amministrano il ruolo di agenti del governo guerrafondaio di Giorgia Meloni, criminalizzando chi si mobilita contro la guerra e boicotta i sionisti che entrano e operano indisturbati sui nostri territori. Oppure schierarsi a sostegno delle masse popolari che si mobilitano per interrompere la partecipazione dell’Italia alla Terza guerra mondiale e contro il genocidio in Palestina.
Leggi anche Mobilitarsi per la Palestina. Cacciare il governo Meloni
Esistono già oggi sindaci e amministratori locali che hanno scelto di schierarsi dalla parte delle masse popolari e di sostenere le lotta che conducono contro la terza guerra mondiale e il genocidio in corso a Gaza. Di seguito ne riportiamo alcuni esempi.
Da Cassinetta di Lugagnano (MI) non si è fatta attendere la risposta all’iniziativa Rearm Europe e all’infelice piazza chiamata dai suoi sostenitori per il 15 marzo. In quell’occasione il sindaco, Domenico Finiguerra ha fatto appello alla mobilitazione di sindaci e amministratori locali per prendere posizione e costruire una rete per la pace e contro il riarmo. Di pochi giorni fa invece l’appello ai cittadini e ai colleghi sindaci a esporre uno striscione con su scritto “Stop genocidio” fuori dai palazzi comunali e istituzionali come ha fatto lui.
Sulla spinta della miriade di iniziative solidali con la Palestina del 25 aprile, il sindaco di Marzabotto (BO) Valentina Cuppi, ex Presidente del PD, ha lanciato un appello per la promozione di una manifestazione nazionale per fermare la violazione del diritto internazionale in Palestina. Appello raccolto dal Comitato regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto, che ha rilanciato con la chiamata a tutte le realtà per “fare tutto quel che possiamo per fermare lo sterminio di una popolazione innocente, proprio come i civili inermi che abitavano a Monte sole 80 fa”.
A Montespertoli (FI) il sindaco Alessio Mugnaini ha invece annullato la degustazione di vini israeliani prevista all’interno della 67esima mostra del Chianti. L’iniziativa è stata annullata a seguito dell’attivazione della Rete antifascista di Montespertoli e della lettera aperta diffusa da “Empoli per la pace” e indirizzata al sindaco di Montespertoli proprio per chiedere l’annullamento dell’evento. Lettera rilanciata da realtà e singoli, come anche il consigliere comunale esponente della lista anti larghe intese “Empoli in Comune” Leonardo Masi.

In tutta Italia su spinta delle irruzioni di collettivi e reti per la Palestina, dalla Lombardia alla Campania, passando per l’Emilia Romagna e le Marche fino ad alcuni comuni del Lazio, sono ormai centinaia le amministrazioni che hanno votato mozioni per fermare il genocidio e in solidarietà con il popolo palestinese.
Su questa spinta sono nate anche diverse reti e iniziative di amministratori ed eletti come quella del circolo livornese di Sinistra Italiana che ha promosso l’interrogazione parlamentare presentata al Governo da Marco Grimaldi (AVS) in merito all’arrivo al Molo Italia nei giorni scorsi della nave Usa Slnc Severn, nave statunitense che trasportava mezzi e materiali logistici militari classificati per lo più come materiale commerciale. L’iniziativa è stata presa su spinta della denuncia fatta dal Gruppo Autonomo Portuale (GAP) di Livorno e dai presidi messi in atto per bloccare lo sbarco di armi. Il Gap di Livorno inoltre alzando l’asticella della lotta al traffico di armi dei porti Italiani con l’appello fatto a tutte le forze politiche per istituire a livello nazionale l’obiezione di coscienza per i lavoratori che si rifiutano di movimentare armamenti. Misura che nel 2021 USB Porti e il CALP di Genova sono riusciti ad imporre all’amministrazione locale di Livorno.
