Autonomia differenziata. I sindaci del Sud scendono in piazza

Il Consiglio dei Ministri dello scorso 15 marzo ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge (Ddl) sull’autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario, su proposta del Ministro Calderoli.

Il provvedimento, che ora deve passare dall’esame delle Camere, prevede la definizione dei “principi generali per l’attribuzione alle Regioni a Statuto ordinario di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” e delle “relative modalità procedurali di approvazione delle intese fra lo Stato e una Regione”.

In soldoni, significa l’attribuzione alle Regioni della potestà legislativa su ben ventitré materie come Scuola e Sanità. Quindi, oltre a violare il principio di uguaglianza dei cittadini sancito dalla Costituzione, è facile prevedere che il Ddl andrà a svantaggio delle regioni del Sud, alimentando in misura esponenziale le disuguaglianze già in essere tra le aree del paese più avanzate e quelle più arretrate.

Contro il Ddl si stanno mobilitando, già da prima che si insediasse il governo Meloni, le amministrazioni locali, in particolare del Sud Italia, i sindacati della scuola e della sanità, i comitati contro l’autonomia differenziata, le associazioni e gli esponenti della società civile che chiedono di essere ascoltati dal governo. Con i Comuni si sono schierate anche le Regioni Campania, Emilia Romagna, Puglia e Toscana, che lo scorso 2 marzo nella Conferenza delle Regioni hanno votato contro la bozza Calderoli.

Il 17 marzo l’associazione dei sindaci del Mezzogiorno “Recovery Sud” ha promosso la manifestazione “Uniti e Uguali” a Napoli, proprio in occasione del 162º anniversario dell’Unità d’Italia.

All’assemblea tenuta nella sala consiliare della Città Metropolitana a Santa Maria La Nova hanno partecipato più di 100 sindaci – tutti con la fascia tricolore – con alla testa Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci.

Dall’assemblea gli amministratori locali sono usciti con una lettera da consegnare a Giorgia Meloni in cui chiedono di ritirare il Ddl Calderoli e di mettere mano alle disastrose condizioni in cui versano, in particolare al Sud, i servizi pubblici essenziali.

A seguire si è tenuto un corteo promosso da varie forze politiche e sindacali come Unione Popolare, Prc, PaP, Dema, Cobas, Usb, al quale abbiamo preso parte anche noi e che ha ribadito il NO all’autonomia differenziata.

I sindaci del Sud hanno già annunciato che metteranno in campo altre iniziative con l’obiettivo di estenderle al resto del paese e alle organizzazioni sindacali per arrivare a costruire una mobilitazione generale contro l’autonomia differenziata e contro le storiche disuguaglianze territoriali in materia di servizi pubblici.

Da quando Meloni è diventata Presidente del Consiglio, questa di Napoli è la prima grande manifestazione di una parte delle istituzioni locali contro il governo, a dimostrazione delle crescenti contraddizioni che l’attuazione del programma comune delle Larghe Intese provoca tra governo centrale ed enti locali.

I Comuni si trovano sempre più schiacciati tra l’incudine e il martello, indipendentemente da quale sia lo schieramento politico di sindaco e Giunta. Il governo centrale pretende di farne uffici di riscossione tasse e tentacoli del potere nazionale. Non solo! La classe dominante fa leva sulle disuguaglianze Nord-Sud sia per alimentare lo sfruttamento delle masse popolari delle aree più avanzate del paese che per approfondire l’oppressione su quelle delle aree più arretrate.

Sull’altro versante sono però le masse popolari a fare pressione sulle amministrazioni, mobilitandosi contro il progressivo smantellamento dei servizi pubblici e contro il degrado materiale e morale che le politiche delle Larghe Intese e l’attuazione dell’agenda Draghi alimentano.

Queste contraddizioni non faranno che acuirsi e noi comunisti dobbiamo sfruttarle per alimentare l’ingovernabilità del paese.

La manifestazione del 17 marzo evidenzia la necessità per le masse popolari organizzate di mobilitarsi per costringere sindaci e amministrazioni a mettere a disposizione dei cittadini tutti loro poteri e prerogative, anche contravvenendo alle imposizioni del governo centrale.

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