Nel mese di novembre di trent’anni fa nacquero i Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo (CARC). La formazione dei comitati è stato l’apice di un processo avviato alla fine degli anni ’80, un salto qualitativo per la ricostruzione del partito comunista e per l’avanzamento della costruzione della rivoluzione socialista in Italia.

Con questo articolo vogliamo ripercorrere i tratti salienti della storia dei CARC attraverso l’indicazione di testi e documenti utili non solo a conoscere la storia della nostra area politica, la Carovana del (nuovo) Partito Comunista Italiano, ma soprattutto a legare le varie tappe alle situazioni politiche ed economiche in cui si sono sviluppate e ai compiti che fase per fase i comunisti dovevano assumere.

Partiamo da un primo elemento di orientamento. La storia dei 30 anni dei CARC, e dei 40 della Carovana del (nuovo)PCI, è stata scandita dalle seguenti fasi:

  1. La fase precedente alla costituzione dei CARC, che va dal 1980 al 1992: è caratterizzata dall’attività de Il Bollettino del Coordinamento Nazionale dei Comitati contro la Repressione e dalla Redazione di Rapporti Sociali.
  2. La fase dal 1992 al 1998 in cui con la nascita dei CARC e con la pubblicazione del Progetto di Manifesto Programma del nuovo partito comunista italiano, le condizioni per la ricostruzione di un vero partito comunista fanno un balzo in avanti.
  3. La fase che va dal 1998 al 2004, in cui viene costituita la Commissione Preparatoria del Congresso di fondazione del (nuovo)PCI (nel 1999) e viene fondato il (nuovo)PCI nella clandestinità (nel 2004).
  4. La fase dal 2004 al 2009, quella della trasformazione dei CARC in Partito.
  5. La fase dal 2009 ad oggi, caratterizzata dal fatto che il P.CARC si pone l’obiettivo del GBP.

Il bollettino del Coordinamento nazionale dei comitati contro la repressione e la rivista Rapporti Sociali

La storia della Carovana è cominciata all’insegna della lotta contro il revisionismo, il pentitismo, la dissociazione e l’anticomunismo imperante nel periodo del riflusso del movimento degli anni ‘70 del secolo scorso e della caduta del Muro di Berlino, contro le “scorciatoie” di chi propugnava la linea economicista (“ricostruire il partito comunista tramite lo sviluppo delle lotte rivendicative e il sostegno delle lotte spontanee degli operai e delle masse popolari”). Contro la repressione con cui la borghesia cercava di scoraggiare tale ruolo e soprattutto all’insegna della solidarietà e dei detenuti politici.

A questa lotta si affiancava la ricerca scientifica, la negazione del senso comune della sinistra borghese che affossava l’esperienza dei primi paesi socialisti e si accodava alla borghesia imperialista nell’affermare che il comunismo era definitivamente fallito. È la fase dell’avvio di un percorso di ricerca che nel fuoco della lotta affermava la centralità della scienza e della concezione comunista del mondo, la principale arma per la rinascita del movimento comunista e per fare qualcosa che il movimento comunista non ha ancora fatto: la rivoluzione socialista in un paese imperialista.

Per approfondire questa fase suggeriamo le seguenti letture
– Il proletariato non si è pentito, di Adriana Chiaia, Edizioni Rapporti Sociali, 1984, acquistabile a questo LINK.
– Rapporti Sociali n.0, reperibile dal sito del (n)PCI a questo LINK.

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Nascita dei CARC e la costruzione delle condizioni per la ricostruzione del (n)PCI

Nel pieno dell’attacco della borghesia imperialista al movimento rivoluzionario, dei primi effetti più gravi della crisi, del varo di un programma comune tra i gruppi imperialisti per farvi fronte a proprio vantaggio e a danno delle masse popolari, dal 1985 al 1992, la redazione di Rapporti Sociali (RS) aveva elaborato le tesi che hanno definito il quadro teorico da cui sono nati i CARC.

