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Approfittare delle elezioni amministrative. Rafforzare il fronte contro Draghi e le Larghe Intese

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Luglio 4, 2021
in Resistenza N. 7-8/2021
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Se non subentreranno colpi di mano dell’ultimo momento, in autunno dovrebbero svolgersi le elezioni amministrative in molti comuni, fra cui cinque fra le principali città italiane: Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli.

Le esperienze delle giunte arancioni del 2011, come quella di Pisapia a Milano o di De Magistris a Napoli, e a livello nazionale l’esperienza dei governi a maggioranza 5 Stelle, hanno già dimostrato che non saranno le elezioni a risolvere i problemi delle masse popolari. Non basta avere buoni eletti e un bel programma per cambiare le cose. Bisogna rompere con questo sistema e solo l’azione, la mobilitazione e il coordinamento delle organizzazioni operaie e popolari possono farlo.
Tuttavia le elezioni sono l’occasione per favorire questo processo: per la particolare attenzione che le masse popolari rivolgono alle questioni politiche durante la campagna elettorale e perché la campagna elettorale stessa è occasione per intervenire direttamente nelle contraddizioni del teatrino della politica borghese.

Le organizzazioni operaie e popolari devono irrompere nella campagna elettorale.

L’aspetto decisivo è incalzare, spingere e imporre ai candidati la partecipazione, il sostegno e la promozione di azioni di lotta e iniziative che rafforzino il movimento dei comitati, delle associazioni e delle organizzazioni popolari. Non bisogna accontentarsi delle promesse elettorali, ma spingere ogni candidato a fare subito quello che promette di fare una volta eletto, spingerlo a mettersi senza riserve al servizio delle masse popolari organizzate.

Bisogna ribaltare il rapporto tra eletto ed elettore, rompere con la delega e con la “variante di sinistra” della delega, ovvero quella del candidato che “rappresenta” le lotte e se ne fa portavoce nelle istituzioni. I candidati che servono alle masse popolari sono quelli che trasformano i discorsi, le promesse e le dichiarazioni di intenti in azioni concrete.

Alcuni esempi di iniziative su cui incalzare i candidati?

– Chiamarli a organizzare sin da subito ispezioni nelle aziende per verificare le condizioni di lavoro e i dispositivi di sicurezza (ci sono tre morti al giorno sui luoghi di lavoro!);
– Chiamarli a organizzare ispezioni negli ospedali pubblici, nelle strutture private o nelle carceri;
– Chiamarli a promuovere e prendere parte alle manifestazioni dei lavoratori e dei commercianti;
– Chiamarli a promuovere e prendere parte ai picchetti contro gli sfratti (che vengono eseguiti nonostante siano formalmente sospesi);
– Chiamarli a sostenere e dare visibilità alle iniziative di mutualismo e solidarietà, alle lotte dei disoccupati per il lavoro, alle iniziative di autorganizzazione contro il degrado nei quartieri.

La parola d’ordine deve essere: “tutto quello che afferma gli interessi delle masse popolari è legittimo anche se è illegale”.

In questo modo si definisce una chiara linea di demarcazione fra chi usa le elezioni per rafforzare il movimento delle organizzazioni operaie e popolari e chi usa le masse popolari, le loro proteste, lotte e rivendicazioni per ritagliarsi un posto nel teatrino della politica borghese.
Questa è anche la via per mettere assieme tutti i candidati e le forze che sono disposte a porsi al servizio delle masse popolari, al di là delle appartenenze di partito e di lista.

La logica elettoralista (mettere al centro la gara per raccogliere più voti degli altri e sperare in qualche eletto, invece che usare la campagna elettorale per rafforzare la mobilitazione popolare) alimenta concorrenza e competizione. L’azione delle organizzazioni operaie e popolari sui candidati li spinge a superare l’elettoralismo.

Le elezioni amministrative rappresenteranno una mina vagante per le Larghe Intese. Vanno sfruttate di modo che ogni lista di sinistra, comunista o popolare contribuisca con la sua specifica campagna elettorale al rafforzamento del fronte comune contro le Larghe Intese e il governo Draghi.

Dal canto loro, i candidati che sinceramente sono dalla parte delle masse popolari possono e devono promuovere l’organizzazione e la mobilitazione popolare raccogliendo le problematiche e le aspirazioni delle masse attraverso il confronto diretto, ma anche attraverso questionari e banchetti d’inchiesta; devono tradurre i dati raccolti in iniziative a sostegno delle lotte e dell’autorganizzazione; devono sostenere le organizzazioni operaie e popolari nelle aziende, nelle scuole e nei quartieri.
Se a una organizzazione popolare serve uno spazio, questo va occupato. Se si deve evitare uno sfratto o un licenziamento, si deve promuovere la più ampia mobilitazione possibile e bisogna stare in prima fila nei picchetti. Se dei disoccupati nell’ambito della lotta per il lavoro decidono di fare un esproprio, questo va sostenuto. E così via.

È principalmente su questo, e non sui bei programmi e discorsi, che si misura se una candidatura è realmente al servizio degli interessi delle masse popolari. Al contrario, essa sarà funzionale solo ad alimentare il teatrino della politica borghese, ad alimentare le divisioni e le contrapposizioni nel nostro campo e ad illudere le masse che nelle elezioni sta la soluzione ai loro problemi.

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