Sabato 3 maggio Ascoli è stata antifascista e lo è stata in grande. Come non accadeva da decenni.
Oltre 3.000 persone hanno risposto presente alla chiamata del Collettivo Caciara contro gli atti intimidatori che l’amministrazione comunale – a guida Fratelli d’Italia – e la questura di Ascoli hanno messo in campo in occasione del 25 aprile, in ossequio alle direttive nazionali. Tra questi il caso di Lorenza Roiati, esponente di una storica famiglia di partigiani e antifascisti locali, che ha ripreso e denunciato l’attacco da parte delle Forze dell’ordine dopo aver esposto fuori dalla sua panetteria un lenzuolo con su scritto “25 aprile, buono come il pane, bello come l’antifascismo”.
Alla denuncia della panettiera gruppuscoli fascisti hanno fatto apparire striscioni che inneggiavano “ai forni” e frasi in difesa della questura, come “Da quel forno un tale fetore che diventa simpatico anche il questore”. Questa era forse l’unica voce cui sindaco, questore e fascisti volevano dare fiato nella “città nera” di Ascoli in ossequio alle indicazioni di sobrietà e repressione del 25 aprile diramata dal governo Meloni.
Il corteo di sabato, a cui hanno aderito l’Anpi locale, la Cgil locale e regionale, l’Usb di Ascoli, il Fronte della gioventù comunista delle Marche, La Fenice (sindacato studentesco legato alla Rete degli studenti medi), associazioni e realtà locali, ha invece “ribaltato” la situazione restituendo una realtà ben diversa. Le bandiere partigiane e della Palestina hanno invaso piazze e strade spazzando via la “cappa nera” dalla città e rimettendo al loro posto sindaco, Questura e fascistelli locali.
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La risposta degli antifascisti della città, quindi, è stata pronta e decisa. Ha rispedito al mittente sia la stretta repressiva tentata dall’amministrazione locale, che il tentativo di strumentalizzazione messo in campo dal resto dei partiti delle Larghe intese, che oggi dall’opposizione si nascondono dietro al paravento di un vuoto antifascismo mentre da decenni promuovono le stesse politiche antipopolari che sono terreno di coltura proprio della mobilitazione reazionaria. Con la loro iniziativa gli antifascisti della città hanno messo in un angolo Amministrazione locale e Questura. Hanno ricacciato al loro posto gli scimmiottatori del ventennio e il loro tentativo di rafforzarsi, di fare da sponda a Comune e Questura e hanno disinnescato le provocazioni che i fascisti hanno provato a fare durante il corteo, da cui hanno dovuto andarsene a testa bassa.






Ascoli è l’esempio eclatante che ogni attacco del nemico, ogni tentativo di inasprire la repressione o di soffiare sul fuoco della reazione può essergli rivoltato contro dalla mobilitazione popolare. Ascoli è l’esempio che quando qualcuno la promuove su parole d’ordine giuste, coraggiose e di prospettiva la mobilitazione si sviluppa col protagonismo di studenti, lavoratori, pensionati e antifascisti, di fronte ai quali i reazionari si scoprono deboli e impotenti!
Ad Ascoli le masse popolari hanno portato per le strade un antifascismo popolare, di lotta e di sostanza, fatto di organizzazione nei quartieri, di solidarietà, di lotta per il lavoro, per i diritti, per la scuola, contro l’inasprimento della repressione, della libertà d’espressione e di dissenso contenuti nel nuovo decreto Sicurezza e promossi dal governo in carica, di cui è espressione locale la giunta di Ascoli. La manifestazione del 3 maggio ha affermato con forza che oggi essere antifascista significa lottare per la difesa e l’applicazione della Costituzione nata dalla Resistenza, per difendere i diritti conquistati a partire da quell’esperienza e contro il sostegno del paese alle guerre e ai genocidi perpetrati dagli imperialisti oggi. Un antifascismo popolare, unica reale risposta capace di sbarrare la strada ai reazionari!
La piazza di Ascoli quindi non ha solo risposto all’attacco schifoso di questurini, fascisti e reggicoda del governo Meloni ha ribaltato anche l’antifascismo padronale di quei politicanti, del PD e affini, che parlano di antifascismo ma sostengono le guerre e hanno portato avanti nel nostro paese negli ultimi 30 anni i decreti sicurezza, le peggiori politiche antisociali e di attacco ai diritti delle masse popolari.
Proprio perché la risposta di Ascoli è un esempio importante, che ha portata nazionale, abbiamo chiesto a chi ha promosso l’iniziativa e a chi era presente di raccontarci la giornata. Anche con l’intento di rilanciare l’iniziativa e combattere la tanta intossicazione in cui i media di regime l’hanno avvolta.
Una delle organizzatrici della manifestazione, Cecilia Di Domizio del Collettivo Caciara, ha così commentato la giornata:
La manifestazione di sabato è stata un grande successo, ma lo sarebbe stato allo stesso modo se ci fossero state anche sole 2 persone presenti, perché ad Ascoli una manifestazione antifascista non si vedeva da molti anni. Il corteo è stato partecipato principalmente da ascolani e questo per noi è l’aspetto più positivo perché è stata una manifestazione di “popolo”, della città, che ha detto chiaramente di non essere una città fascista, come si pretende di dipingerla. Che ha detto che Ascoli è terra di antifascisti, che onorano la storia partigiana della propria città, medaglia d’oro alla Resistenza.