L’esperienza pratica e teorica accumulata dal gruppo che alla testa di quel processo rendeva ormai incalzante la necessità di costruire una nuova organizzazione comunista. Per questo fu indetto nel novembre del 1992 il Convegno di Viareggio. In quella sede i promotori hanno chiarito una volta per tutte le loro posizioni politiche e definito le discriminanti per, eventualmente, intraprendere un nuovo cammino insieme ad altri compagni. Tutto il movimento rivoluzionario italiano è stato chiamato al confronto sulle ragioni del fallimento dei tentativi fatti dalle Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista (FSRS) per ricostruire il partito comunista nonostante la situazione rivoluzionaria in sviluppo.

La prima fase di esistenza del CARC fu scandita innanzitutto su due pilastri: 1. il valore della scienza nella lotta politica rivoluzionaria (“senza teoria rivoluzionaria non c’è movimento rivoluzionario” proclamato da Lenin), cioè la promozione della sua conoscenza, assimilazione e uso come base solida per ricostruire il partito comunista e per fare la rivoluzione socialista; 2. come, con quali forze, con quale linea e con quali obiettivi trasformare la resistenza delle masse popolari al procedere della crisi in mobilitazione rivoluzionaria e rovesciare la repressione contro le autorità e le istituzioni borghesi (adottando la linea di massa elaborata da Mao come metodo di direzione e di lavoro).

Su queste basi i CARC hanno progressivamente costruito l’unità sulla base della coesione ideologica: analisi della situazione (seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale), bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, caratteristiche del regime politico nei paesi imperialisti (il regime di controrivoluzione preventiva). Forti di queste basi, che si sono via via consolidate nel tempo, i CARC hanno iniziato ad aggregare forze in tutta Italia e pure a individuare ed espellere le concezioni sbagliate. Il concetto è che non bastava più “tenere alta la bandiera del comunismo”, aspetto importante, certo, ma occorreva accumulare forze sulla base di una concezione giusta, cioè adeguata alla ricostruzione del partito comunista.

Per approfondire questa fase suggeriamo le seguenti letture
– La resistenza delle masse popolari al procedere della crisi e il ruolo delle forze soggettive della rivoluzione socialista, Edizioni Rapporti Sociali, 1993, acquistabile a questo LINK.
– Federico Engels – 10, 100, 1000 CARC per la ricostruzione del partito comunista, Edizioni Rapporti Sociali, 1995, acquistabile a questo LINK.
– Storia dei CARC, Edizioni Rapporti Sociali, 2005, da richiedere al seguente LINK.

La fondazione nella clandestinità del (nuovo) Partito Comunista Italiano

Un salto qualitativo ci fu nel 1999 con la costituzione della Commissione Preparatoria del Congresso di fondazione del (nuovo)PCI: la parte avanzata (la sinistra) della Carovana  sostenne il progetto e partecipò direttamente alla costruzione del partito comunista dalla clandestinità e il suo operato portò alla fondazione del (nuovo)PCI nel 2004, la parte arretrata (la destra), che negava la necessità del partito clandestino, che riteneva possibile costituirlo sotto il controllo della borghesia o che confondeva la politica rivoluzionaria con attività di propaganda più o meno radicale, fu espulsa o lasciò la Carovana. Il processo di questa fase ha insegnato l’importanza della lotta ideologica attiva, ha insegnato concretamente cosa intendeva Stalin quando diceva che “epurandosi, il Partito si rafforza”, cosa intendeva Mao quando diceva che “la lotta ideologica attiva è l’arma per assicurare l’unità del partito e delle organizzazioni rivoluzionarie”.

Per approfondire questa fase suggeriamo le seguenti letture
– Manifesto Programma del (nuovo) Partito Comunista Italiano, Edizioni Rapporti Sociali, 2008, reperibile sul sito del (n)PCI o acquistabile al seguente LINK.
– Viva il (nuovo) Partito Comunista Italiano, tratto da LaVoce18, novembre 2004, reperibile al seguente LINK.
– 1999 – 2019: Il Ventesimo anniversario della CP del congresso di fondazione del (n)PCI, da Resistenza 2/2019, consultabile al seguente LINK.

