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Giustizia per le vittime della gestione criminale della pandemia

Teresa Noce by Teresa Noce
Aprile 4, 2023
in Resistenza n. 4/2023
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Il 20 febbraio la Procura di Bergamo ha chiuso dopo tre anni le indagini sulla gestione della pandemia nella bergamasca, la regione più colpita dalla prima ondata del Covid.

La notizia ha fatto clamore soprattutto perché tra gli indagati figurano l’allora Primo Ministro Giuseppe Conte, l’ex Ministro della Salute Roberto Speranza, il Governatore della Lombardia Attilio Fontana, l’ex Assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera, il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, il coordinatore del primo Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo e l’allora capo della Protezione Civile Angelo Borrelli.

I filoni dell’indagine sono tre: la gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo, che sarà uno dei principali focolai epidemici nella provincia, la mancata istituzione della zona rossa in Val Seriana e l’assenza di un piano pandemico.

Dalle intercettazioni pubblicate trova conferma ciò che già tutti sapevano: la zona rossa e le altre misure tempestive e necessarie a limitare la diffusione dei contagi non sono state prese per assecondare Confindustria.

Da esse emerge bene come la strage sia stata il prodotto di un intero sistema di potere marcio fino al midollo, responsabilità di una classe dirigente criminale che mette sistematicamente il profitto davanti al benessere delle masse popolari. Basti pensare che il piano pandemico non veniva aggiornato dal 2006 (e non lo è tuttora!).

Dal momento della strage nella bergamasca, al Ministero della Salute si sono succeduti ministri di ogni colore politico e nessuno ha mai messo mano al piano pandemico, tutti invece hanno continuato a sfasciare la sanità! Basti pensare a come le pressioni di Confindustria siano state recepite senza indugi tanto da Speranza e Conte quanto da Fontana e Gallera, nonostante fossero formalmente su fronti politici opposti.

Però di questo sistema di potere le indagini non si occupano. Di fatto esse sono funzionali a preservarlo, attribuendo colpe e responsabilità a singole mele marce all’interno di un corpo sano. In questo sistema però neppure la sacrosanta condanna di singoli responsabili deve essere data per scontata.

Di stragi nel nostro paese ce ne sono state purtroppo tante, dalla strage di Viareggio a quella di Ustica, dai migranti morti in mare agli operai morti sul lavoro, dalle migliaia di morti per mala sanità a quelli per inquinamento. Mai una volta i procedimenti giudiziari hanno fatto realmente “giustizia”.

Quando i responsabili sono stati processati se la sono cavata con assoluzioni o al massimo con pene irrisorie.

Questa è la volta di dire basta! Le migliaia di morti sacrificati durante la pandemia sull’altare del profitto devono avere giustizia! Fatti del genere non devono ripetersi più! Le condizioni perché ciò accada ci sono tutte: quel sistema di potere che ad ogni strage si è sempre autoassolto oggi è in crisi nera, lacerato dalla guerra per bande, screditato agli occhi delle masse popolari. È più debole che mai, ma non cadrà da solo se nessuno lo farà cadere.

Serve la mobilitazione popolare. Serve usare quanto emerso dalle indagini per alimentare l’indignazione delle masse popolari e svilupparne la mobilitazione, per isolare anche nel campo della classe dominante i principali artefici della gestione criminale della pandemia. Serve trasformare il processo che si svolgerà in un processo di rottura. Occorre promuovere l’irruzione delle masse popolari fuori e dentro le aule dei tribunali perché facciano pressione sui giudici, perché facciano saltare il solito teatrino costringendoli ad andare fino in fondo. Serve fare della richiesta di giustizia per le migliaia di morti evitabili una questione di ordine pubblico, organizzarsi e mobilitarsi secondo il principio che ogni forma di lotta è legittima se è nell’interesse delle masse popolari.

E soprattutto serve unire questa lotta alle innumerevoli altre mobilitazioni popolari che, in un modo o nell’altro, si battono contro questo sistema di potere. Dobbiamo e possiamo rendere il paese ingovernabile alle istituzioni della classe dominante fino a farle saltare.

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