25 Aprile a Milano

I guerrafondai e i complici del genocidio in Palestina non hanno spazio nelle celebrazioni della Liberazione. Sono corpi estranei e ostili

Difendere il 25 Aprile dalle provocazioni e dalle strumentalizzazioni è un compito collettivo.
A quanti nell’Anpi si fanno promotori dei valori della Resistenza, il compito si sbarrare la strada ai guerrafondai e ai complici del genocidio in Palestina. Bando alle pantomime: le bandiere di uno Stato genocida non possono convivere con le bandiere palestinesi e quelle degli ebrei contro l’occupazione e il sionismo.
Alla comunità palestinese il compito di chiamare a raccolta gli ebrei contro l’occupazione e il sionismo per sfilare insieme e conquistare insieme il palco da cui parlare.
A quanti nella Cgil si fanno promotori dei diritti e della dignità dei lavoratori, il compito di impedire che la manifestazione sia una passerella per politicanti che da sinistra, come e quanto da destra, hanno smantellato pezzo dopo pezzo le conquiste a cui la vittoria della Resistenza aveva aperto la strada.
Ai sindacati di base, ai partiti e alle organizzazioni comuniste, ai movimenti il compito di riempire ogni spazio, politico e fisico, dalla testa alla coda del corteo, ai vessilli dei guerrafondai, dei sionisti, dei servi della Nato e della Ue. Non devono avere nemmeno la faccia di presentarsi.

Dopo 2 anni di guerra per interposta persona in Ucraina – con risultati disastrosi – i paesi membri della Nato oggi parlano apertamente della necessità di “un salto di qualità”: lustrano le testate atomiche e prospettano l’invio di truppe contro la Federazione Russa dopo aver già inviato a sostegno dell’Ucraina denaro, armi, volontari e mercenari.
La strage del 22 marzo a Mosca è un segnale ben chiaro. Metodi e procedure – una strage di civili tramite un attentato terroristico – sono la firma autografa degli imperialisti Usa-Nato, sterminatori seriali di popoli in ogni angolo del mondo.

In Palestina è in corso un genocidio che soltanto i sostenitori e i complici dello Stato sionista d’Israele riescono, imbrogliando con le parole, a definire diversamente. Dopo aver letteralmente raso al suolo la Striscia di Gaza, dopo oltre 30mila morti, lo Stato sionista d’Israele punta ad allargare il conflitto a tutto il Medio Oriente con il coinvolgimento diretto dell’esercito Usa al suo fianco.
Il bombardamento mirato dell’ambasciata iraniana in Siria dell’1 aprile è un passo in questo senso.

L’Italia, dopo essere stata genuflessa dal governo Draghi alle manovre degli Usa in Ucraina, oggi è governata dai nipoti dei fucilatori di partigiani. Fra malcelate nostalgie del Ventennio, il palese interesse personale del Ministro della Difesa nel traffico di armi (Guido Crosetto di mestiere fa “l’imprenditore nel settore della difesa”) e la complicità con il genocidio di palestinesi, il nostro paese è una stampella dei guerrafondai e dei sionisti.
Manganellate a chi scende in piazza (ricordate gli studenti di Pisa?), inchieste, arresti e processi mentre le basi Usa e Nato in Italia sono avamposto delle operazioni militari in mezzo mondo.

Le finte opposizioni al governo Meloni sono parte del problema. Oltre ad aver sostenuto le manovre del governo Draghi di cui facevano parte, Pd e M5S hanno votato con il governo Meloni la missione militare nel Mar Rosso.
Il Pd, che ieri ha lavorato con zelo per “sostenere i patrioti ucraini” (termine dietro cui si celavano i battaglioni nazisti) con lo stesso zelo opera oggi per nascondere i crimini dei sionisti, assicurare il sostegno delle autorità e delle istituzioni italiane ai criminali sionisti, per criminalizzare la resistenza palestinese. Il ruolo di Sala nel divieto alla manifestazione in solidarietà al popolo palestinese del 27 gennaio è solo uno dei tanti esempi in proposito.

Il loro 25 Aprile

Il Pd, alla testa di una cordata trasversale di sostenitori dei sionisti e servi della Nato, ha da sempre avuto un ruolo specifico nel tentativo di trasformare il 25 Aprile in un’operazione di unità nazionale svuotandolo di ogni legame con la Liberazione dal nazifascismo che non sia un tentativo di revisionismo storico, piegandolo alle esigenze della propaganda di guerra e privandolo di ogni significato rispetto alla realtà attuale.
Così, come nel 2004 è stata imposta la presenza delle bandiere sioniste alla testa del corteo con la il pretesto di “ricordare il sacrificio della Brigata Ebraica nella liberazione del paese”, nel 2022 sono state imposte le bandiere della Nato e oggi il sindaco di Milano Sala lancia l’appello affinché “il 25 Aprile non sia un derby fra israeliani e palestinesi”.

