A 30 anni dalla nascita dei CARC: abbiamo nostalgia… del futuro

– di Ermanno Marini, Responsabile Nazionale del Settore Organizzazione

Siamo a 30 anni dal Convegno tenutosi il 21 e 22 novembre 1992 a Viareggio, nella sede della Camera del Lavoro. Il Convegno di Viareggio rappresentò l’avvio di un nuovo percorso pratico per i comunisti in Italia: da una parte era il punto d’arrivo dell’elaborazione del quadro teorico, dall’altra il nuovo punto di partenza della politica rivoluzionaria del nostro paese per la ricostruzione del Partito comunista, che per noi oggi è rappresentato dal (nuovo)Partito Comunista Italiano.
La storia dei CARC è passata già attraverso più generazioni… Lenin nel discorso in memoria di I.M. Sverdlov alla seduta straordinaria del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia, il 18 marzo 1919, diceva: “(…) la rivoluzione proletaria è forte proprio perché ha sorgenti profonde. Sappiamo che al posto degli uomini che avevano consacrato e donato con abnegazione la loro vita alla lotta, la rivoluzione fa sorgere intere schiere di altri uomini, forse meno esperti, meno istruiti e meno preparati all’inizio del loro cammino, ma strettamente legati alle masse e capaci di mettere al posto dei grandi talenti scomparsi, gruppi di uomini che continueranno la loro opera, seguiranno il loro cammino e porteranno a compimento ciò che essi hanno iniziato”.
Oggi nella lotta per fare la rivoluzione socialista in Italia la Carovana del (nuovo)PCI è riuscita a costruire due partiti di comunisti che si rafforzano l’un l’altro per raggiungere lo stesso obiettivo: formare tutti i giorni comunisti di una pasta speciale che lottano per il socialismo!

Per approfondire, oltre ai testi citati
Posizioni di principio sul problema della guerra (dicembre 1916)
L’estremismo, malattia infantile del comunismo (aprile – maggio 1920)
Lettera ai comunisti tedeschi (agosto 1921)

Questi, e altri testi di Lenin, sono reperibili su www.nuovopci.it

Compagni, il socialismo è possibile e necessario.
È possibile perché una società come questa non si gestisce senza la direzione della classe d’avanguardia, la classe operaia, e senza la partecipazione attiva delle masse popolari.
Il vecchio movimento comunista dei paesi imperialisti non ha instaurato il socialismo perché l’elemento necessario per instaurarlo è il partito comunista e nel secolo scorso i partiti comunisti non erano adeguati a questo compito. I comunisti più avanzati, come Lenin e Stalin, avevano indicato anche ai comunisti italiani la strada che dovevano percorrere per fare la rivoluzione socialista.
Noi non vogliamo ripetere l’esperienza dei vecchi partiti comunisti. A chi dice di volerlo fare noi diciamo che occorrono comunisti di una pasta speciale, comunisti come non ce ne sono mai stati nei paesi imperialisti.
Con la direzione dei comunisti, nei paesi imperialisti le masse popolari hanno conquistato diritti politici e sociali che nei paesi coloniali e semi-coloniali non era possibile strappare. Nella Russia zarista – paese imperialista, ma ancora feudale – non era neppure pensabile che si riuscisse ad arrivare dove si è arrivati nei paesi imperialisti in termini di condizioni di vita e di democrazia borghese. Ecco perché nei paesi imperialisti ha preso piede la nefasta “via pacifica al socialismo” .
Togliatti indicava un partito nuovo perché voleva integrarsi nel sistema della Repubblica Pontificia. Noi diciamo che occorrono comunisti di tipo nuovo, di una pasta speciale appunto, per fare la rivoluzione socialista in un paese imperialista.
Noi comunisti oggi dobbiamo far fronte all’eredità della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale. Molti sono gli aspetti positivi di questa eredità, le lezioni che essa fornisce a chi, giovandosi del materialismo dialettico, parte da essa per comprendere le condizioni della lotta di classe nella fase attuale (sovrapproduzione assoluta di capitale che attanaglia la borghesia), la forma da dare alla rivoluzione e il ruolo che i partiti comunisti devono assumere per arrivare a instaurare, oggi, il socialismo in un paese imperialista.
Grazie a queste lezioni facciamo fronte anche a quello che è l’aspetto principalmente negativo di quell’eredità: la delusione e la confusione ingenerati nelle masse popolari dai limiti del vecchio movimento comunista e la sua mistificazione e denigrazione ad opera della borghesia imperialista e del clero.
Oggi il prestigio del movimento comunista cosciente e organizzato tra le masse popolari è minimo ed esse sviluppano la loro resistenza agli effetti del dominio della borghesia e del suo clero senza la guida dei partiti comunisti. La resistenza è spesso accanita e coraggiosa, ma poco efficace. Per diventarlo deve guardare alla costruzione del socialismo e solo la direzione dei partiti comunisti è in grado di indirizzarla in questo senso. Far valere la loro direzione, rendersi capaci di farla valere è l’opera che i comunisti devono compiere. La rivoluzione socialista consiste nel rafforzare e coordinare la rete degli organismi operai e popolari fino a fare di essi il nuovo potere che soppianterà quello dei gruppi imperialisti.
La rivoluzione socialista è una necessità per le masse popolari e per la stessa sopravvivenza dell’umanità. Il grande sconvolgimento in corso ci obbliga ad avanzare verso la rivoluzione socialista. Dobbiamo avere spirito di iniziativa, essere creativi, sperimentare, provare, correggere e provare nuovamente fino a riuscire. Non dobbiamo aver paura delle difficoltà: vincere è possibile!
Il movimento comunista cosciente e organizzato sta rinascendo. È un processo travagliato, ma necessario. Alcuni nostri compagni denunciano che i capi di altre organizzazioni e partiti comunisti cercano di evitare che noi partecipiamo alle loro iniziative pubbliche e cercano, in misura maggiore, di evitare che noi parliamo alle loro iniziative. Lo riconoscono, talvolta, persino i loro militanti! Noi invece cerchiamo di coinvolgere tutti nelle nostre iniziative pubbliche e li spingiamo a intervenire senza il timore che possano “contaminare” le nostre file. Perché, dunque, due comportamenti opposti?
Noi abbiamo interesse a promuovere il dibattito franco e aperto tra comunisti e sappiamo che la polemica contro le tesi sbagliate (dalle giuste, se ce ne sono, impariamo!) è un’opportunità per impadronirci della concezione comunista del mondo, del bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, della nostra analisi della situazione, della nostra linea.
Allo stesso tempo, nella nostra attività ordinaria raccogliamo la forte aspirazione della base dei compagni ad unirsi in un solo partito comunista. Questa è importante e preziosa, ma l’unità organizzativa, realizzata “mettendo da parte ognuno qualcosa”, cioè sorvolando sulle divergenze che riguardano questioni che per i comunisti sono fondamentali, o si traduce in appelli che restano tali o paralizza l’attività di chi si unisce, o è preludio di successive fratture. Noi partiamo dall’unità d’azione e la sviluppiamo in modo da estendere e rafforzare il movimento di resistenza delle masse popolari.
L’unità dei comunisti nel partito comunista è unità sulla concezione comunista del mondo (la scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia) e lotta tra due linee, nel partito, per applicarla. Solo se questo è chiaro evitiamo che in Italia succeda ancora una volta quello che è già successo nel Biennio Rosso del 1919-1920, nel 1943-1948 e negli anni Settanta. Oggi, alla mobilitazione popolare che cresce dobbiamo far trovare un partito comunista in grado, grazie alla comprensione più avanzata delle condizioni, della forma e dei risultati della lotta di classe che gli è propria e al suo legame con le masse, di dirigerla e farle compiere, uno dopo l’altro, i passi necessari per arrivare alla vittoria.
Quelli che dicono che “il capitalismo ha vinto” sbagliano. Il movimento comunista ha fatto un pezzo di strada, poi la prima ondata della rivoluzione proletaria si è esaurita e la borghesia ha ripreso la direzione del mondo.

