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Dal 26 novembre delle donne in lotta

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 30, 2022
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Cari compagni della Staffetta Rossa,

sono una lavoratrice e compagna del Partito dei CARC che ha partecipato alla manifestazione dello scorso 26 novembre a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sono state decine le manifestazioni organizzate in contemporanea in tutta Italia sulla stessa tematica. Migliaia di donne – ma anche uomini – sono scesi in piazza e in lotta contro femminicidi e oppressione di genere.

Abbiamo urlato in piazza come la lotta delle donne delle masse popolari per la loro emancipazione è una lotta quotidiana. Una lotta che portiamo avanti sui luoghi di lavoro, negli organismi in cui siamo inserite, nei contesti di aggregazione e nelle nostre case. Lottiamo strenuamente costruendo così ogni giorno la nostra liberazione e la nostra emancipazione.

Giornate di lotta come quella del 26 novembre ci insegnano una volta di più che non siamo deboli, dobbiamo piuttosto far valere di più la nostra forza. Non occorre fare di più, ma fare un salto nell’essere decisive per cambiare il corso delle cose. Dobbiamo diventare decisive nella lotta per cacciare i governi delle larghe intese, Meloni o Draghi che siano, e le loro misure lacrime e sangue. 

Far valere la nostra forza non significa solo organizzare grandi mobilitazioni e denunciare le condizioni in cui questa società sempre più ci relega. Far valere la nostra forza significa organizzarci di più e meglio per cambiare la situazione, imporre le leggi, le misure e anche le nuove norme sociali che ci servono. Significa imporre un governo d’emergenza popolare in cui siamo noi a deciderne sia gli esponenti che l’operato. 

Un governo che ad esempio appoggi le azioni di tutte le organizzazioni che denunciano le ingerenze del Vaticano e che nella pratica quotidiana costruiscono l’emancipazione della donna, che sostenga l’elaborazione di leggi popolari sulla questione di genere. Si tratta di fare come ha fatto il Collettivo di fabbrica della Gkn con la legge anti-delocalizzazioni. Sta a noi lottare per costituirlo!

Come? Iniziamo subito dentro le aziende!

Le aziende, i servizi, la circolazione delle merci funzionano anche grazie a noi (a noi e al resto degli operai e dei lavoratori del pubblico). Come funzionano dipende quindi da noi!

Solo alcuni esempi: in un reparto di ospedale dobbiamo organizzarci per denunciare pubblicamente l’azione degli obiettori di coscienza e l’impossibilità di abortire. Dobbiamo fare pressioni sull’azienda sanitaria per assicurare la possibilità di abortire. In un’azienda dobbiamo organizzarci, insieme anche agli altri operai, per mettere fine alla disparità salariale! 

Organizzandoci in collettivi e comitati l’anonimato è tutelato! Inizialmente se necessario è possibile vedersi anche fuori dal luogo di lavoro! 

Una prima occasione per creare un collettivo è la partecipazione allo sciopero generale promosso dal sindacalismo di base per il 2 dicembre e la manifestazione nazionale Giù le armi, su i salari del 3 dicembre a Roma. 

Questi sono alcuni esempi concreti di come le aziende e il loro funzionamento dipende da noi e della forza che facciamo valere per rendere le aziende pubbliche e private ingovernabili. Per rendere il paese intero ingovernabile alla Meloni o al Draghi di turno. Non è caos, ma disordine organizzato. È nuovo ordine che dobbiamo costruire, contro quello che le classi dominanti adesso impongono. È il nuovo potere che scalzerà quello vecchio e marcio del Vaticano, di Confindustria, NATO, UE, delle organizzazioni criminali e tutto il ciarpame schifoso di cui dobbiamo liberarci!

L’oppressione di genere è nata prima del capitalismo, ma questo l’ha ereditata usandola e alimentandola per i suoi scopi, sebbene abbia immesso le donne nella produzione e abbia travolto la loro segregazione tra le mura domestiche. L’emancipazione della donna implica la lotta per porre fine al capitalismo e instaurare il socialismo. In questa società le donne si emancipano combattendo nel Partito e impegnandosi nella lotta di classe: tanto più si emancipano quanto più partecipano alla lotta di classe. Parlare di emancipazione delle donne al di fuori di questi due contesti, significa eludere il problema e fare diversione. Infatti quando la lotta di classe contro la borghesia e il clero è cresciuta, anche l’emancipazione delle donne prima o poi è cresciuta. Quanto la lotta di classe è calata, anche l’emancipazione delle donne ha seguito la stessa sorte. 

La strada è tracciata, a noi raccogliere il testimone e portarla a nuove tappe, dove le compagne del nostro paese non sono mai arrivate. Il futuro può essere nostro, dobbiamo conquistarlo! 

G.L.

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