“Per valorizzare il ruolo positivo che il M5S ha svolto bisogna prima di tutto prendere atto che dalla sua disgregazione sono nate varie componenti che si pongono l’obiettivo di raccoglierne il testimone.
Per dare seguito a questa volontà è necessario concentrarsi con serietà sul bilancio dell’esperienza: rendere pubbliche le riflessioni che si fanno e gli insegnamenti che si ricavano, scoprire tutti “gli altarini” e coinvolgere le masse popolari nel dibattito, tirare conclusioni che siano collettive”.

Questo è un passaggio della lettera aperta del Direttore di Resistenza agli eletti nelle file del M5S ovunque collocati oggi che abbiamo pubblicato sul numero scorso.
La lettera sta circolando e stiamo accompagnando la sua diffusione con una serie di interviste a portavoce nazionali e regionali che sono stati espulsi o che sono usciti dal M5S, attivisti storici, elettori delusi.

Nel mese di luglio ci sarà sul sito www.carc.it un apposito spazio in cui pubblicheremo le prime riflessioni raccolte, uno spazio che rimarrà aperto a ogni intervento costruttivo e ad ogni riflessione utile a favorire il ragionamento collettivo.

Nel 2018 il M5S ha incanalato sul piano elettorale tutta la spinta al cambiamento che negli anni precedenti, partendo dalle fabbriche, aveva attraversato il paese (vedi articolo “Dieci anni di mobilitazioni contro le Larghe Intese” a pag. 5).
Oggi che il M5S – per come lo avevamo conosciuto – non esiste più, la spinta al cambiamento è invece ben presente e urgente.

Nel momento in cui chiudiamo questo numero di Resistenza, il futuro di ciò che è rimasto del M5S appare ancora più incerto per la condotta contraddittoria di Grillo, ostile alla realizzazione del progetto che lui stesso aveva ideato per il futuro M5S, con l’investitura di Conte al ruolo di capo politico.
Le crepe che si aprono nel M5S ne scavano di conseguenza altre nel governo Draghi, di cui il M5S è componente essenziale per la maggioranza in parlamento. Le settimane che abbiamo di fronte sono gravide di significativi sviluppi e trarre i giusti insegnamenti dall’esperienza è essenziale.

Draghi è un gigante dai piedi di argilla: la questione all’ordine del giorno non può ridursi a promuovere un’opposizione senza se e senza ma al suo governo, ma deve comprende – inevitabilmente – il ragionamento su quale deve essere l’alternativa ad esso.
L’esperienza dei governi del M5S dimostra inequivocabilmente che le Larghe Intese sono disposte a usare ogni mezzo pur di impedire la costituzione di un governo che opera fuori dal loro controllo, che non esistono scorciatoie e che dimostrarsi responsabili e conciliatori è la strada più efficace per farsi mettere fuori gioco.

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