Compagni,
operiamo in una situazione rivoluzionaria e ognuno di noi può vederne i sintomi indicati da Lenin e può constatare come i fattori nazionali e internazionali concorrono ad alimentarli. “Per il marxista non v’è dubbio che la rivoluzione non è possibile senza una situazione rivoluzionaria e che non tutte le situazioni rivoluzionarie sboccano nella rivoluzione. Quali sono, in generale, i sintomi di una situazione rivoluzionaria? Certamente non sbagliamo indicando i tre sintomi principali seguenti: 1. l’impossibilità per le classi dominanti di conservare il loro dominio senza modificarne la forma; una qualche crisi negli ‘strati superiori’, una crisi nella politica della classe dominante che apre una fessura nella quale si incuneano il malcontento e l’indignazione delle classi oppresse. Per lo scoppio della rivoluzione non basta ordinariamente che ‘gli strati inferiori non vogliano’, ma occorre anche che gli ‘strati superiori non possano’ più vivere come per il passato; 2. un aggravamento, maggiore del solito, dell’angustia e della miseria delle classi oppresse; 3. in forza delle cause suddette, un rilevante aumento dell’attività delle masse, le quali, in un periodo ‘pacifico’ si lasciano depredare tranquillamente, ma in tempi burrascosi sono spinte, sia da tutto l’insieme della crisi, che dagli stessi ‘strati superiori’, ad un’azione storica indipendente. Senza questi elementi oggettivi, indipendenti dalla volontà non soltanto di singoli gruppi e partiti, ma anche di singole classi, la rivoluzione – di regola – è impossibile. L’insieme di tutti questi cambiamenti obiettivi si chiama situazione rivoluzionaria (V.I. Lenin, “Il fallimento della II Internazionale”, in Opere complete, vol. 21, pp. 191-192, Editori Riuniti, Roma 1966).
Ognuno di noi deve esser cosciente anche della lezione che Lenin tira: “la rivoluzione non nasce da tutte le situazioni rivoluzionarie, ma solo da quelle situazioni rivoluzionarie nelle quali, alle situazioni oggettive sopra indicate, si aggiunge una trasformazione soggettiva, cioè la capacità della classe rivoluzionaria di compiere azioni rivoluzionarie di massa sufficientemente forti da poter spezzare (o almeno incrinare) il vecchio regime, il quale, anche in periodo di crisi, non crollerà mai da sé se non lo si farà crollare” (ibidem).
Questo spetta a noi, dipende da ognuno di noi!

Noi siamo diversi dai vecchi partiti comunisti.
Noi siamo quei comunisti che chi vuole fare la rivoluzione socialista cerca. Venite con noi e partecipate alla scuola, alla pratica e alla lotta del P.CARC!

Il Responsabile Nazionale del Settore Organizzazione,
Ermanno Marini

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