Ciò che più ci ha colpito è stata la risposta alla chiamata che abbiamo fatto, la voglia di partecipazione che abbiamo trovato. In molti prima della manifestazione ci hanno contattati per proporsi di dare una mano, di partecipare attivamente anche al servizio d’ordine, e durante la manifestazione altrettanti ci hanno domandato quando avremmo tenuto la prossima assemblea, per poter partecipare. Insomma una risposta forte di volontà di partecipazione politica; quella politica che non si fa nei palazzi ma che si fa nella comunità, nei quartieri.
Abbiamo lanciato la manifestazione a partire dall’episodio che ha coinvolto Lorenza e mossi dall’apparizione di striscioni neofascisti per la città. È partita da questo episodio, ma in realtà era un ragionamento che da tempo stavamo costruendo, soprattutto in risposta ai tentativi di “rialzare la testa” che hanno fatto gruppi neofascisti in città. La posizione dell’amministrazione comunale rispetto all’episodio di Lorenza e dall’altra parte la tolleranza che ha mostrato per manifestazioni e propaganda neofascista ci hanno fatto muovere.
Quando abbiamo chiamato la manifestazione, abbiamo specificato che non avremmo tollerato le bandiere di quei partiti che avevano già troppa esposizione mediatica. Lo abbiamo fatto perché siamo consapevoli che tutta l’attenzione che si è riversata sulla vicenda è legata alle prossime elezioni regionali di settembre/ottobre 2025. Ecco, questo circo mediatico a noi non è piaciuto perché era chiaro il tentativo di strumentalizzazione della vicenda e non abbiamo voluto che all’indomani del 3 quelle forze si fossero “intestate” mediaticamente la piazza, perché questa manifestazione è stata promossa da chi nelle piazze e nelle strade ci sta e da qui fa politica.
Noi siamo attivi sul territorio dal 2019, ci siamo costituiti praticamente nel lockdown, momento in cui abbiamo iniziato a fare la nostra attività tramite il sostegno alla popolazione con spesa e consegna medicinali e tramite iniziative in diretta Fb. Abbiamo poi continuato la nostra attività sul territorio regolarmente. Oggi abbiamo un nostro spazio, da circa due anni, dove portiamo avanti un calendario di iniziative mensili. Il collettivo si è fondato e si fonda sull’antifascismo, per promuovere la storia della nostra città come medaglia d’oro alla Resistenza. Ascoli è stata una delle prime città ad alzare la testa contro i fascisti e uno dei nostri obiettivi è rendere viva questa memoria, farla conoscere e toccare con mano, anche organizzando iniziative e camminate proprio nei luoghi della Resistenza. Il nome stesso del nostro collettivo richiama a questa pietra fondante: la caciara è una struttura tipica delle nostre montagne, in cui i pastori si riparavano e facevano il formaggio, ma che nella Resistenza è stata usata come riparo dei nostri partigiani.
Insomma il 3 maggio abbiamo raccolto la risposta di ciò che in questi sei anni abbiamo seminato e che continueremo a fare. Il nostro obiettivo adesso è infatti non disperdere la partecipazione e l’attenzione, la voglia di partecipare che abbiamo trovato in quella piazza, ma di coinvolgere gli antifascisti scesi in piazza nel prossimo periodo in riunioni e assemblee per proseguire a parlare di antifascismo e per allargare la partecipazione alle attività.
Mauro Giuliani, dirigente locale Usb e lavoratore della sanità, che ha aderito e partecipato alla manifestazione l’ha così commentata:
Abbiamo aderito e partecipato orgogliosamente e felicemente alla manifestazione di sabato 3 maggio. La manifestazione è stata evidentemente un successo storico per Ascoli, erano decenni che nella città infatti non si vedevano manifestazioni antifasciste e che non si vedevano manifestazioni di questa portata.
Quella di sabato era una piazza di popolo, una risposta degli ascolani, con organizzazioni varie, con la partecipazione di lavoratori ma soprattutto di giovani studenti. Questo penso sia stato l’aspetto principale di una manifestazione che ha detto a chiara voce che Ascoli è antifascista, nonostante la presenza di amministrazioni di destra e di gruppuscoli fascisti. Sabato abbiamo dato una risposta netta e sentita contro la politica fatta di intimidazioni a chi esprime dissenso e indignazione ma che sdogana e appoggia invece i nostalgici; sul locale e sul nazionale con il Dl Sicurezza e i tentativi di intimidire e boicottare il 25 aprile che c’è stata in più città del paese. Questo è stato sicuramente il detonatore della grande partecipazione locale, ma anche di chi è venuto in rappresentanza di altri territori colpiti dagli stessi tentativi, uniti e solidali nel dare una risposta.
Il messaggio che è passato forte e chiaro da quella piazza è stato che studenti, lavoratori e pensionati non si fanno intimidire, ma che anzi i tentativi repressivi provocano questa risposta. Nel mio intervento in piazza ho citato la frase di Gramsci “odio gli indifferenti”. Ecco, la risposta della piazza di sabato ha detto chiaramente che il territorio – giovani in prima linea – non è indifferente ma antifascista. Che non è indifferente a ciò che accade, alla realtà storica che viviamo, ma che la capisce molto bene e che per questo parteggia! Nella piazza l’antifascismo si è intrecciato a temi come la difesa dell’istruzione, della sanità pubblica, dei diritti dei lavoratori. Insomma quella piazza ha detto chiaramente che parteggia per l’antifascismo e per riconquistare tutti quei diritti che con la lotta di liberazione della Resistenza sono stati strappati e costruiti dai nostri nonni e che oggi provano a toglierci.






