lunedì, Luglio 20, 2026
  • Login
Partito dei CARC
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
Partito dei CARC
No Result
View All Result

Intervista a Flavio Rossi Albertini

Teresa Noce by Teresa Noce
Aprile 4, 2023
in Resistenza n. 4/2023
A A
0
0
SHARES
21
VIEWS
CondividiShare on TwitterInvia

Durante le iniziative per il terzo anniversario della strage del carcere Sant’Anna di Modena, promossa in particolar modo dal Comitato per la Verità e la Giustizia, abbiamo intervistato Flavio Rossi Albertini, avvocato del compagno anarchico Alfredo Cospito.
La breve intervista non solo aggiorna sugli ultimi sviluppi dal punto di vista del procedimento e della difesa legali, ma consente anche di ragionare sulla dialettica e sinergia tra il piano tecnico-legale e quello politico in materia di lotta alla repressione.
Il governo Meloni e la Corte di Cassazione hanno emesso una condanna a morte per Alfredo: il movimento di solidarietà che sostiene la sua lotta deve trasformare quella sentenza in un boomerang!
Piena solidarietà ad Alfredo e a tutti i rivoluzionari prigionieri nelle mani del nemico!

Con la linea di decidere di non decidere e lasciare le cose al loro corso, le autorità giudiziarie si sono infilate in un vicolo cieco che conduce direttamente a una sorta di “condanna morte” di fatto del prigioniero Alfredo Cospito. Pretendono una dissociazione politica anche solo per considerare la revoca del 41 bis. Stante l’indisponibilità di Alfredo a dissociarsi – e considerando che la questione è prima di tutto politica – al punto in cui si è giunti sembra che non esista alcuna strada legale per risolvere la situazione. È così, oppure anche dal punto di vista legale ci sono strade da percorrere?
Più che la dissociazione io direi che quello che richiedono in realtà è proprio una collaborazione, perché per poter uscire dal 41bis il detenuto, in questo caso Alfredo, dovrebbe fornire un vero e proprio contributo atto a chiarire magari la storia della Fai in un’ottica accusatoria. Quello che si richiede ad Alfredo, sostanzialmente, al pari di tutti gli altri detenuti, è di sostituire la propria persona con un amico, un parente, un compagno o chiunque sia. E questo Alfredo non lo farà mai.
Ci sarebbero altre strade da percorrere, ma l’unica questione, l’elemento centrale nella valutazione, sono i tempi di Alfredo: quanto potrà continuare uno sciopero della fame che oggi è arrivato al centoquarantunesimo giorno; qual è l’aspettativa di vita per un uomo che ha intrapreso una battaglia così importante – che lui definisce per la vita, non per la morte – che ormai si approssima ai cinque mesi.
Noi sicuramente nei prossimi giorni, anche forti della decisione di questo comitato per i diritti umani che è organo del Patto internazionale per i diritti politici e civili dell’Onu presenteremo un ricorso alla Cedu (la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). La Cedu è nata dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, sottoscritta da tutti i paesi membri del Consiglio d’Europa, è un tribunale che si occupa di valutare il rispetto degli standard minimi dei diritti umani definiti dalla Convenzione nei paesi aderenti).
La differenza tra la Cedu e l’Onu è che l’Onu può al più dare indicazioni non vincolanti al governo e abbiamo visto che il governo, ovvero il Ministero della Giustizia, ha immediatamente diffuso una nota nella quale dice che sostanzialmente non ritiene di dover compiere alcun passo a favore di Alfredo.
È un’arma importante perché dal punto di vista politico è, oggettivamente, una bomba: è la prima volta, per quello che ne sappiamo e che ci confermano gli esperti di diritto internazionale, che un comitato dell’Onu si misura con un regime detentivo e non con la pena di morte o con la tortura, che sono normalmente l’oggetto dell’intervento di questi organismi. Quando uno Stato sottopone o intende sottoporre alla pena di morte un detenuto o quando intende espellerlo verso un altro paese che pratica la tortura, lì interviene normalmente questo comitato per i diritti umani.
Nel nostro caso è la prima volta che il comitato si esprime su quelle che possono essere le conseguenze di trattamenti inumani e degradanti, sulla violazione dell’umanità della pena nei confronti di un detenuto. È chiaro che se si è espresso in questi termini per Alfredo, allora il giudizio è estendibile agli altri 749 uomini e donne che sono sottoposti allo stesso regime detentivo. Per questo è una decisione estremamente importante.
Forti di questa pronuncia, quello che vorremmo fare a questo punto è adire la Cedu perché questa potrebbe invece assumere dei provvedimenti vincolanti per l’ordinamento giuridico italiano e pertanto portare effettivamente a un miglioramento della condizione detentiva di Alfredo. Questo è l’obiettivo. Adesso dovremo presentare il ricorso e verosimilmente questo avverrà la settimana prossima. Detto ciò, i tempi della Cedu potrebbero essere lunghi, non di anni ma di mesi, e pertanto entrare in contraddizione con le condizioni di salute di un soggetto che è già prossimo ai cinque mesi di sciopero della fame. Questo è il vero problema dal punto di vista giuridico.

