Decine di migliaia di sinceri antifascisti presenti al corteo del 25 Aprile a Milano non sono riusciti a trovare il modo di espellere dalla manifestazione i corpi estranei e ostili, ma hanno tuttavia espresso la loro distanza dai guerrafondai, dai traditori della Resistenza e dai sostenitori di Draghi.

Il PD, i Radicali, i sostenitori della NATO e dei nazisti ucraini, sono stati costretti a palesarsi per ciò che realmente sono: usurpatori e provocatori. Ma cosa ci lascia il 25 Aprile di Milano? Alcune considerazioni per fare un passo avanti.

Come avevamo previsto con un mese di anticipo (vedi l’Editoriale del numero 4/2022), le celebrazioni del 25 Aprile sono state infangate dal PD che, primo tra tutti, ha “manovrato” attivamente per piegare la storia – e in particolare la Resistenza – alla propaganda di regime a sostegno di Draghi, della NATO, della guerra e dei battaglioni nazisti ucraini.

La gogna mediatica contro l’ANPI, accusata di essere “filo Putin”, scatenata nelle settimane precedenti, ha prodotto l’infame compromesso per cui il PD ha finto di rispettare la volontà dell’ANPI di non portare in piazza le bandiere della NATO (ci hanno pensato i provocatori del Partito Radicale, di +Europa e affini), mentre l’ANPI ha fatto finta di non vedere le manovre per equiparare la Resistenza italiana a quella ucraina di matrice nazista.

Il 25 Aprile, a Milano, abbiamo contestato la presenza del PD alla manifestazione. Lo abbiamo fatto solo noi del P.CARC e un’altra componente del movimento milanese.

Il fatto che fossimo in pochi ha, ovviamente, dato libero sfogo ai cantastorie di regime, che hanno parlato di “isolate contestazioni”, ma la verità è un’altra.

Se le contestazioni non sono dilagate e se il PD non è stato cacciato dalla piazza è stato solo per lo scarso livello di coordinamento e la conseguente scarsa capacità organizzativa dei tanti animatori e promotori del movimento popolare. Le “circoscritte” (non isolate) contestazioni al PD sono state espressione di questa debolezza, ma soprattutto la conseguenza di alcune concezioni sbagliate proprie della dirigenza dei partiti comunisti, dei sindacati di base, degli organismi popolari. Queste concezioni vanno messe in luce e dibattute per consentire a tutto il movimento operaio e popolare di fare un passo avanti.

Nel preparare la contestazione abbiamo interpellato tutti coloro che siamo riusciti a raggiungere e abbiamo toccato con mano alcune di queste idee sbagliate. Eccone alcune.

Moltissimi ci hanno risposto che non c’erano i numeri per organizzare la contestazione. Questa scusa è una tipica manifestazione della difficoltà ad assumersi in prima persona le responsabilità. Ma se le responsabilità non ce le assumiamo, allora i numeri non ci saranno mai. Alla prova dei fatti, se tutti coloro che hanno accampato questa scusa si fossero mobilitati insieme, il PD, forse, sarebbe stato estromesso dal corteo!

Alcuni ci hanno detto che non volevano “sporcarsi le mani” con i guerrafondai e hanno preferito fare un’altra manifestazione. Scelta legittima, ma sbagliata. Dobbiamo tracciare un solco profondo fra noi e il nemico, ma il solco da tracciare è politico, non “geografico”. Fare un’altra manifestazione, in questa fase, significa rifiutarsi di contendere al nemico l’orientamento, l’influenza e la direzione delle masse popolari. Significa lasciare mano libera ai promotori della mobilitazione reazionaria.

La contraddizione fra classe dominante e masse popolari si è manifestata chiaramente nel corteo del 25 Aprile, ma secondo i paladini della linea di “non sporcarsi le mani” i comunisti dovevano distinguersi, separarsi… Noi, al contrario, siamo convinti che i comunisti debbano stare dove ci sono le masse popolari per orientarle.

Si tratta di visioni contrapposte che, forse, la manifestazione del 25 Aprile di Milano permetterà di mettere a confronto per arrivare a una sintesi superiore e positiva.

Infine, fra chi non ha partecipato alla contestazione, c’è una parte che, opportunisticamente, ha finto di non vedere lo schifo, dando anche una lettura di comodo della manifestazione: “La piazza era piena di gente contro la guerra e contro la NATO, le bandiere della NATO e i simboli dei nazisti ucraini erano pochi, tanto pochi da passare inosservati e non compromettere il significato della manifestazione”. A sentire questi, sembra che il problema sia stato rappresentato in egual misura tanto dalle bandiere della NATO che da chi le ha contestate (perché ha dato loro visibilità)…

Si tratta di opportunismo e memoria corta! Quando nel 2004 le bandiere della Brigata Ebraica hanno fatto la loro prima comparsa al corteo del 25 Aprile erano poche, ma furono sufficienti tanto a sdoganare i sionisti che continuavano a massacrare il popolo palestinese che a servire da pericoloso “precedente”. I vessilli di Israele, infatti, hanno aperto la strada a tutte le altre bandiere al servizio del revisionismo storico con cui la classe dominante nega la verità storica per imporre una narrazione a lei più confacente e utile.

Un proverbio dice che è ladro tanto chi ruba quanto chi regge il sacco. Chi dice che le contestazioni non servivano ha retto il sacco alla borghesia imperialista.

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