Il 26 febbraio, a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro (KR), si è consumata l’ennesima strage di migranti quando il mare in tempesta ha provocato l’affondamento di un’imbarcazione di fortuna alla quale nessuno ha prestato soccorso. Poco prima l’agenzia Frontex, che vigila sulla frontiera marittima europea, aveva segnalato alle autorità italiane la sua posizione. Una segnalazione alla quale le autorità italiane non hanno fatto seguire la missione di ricerca e soccorso (Sar) della Guardia Costiera, che avrebbe potuto evitare la strage.

In questo caso, insomma, le responsabilità sono chiare e sono tutte in capo al governo italiano che, pur disponendo di informazioni e mezzi idonei ad intervenire, ha deciso di non farlo, dopo aver approvato a gennaio un decreto che limita drasticamente la possibilità delle Ong di operare soccorsi in mare.

La scelta della Meloni di arrampicarsi sugli specchi sostenendo che il governo non fosse a conoscenza dello stato di pericolo in cui versava l’imbarcazione, di attaccare i giornalisti che chiedevano conto di questa omissione di soccorso e di difendere l’operato del Ministro dell’Interno Piantedosi esprime pienamente l’ipocrisia del governo.

Tra chi invocava le dimissioni di Piantedosi e denunciava le responsabilità del governo c’era anche il Pd, partito che negli ultimi vent’anni si è alternato con il polo Berlusconi alla guida del sistema delle Larghe Intese.

Divisi nella retorica, ma uniti nella pratica, il Pd ha gareggiato con la destra reazionaria nell’introdurre forme di criminalizzazione e sfruttamento dell’immigrazione.

Il Pd non è nella posizione di dare lezioni a nessuno: l’affondamento della nave albanese Katër i Radës nel 1997 (la strage di Otranto), la legge Turco Napolitano che ha istituito i Centri di Permanenza Temporanea (1998, governo Prodi), gli accordi che nel 2017 Minniti e Gentiloni hanno stretto con le milizie libiche stanno lì a dimostrarlo.

La pantomima politica seguita alla strage ha del surreale.

Il governo si riunisce a Cutro per una parata mediatic, ma rifiuta di incontrare i parenti delle vittime e i superstiti e poi ne fa scortare a Palazzo Chigi una delegazione su pullman della Polizia per chiedere loro se fossero al corrente dei rischi della traversata.

Alla beffa è seguito anche il danno del nuovo decreto, annunciato a Cutro, che anziché contrastare l’immigrazione clandestina nell’unico modo possibile, cioè rendendo più semplice quella regolare, si limita ad inasprire inutilmente le pene per i cosiddetti scafisti, mentre peggiora le condizioni dei migranti che si trovano irregolarmente in Italia.

Questi, infatti, non potranno più vedersi riconosciuta la protezione speciale nel nostro paese e potranno ottenerla solo attraverso un tortuoso iter giudiziario.

Infine, i nuovi decreti prevedono l’aumento di ingressi nelle zone e regioni dove è maggiore la richiesta di manodopera, in particolare nel settore agricolo, rendendo evidente che l’ipocrisia del governo è prima di tutto espressione degli interessi di una classe dominante che non può rinunciare al flusso costante di schiavi a basso costo da utilizzare come carne da macello. Schiavi che fa comodo tenere sottomessi con la minaccia dell’espulsione, grazie ai quali incrementare i profitti e tenere bassi i salari, che alla bisogna possono essere utilizzati per incanalare la rabbia delle masse popolari verso un facile bersaglio così che non si rivolga verso la classe dominante.

Uomini e donne in fuga dalle guerre e dalle devastazioni economiche e ambientali prodotte dall’imperialismo, attirati con false promesse in Europa per essere oggetto del più brutale sfruttamento e trattati come bestie da soma da padroni e organizzazioni criminali e come bestie da mungere dal sistema “dell’accoglienza”.

L’unica soluzione efficace ed eticamente accettabile, l’unica che è nell’interesse sia dei migranti che dei lavoratori italiani e che può davvero far cessare le stragi in mare è l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, con il riconoscimento di giusti diritti e salari per i lavoratori italiani e immigrati.

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