25 Aprile contro guerra e Nato. Nessuna pacificazione, nessuna equidistanza

Uno slogan sempre attuale dice: “Il 25 Aprile non è una ricorrenza, ora e sempre Resistenza”. È vero, il 25 Aprile non è semplicemente una festa: è un giorno di lotta. Si celebra chi ha lottato contro la devastazione del nostro paese, contro la sua sottomissione a una potenza straniera, contro i padroni che da questa sottomissione traevano personale guadagno, contro il fascismo, dittatura terroristica della borghesia imperialista. È la data che incarna una lotta di popolo con alla sua testa la classe operaia diretta dal Partito Comunista. La lotta di classe è stato l’aspetto dirigente della Resistenza, il suo cuore pulsante, il suo motore. Questa lotta è ancora in corso, non è mai finita.

Quello del 2023 sarà il primo 25 Aprile con alla Presidenza del Consiglio un esponente di un partito che ha un legame diretto con il Ventennio fascista. Fratelli d’Italia e Meloni hanno riempito la loro campagna elettorale di richiami alla sovranità nazionale e di promesse di cambiamento. Ora che sono al governo, altro che sovranità nazionale!

I nostalgici del Ventennio si comportano come i loro antenati fecero cedendo il paese alla Germania nazista: proseguono nella devastazione del paese e nel suo asservimento, stavolta al carro degli imperialisti Usa e Ue.

Nella sostanza il governo Meloni non è differente da quello precedente, il suo programma è lo stesso: da oppositori dell’agenda Draghi a suoi solerti esecutori. Questo programma è quello che la borghesia imperialista deve attuare per fare fronte a suo modo alla crisi generale in cui siamo immersi. É lo smantellamento sempre più aperto delle conquiste di civiltà e benessere che nel secolo scorso sono state possibili anche in Italia grazie alla forza del movimento comunista internazionale e alla vittoria della Resistenza antifascista. È lo sviluppo sempre più rovinoso della tendenza alla guerra.

Il Pd e la cricca politica che gli gravita attorno (Calenda, Renzi e soci) fingono di mobilitarsi contro il governo Meloni, ma criticano oggi ciò che loro hanno fatto fino a ieri e che continuano a fare dove governano a livello locale. Il programma comune della borghesia imperialista è lo stesso. L’antifascismo padronale incarnato dal Pd e dai suoi accoliti è la patina fasulla con cui camuffare le sue politiche di sfruttamento, aggressione, asservimento al sistema finanziario e guerrafondaio.

Meloni, Salvini, Draghi, Schlein: il 25 Aprile non è la loro festa.

Antifascismo è lotta contro lo sfruttamento e la sopraffazione, per la sovranità popolare, per la democrazia, per la pace fra i popoli. L’antifascismo è popolare. La cartina di tornasole più evidente oggi è la posizione sulla guerra, sull’invio di armi, sull’atteggiamento verso la Nato. Non è possibile nessuna pacificazione, nessuna equidistanza: la Nato è il braccio armato degli imperialisti Usa e alimenta la guerra in ogni angolo del mondo.

Noi comunisti, per alimentare l’antifascismo popolare e quindi la lotta di classe, dobbiamo avvalerci anche della mobilitazione di massa che la dirigenza del Pd metterà sicuramente in campo per fare le scarpe ai suoi concorrenti interni al sistema delle Larghe Intese attualmente al governo. Lo farà principalmente manovrando i suoi elementi di fiducia inseriti nei gruppi dirigenti di Anpi, Arci e Cgil. Di fronte a questa mobilitazione di massa compito dei comunisti è intervenirci per rafforzare le tendenze di sinistra all’interno della mobilitazione e valorizzarle dando loro un punto di riferimento.

Il 25 Aprile del 2022 il corteo di Milano fu macchiato dalla presenza di esponenti politici guerrafondai come Enrico Letta, da forze politiche che innalzavano le bandiere della Nato e da sparuti, ma evidenti fiancheggiatori dei neonazisti ucraini.

Come P.CARC cercammo di organizzare le forze per cacciare il Pd e i suoi sodali dal corteo, ma l’operazione è riuscita solo in parte: la presenza dei sostenitori dell’imperialismo, della guerra e del sionismo è stata pesantemente contestata, ma la testa del corteo è rimasta a loro.

Questo non perché nella piazza del 25 Aprile prevalesse il sostengo alla guerra e al Pd, ma perché nel variegato campo delle forze anti Larghe Intese sono prevalsi il senso comune e la sfiducia.

Il senso comune che in qualche modo inquadrava la giornata come “una festa” e non un importante momento di lotta; la sfiducia nelle proprie forze e capacità di alimentare lo sdegno e incanalarlo nella protesta fino a cacciare i guerrafondai dal corteo.

A ciò si è aggiunto, come manifestazione dei passi che il movimento comunista cosciente e organizzato deve ancora compiere per la sua rinascita, che una parte dei “comunisti” ha pensato bene di organizzare un corteo alternativo, isolandosi dal grosso della manifestazione e lasciando campo libero esattamente agli usurpatori del 25 Aprile!

Non bisogna commettere nuovamente questi errori. La situazione sempre più grave chiama i comunisti a superiori responsabilità. Non è tempo di andare sull’Aventino e c’è ben poco da festeggiare: i comunisti devono contendere alla classe dominante l’orientamento e la direzione delle masse popolari in ogni campo.

Organizziamoci ovunque per cacciare i guerrafondai dalle piazze del 25 Aprile!

Partigiani della Pace
I Partigiani della Pace furono un’organizzazione internazionale promossa dal movimento comunista (in particolare dall’Urss), ma aperta e animata da soggetti di vario orientamento politico e religioso, dai liberali ai credenti (cattolici, islamici ecc.). Fu fondata a Parigi tra il 20 e il 25 aprile del 1949, poche settimane dopo la fondazione della Nato (4 aprile 1949).
In Italia il suo principale promotore fu Emilio Sereni. Il comitato italiano si formò e si radicò fra le masse proprio sulla spinta della petizione popolare promossa dal Pci contro l’adesione alla Nato del nostro paese.
Il movimento raggiunse milioni di aderenti in tutto il mondo e visse il suo apice negli anni immediatamente seguenti alla sua fondazione, sulla spinta della lotta contro la nascita della Nato, la bomba atomica e la guerra di Corea.
I Partigiani della Pace fin dal nome si richiamavano all’esperienza della guerra popolare contro il nazifascismo e hanno spostato i termini del pacifismo da un generico umanitarismo non violento a un pacifismo antimperialista e di lotta.
L’orientamento basato sulla concretezza della lotta di classe è stato la base del radicamento di massa di questa organizzazione che segnerà profondamente tutto il pacifismo degli anni a venire. Le vicissitudini del movimento per la pace dimostrano che la sua forza e il suo sviluppo sono strettamente legati alla forza e allo sviluppo del movimento comunista.
Riprendiamo l’esperienza storica dei Partigiani della Pace! La pace non è pacificazione, la lotta per la pace è lotta contro la Nato, così come l’antifascismo non è quello dei padroni, ma quello delle masse popolari che si organizzano per sconfiggere la classe dominante e organizzare la riscossa popolare.
Il 25 Aprile è la festa del popolo antifascista, non lasciamola a chi devasta, svende e sottomette il nostro paese.

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