Ma non solo. Dopo diverse iniziative di boicottaggio di prodotti israeliani e mobilitazioni contro il silenzio delle istituzioni sul genocidio a Gaza, alcuni sindaci della piana fiorentina, come Lorenzo Falchi, e Giuseppe Carovani, nonché esponenti dell’amministrazione comunale di Firenze come Caterina Arciprete (AVS), hanno sottoscritto l’appello promosso da alcune realtà per chiedere al Governatore Giani di destituire Marco Carrai dalla presidenza del Meyer, perché console di uno Stato illegittimo che sta perpetrando un genocidio anche contro donne e bambini. Inoltre Lorenzo Falchi, sindaco di Sesto Fiorentino e membro della segreteria nazionale di Sinistra Italiana, ha patrocinato un’iniziativa promossa da Firenze per la Palestina, firmato una petizione promossa dal Comitato No comando Nato di Firenze e di recente aderito alla piattaforma Piana per la Palestina.
Leggi anche Organizzare la resistenza, soffiare sul fuoco della rivolta
Dall’altra parte, invece, ci sono tutti quegli amministratori che si sono prestati a essere “braccio armato” dei venti di guerra sostenuti dal governo sui territori che non hanno raccolto altro che tempesta e contestazioni. Ne sono esempio il sindaco di Napoli Manfredi e l’assessore Armato che dopo essersi schierati coi due provocatori sionisti che hanno attaccato Nives Monda, ristoratrice della Taverna Santa Chiara che si è schierata dalla parte della resistenza palestinesi, hanno dovuto mandar giù il rospo che la mobilitazione cittadina gli ha fatto ingoiare. Il comune di Napoli ha infatti fatto dietrofront e ha incontrato Nives, esprimendo piena solidarietà.
In continuità a questa mobilitazione a Napoli, venerdì 23 maggio, ci sarà un presidio della Rete Napoli per la Palestina in occasione del Consiglio Comunale in cui Manfredi cercherà di parlare di pace e di Palestina. Nella mobilitazione saranno presentate le misure alternative che il sindaco dovrebbe prendere per schierarsi coi fatti dalla parte della Palestina invece di fare chiacchiere vuote per provare a salvarsi la faccia davanti all’opinione pubblica.
Stessa direzione l’ha presa Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, dopo l’identificazione della panettiera Lorenza Roiati da parte delle forze dell’ordine per lo striscione esposto fuori dal suo locale il 25 Aprile. Ma la mobilitazione antifascista cittadina è riuscita a rimettere al loro posto l’amministrazione di nostalgici, i gruppuscoli di fascisti che hanno cercato di accreditarsi con l’occasione e la repressione poliziesca. Questi due esempi sono la chiara e netta dimostrazione che la mobilitazione delle masse popolari è quella forza capace di smascherare e delegittimare i sindaci e gli amministratori locali che si mettono contro la loro volontà.

Il movimento di solidarietà con la Palestina ha il compito di prendere di mira sindaci, amministratori ed eletti. Costringerli a schierarsi dalla loro parte o travolgerli con la mobilitazione. Siamo in guerra ma la guerra può essere fermata. È sempre più urgente che questo governo e tutti i guerrafondai che affollano le amministrazioni comunali e l’attuale parlamento vadano a casa! Urgente, necessario, ma non “pacifico”. Nessuno di loro se ne andrà spontaneamente. Lo faranno solo se costretti, asserragliati e cacciati dal basso.
È una lotta già in corso in tutto il paese. È nelle migliaia di battaglie dentro le aziende che ogni giorno vengono chiuse, nelle scuole e negli ospedali che sono ridotti sempre più all’osso, nei territori dove si combatte contro la militarizzazione del territorio, contro il coinvolgimento del paese nelle guerre Usa-Nato e nelle operazioni genocidarie dei loro scagnozzi sionisti. Una lotta che deve trascinare con sé anche sindaci, amministratori, eletti e tutto quanto possiamo scagliare contro il nemico. Per fare questo bisogna rendere ogni mobilitazione e iniziativa di lotta colpi di cannone che colpiranno sempre più forte il governo Meloni fino a farlo a cadere. La parola d’ordine è una. Unire le forze per colpire uniti!