La resistenza di Alfredo, oltre ad aver sollevato il coperchio sulla situazione carceraria e sugli arbitri delle autorità giudiziarie, ha suscitato un grande e variegato movimento di solidarietà. Un movimento che ha avuto un ruolo determinante nel far diventare la resistenza di Alfredo un “caso politico”. Condividi questa analisi? 
Condivido dell’analisi il fatto che Alfredo ha avuto il grande merito di rompere la cappa di silenzio che per trent’anni ha avvolto uno strumento che noi ormai, come avvocati, definiamo apertamente di tortura. Uno strumento medievale come il 41bis serve solamente a piegare e affliggere gli uomini e le donne che vi sono sottoposti per anni anni e anni, alcuni di loro sono da trent’anni al 41bis, con l’obiettivo di ottenere non solo la confessione, ma la chiamata di correità di qualcun altro.
È evidente che si aprono tante questioni sulle politiche emergenziali, sulle finalità di questi strumenti, sull’allargamento della loro applicazione e sulla tendenza a farle diventare norme ordinarie. Quello che manca in questo momento, di fronte a una battaglia così importante come quella intrapresa da Alfredo, sono i rapporti di forza all’esterno, nella società. Sicuramente si è espressa solidarietà per Alfredo, ma è una solidarietà che verosimilmente non riesce a incidere nei rapporti di forza con le controparti istituzionali.

Quali sono le strade da percorrere per rendere questo movimento uno strumento di pressione più efficace?
È stata lanciata dalla città di Napoli una campagna contro il 41bis, l’ergastolo e il carcere ostativo condivisa dalle diverse aree politiche che si chiama “Morire di Pena”. È una campagna che dovrà diffondersi in maniera capillare nella società fino a permearla. Personalmente sto partecipando, ad esempio, a incontri con studenti e studentesse nelle scuole e università per tentare di contaminare diversi contesti. E un altro dei contesti sicuramente interessanti con i quali stiamo sviluppando un dialogo è il Collettivo di Fabbrica della Gkn.
È un percorso che certamente non darà dei risultati immediati, ma cerchiamo di sedimentare qualcosa e costruire le condizioni che magari, in un prossimo futuro, porteranno alla nascita di un movimento più consapevole anche su questi argomenti.

Condividi:

  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa

Mi piace:

Mi piace Caricamento in corso…
ShareTweetSendShareShareSend
Previous Post

Mondo multipolare o nuova ondata mondiale della rivoluzione proletaria

Next Post

Mobilitazioni per il Terzo anniversario della strage nel carcere di Modena

Related Posts

Home
In evidenza

Assumersi nuove e superiori responsabilità

by Teresa Noce
Aprile 8, 2023
0

...

Primo piano

Se c’è chi la organizza, la mobilitazione si sviluppa

by Teresa Noce
Aprile 4, 2023
0

...

Effetto Schlein?

Aprile 4, 2023

Piombino: l’11 marzo in piazza

Aprile 4, 2023

25 Aprile contro guerra e Nato. Nessuna pacificazione, nessuna equidistanza

Aprile 4, 2023

La vergogna del governo Meloni a Cutro

Aprile 4, 2023

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali

2025 P.Carc

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Gestisci Consenso Cookie

Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali
  • Log in

2025 P.Carc

%d