Nel 2022 abbiamo lanciato un appello pubblico per impedire che i guerrafondai e i servi della Nato usurpassero il 25 Aprile prendendo la testa della manifestazione di Milano. Nonostante l’enorme maggioranza dei partecipanti alla manifestazione – decine di migliaia di persone – fosse autenticamente animata dalla volontà di difendere i valori della Resistenza e dal rifiuto della guerra, le contestazioni non hanno impedito che le bandiere dello Stato sionista d’Israele, della Nato e anche i vessilli dei battaglioni nazisti ucraini campeggiassero alla testa del corteo.
Abbiamo fatto un bilancio di quella giornata [25 Aprile a Milano. Appunti per fare un passo avanti], all’epoca sottovalutando i risultati che furono comunque raggiunti: il 25 Aprile del 2023 i guerrafondai e i complici della Nato e dei sionisti hanno avuto l’accortezza di percorrere solo alcune centinaia di metri del percorso del corteo, a beneficio di telecamere, per evitare contestazioni come l’anno precedente e prevedendone di più efficaci.

Seppure il Pd provi ad ammantare di antifascismo (padronale) la sua presenza, in chiave puramente elettorale, quest’anno la situazione è persino più chiara.
I guerrafondai e i loro sostenitori, i sionisti e i loro complici, i servi della Nato e della Ue non celebrano la Liberazione, operano per aggravare la sottomissione dell’Italia alla Nato, ai sionisti e alla Ue e per trascinarla più a fondo nella terza guerra mondiale. In modo ben più evidente agli occhi delle masse popolari sono corpi estranei e ostili alle celebrazioni del 25 Aprile.
Politicamente non c’è nessuna ragione per inquadrare la loro partecipazione al corteo da qualcosa di diverso da una provocazione. In quella piazza non c’è spazio, né politico né fisico, per loro, i loro vessilli e la loro propaganda di guerra travestita da pacifismo senza principi.

Il nostro 25 Aprile

Il corteo di Milano sarà partecipato da una moltitudine di persone che, come negli anni passati ma più che negli anni passati, manifestano contro la guerra, contro i governi delle Larghe Intese, contro i nostalgici del Ventennio del governo Meloni e il razzismo di stato, in solidarietà con le resistenze dei popolo oppressi e contro il genocidio del popolo palestinese. Ci saranno partiti, associazioni, organizzazioni sindacali e movimenti che, pur con diverse sensibilità, vogliono celebrare la Liberazione e onorare i valori della Resistenza.
Questo è “il nostro” 25 Aprile. Quello che ha le radici piantate nella lotta di liberazione e contestualizza i valori e le aspirazioni di chi ha combattuto e vinto contro i nazifascisti alla lotta di classe di oggi.
Difenderlo dalle provocazioni e dalle strumentalizzazioni è un compito collettivo.
A quanti nell’Anpi si fanno promotori dei valori della Resistenza, il compito si sbarrare la strada ai guerrafondai e ai complici del genocidio in Palestina. Bando alle pantomime: le bandiere di uno Stato genocida non possono convivere con le bandiere palestinesi e quelle degli ebrei contro l’occupazione e il sionismo.
Alla comunità palestinese il compito di chiamare a raccolta gli ebrei contro l’occupazione e il sionismo per sfilare insieme e conquistare insieme il palco da cui parlare.
A quanti nella Cgil si fanno promotori dei diritti e della dignità dei lavoratori, il compito di impedire che la manifestazione sia una passerella per politicanti che da sinistra, come e quanto da destra, hanno smantellato pezzo dopo pezzo le conquiste a cui la vittoria della Resistenza aveva aperto la strada.
Ai sindacati di base, ai partiti e alle organizzazioni comuniste, ai movimenti il compito di riempire ogni spazio, politico e fisico, dalla testa alla coda del corteo, ai vessilli dei guerrafondai, dei sionisti, dei servi della Nato e della Ue. Non devono avere nemmeno la faccia di presentarsi.

Il 25 Aprile del P.Carc

In queste settimane che precedono il corteo
– stiamo cercando la strada per sostenere ogni realtà organizzata che ha in animo – e si dà i mezzi – per sbarrare la strada agli usurpatori del 25 Aprile e per riprendersi il senso e lo spazio delle celebrazioni della Liberazione.
Sensibilità diverse, pratiche diverse e anche diversi obiettivi e contenuti: proviamo a coordinarci affinché nelle rispettive diversità ognuno possa concorrere a riaffermare i valori della Resistenza.
– Stiamo collaborando con una serie di organismi politici e sociali per uno spezzone unitario ampio e plurale che percorra tutto il corteo per raggiungere piazza Duomo. In quello spezzone lo striscione del P.Carc sarà “per una nuova liberazione nazionale dalla Nato, dai sionisti e dalla Ue”. Invitiamo tutto coloro che vi si riconoscono a partecipare.
– Vogliamo mettere in sinergia e in concatenazione una serie di iniziative, attività e mobilitazioni che diano seguito pratico e sviluppo alle parole d’ordine che riempiranno il corteo del 25 Aprile. Viviamo una situazione di straordinaria gravità: con la terza guerra mondiale che avanza e un genocidio conclamato in corso. Nessuno può far finta di vivere in una situazione “normale”. È sbagliato pensare e comportarsi come se la situazione fosse “normale”. Forse mai come oggi è utile ribadire che il 25 Aprile non è una ricorrenza!

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