I CARC diventano Partito

L’attività del P.CARC dopo la fondazione del (nuovo)PCI è stata caratterizzata da una profonda riflessione: l’obiettivo per cui i CARC erano nati era raggiunto, si trattava a quel punto di capire come proseguire, cosa dovevano diventare e come. Il principale aspetto di riflessione atteneva alle condizioni in cui si svolgeva la lotta del (n)PCI. Esso operava e opera in condizioni particolari, definite sulla base della storia politica del nostro Paese e del suo regime politico, il regime di controrivoluzione preventiva. Una storia determinata dal lascito del più grande partito comunista d’occidente, il PCI che aveva lottato contro il fascismo e diretto la Resistenza ed era finito in mano ai revisionisti moderni, che aveva cementato nella classe operaia e nelle masse popolari, anche nelle loro parti più avanzate e combattive, quelle due tare che il movimento comunista nei paesi imperialisti non aveva mai superato: l’elettoralismo e l’economicismo, che sono alla base del legalitarismo.

Il lavoro e l’opera del (nuovo)PCI, guidare la Guerra Popolare Rivoluzionaria per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, per avanzare più speditamente, aveva quindi bisogno anche di un partito di comunisti guidato dalla concezione comunista del mondo (non inquinato dal revisionismo e dal senso comune della sinistra borghese, dalle due tare e dal legalitarismo) che opera nei residui spazi politici che la borghesia non ha ancora eliminato, quelli che ereditiamo dalla vittoria della Resistenza sul nazifascismo e che sono stati conquistati con le lotte dei decenni successivi.

I CARC sono diventati quel partito, nel 2005, ponendosi come referenti tutti coloro che hanno la falce e il martello nel cuore, intervenendo in ogni ambito dove si mobilitano le masse popolari, anche, ma non solo, nella lotta politica promossa dalla borghesia: le elezioni, i referendum, le campagne di opinione. Questo lavoro non ha mai messo da parte il carattere rivoluzionario del Partito che promuove l’organizzazione degli operai e delle masse popolari per fare la rivoluzione socialista, che non cede alle logiche della “democrazia rappresentativa”, che non lotta per conquistare posti nelle assemblee elettive, ma usa la democrazia borghese per far avanzare la mobilitazione rivoluzionaria delle masse.

Per approfondire questa fase suggeriamo le seguenti letture
– A 25 anni dalla fondazione dei CARC, intervista a Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del P.CARC, Resistenza 11-12/2017, consultabile al seguente LINK.

La lotta per il Governo di Blocco Popolare

Il (nuovo)PCI ha elaborato nel 2009 la linea del Governo di Blocco Popolare per combinare in modo positivo la debolezza di fase della Carovana, la mobilitazione spontanea delle masse popolari, l’esistenza di una folta schiera di elementi della base rossa (operai e giovani, donne che si considerano comunisti) e di elementi della sinistra borghese, amministratori progressisti, sindacalisti onesti che esiste nel nostro paese come lascito della forza del vecchio movimento comunista con le sue tare.

Il P.CARC contribuisce alla rivoluzione socialista perseguendo con ogni forza e risorsa la costituzione del Governo di Blocco Popolare, questa è la strada più breve attraverso cui rinasce il movimento comunista cosciente e organizzato. P.CARC e (nuovo)PCI appartengono allo stesso percorso e condividono molte cose: concezione del mondo, strategia, tattica, ma sono due partiti diversi con compiti e obiettivi complementari, sono appunto partiti fratelli. Più precisamente: l’obiettivo del (nuovo)PCI è l’instaurazione del socialismo, l’obiettivo del P.CARC è contribuirvi attraverso la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Per approfondire la fase attuale e i compiti che il Partito dei CARC oggi persegue consigliamo le seguenti lettur
– Osare sognare, osare lottare e vincere – intervista a Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del P.CARC, Resistenza n.11-12/2022, consultabile al LINK.
– A 30 anni dalla nascita dei CARC: abbiamo nostalgia… del futuro – di Ermanno Marini, Responsabile Nazionale del Settore Organizzazione, Resistenza n.11-12/2022, consultabile al LINK.

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