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Una nuova Liberazione nazionale dai capitalisti e dalla pandemia

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Aprile 5, 2021
in In evidenza, Resistenza n. 4/2021
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Il nostro paese è occupato dagli imperialisti USA e dalla NATO, dagli imperialisti UE che impongono le loro politiche economiche e dal Vaticano. Le istituzioni, sono in mano a Confindustria, ai vari comitati di affari e alle organizzazioni criminali.
Le divise degli occupanti oggi non sono più quelle dell’esercito nazista, ma la giacca e cravatta degli uomini d’affari della finanza internazionale, delle multinazionali e dei politicanti borghesi.
A sterminare la popolazione non sono più le squadracce fasciste e i plotoni di SS, così come le devastazioni non sono provocate dai bombardamenti e dalle rappresaglie: morte e devastazione sono conseguenze dirette e indirette della legge del profitto a ogni costo, delle privatizzazioni, delle speculazioni, dell’incuria e della devastazione ambientale. Oggi è in corso una guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari che provoca morti e feriti.

Le forze occupanti sono divise fra loro da mille interessi contrastanti, ma sono unite nell’imporre il loro programma comune:
– eliminazione delle tutele e dei diritti che le masse popolari hanno conquistato quando il movimento comunista era forte nel mondo. Ciò significa flessibilità, precarietà, disoccupazione, lavorare di più e guadagnare di meno, innalzamento dell’età pensionabile e pensioni da fame, eliminazione dei CCNL, istruzione e sanità a pagamento, carovita, affitti alle stelle e mutui da strozzinaggio, devastazione dell’ambiente, degrado culturale, ecc.;
– smantellamento di quello che rimane del settore pubblico dell’economia e progressiva privatizzazione;
– integrazione nel sistema imperialista mondiale degli ex paesi socialisti e saccheggio dei paesi oppressi;
– repressione delle masse popolari che si mobilitano per resistere agli effetti più gravi della crisi e in particolare delle loro avanguardie.

La pandemia che le popolazioni di tutti i paesi imperialisti subiscono da oltre un anno ha peggiorato la situazione: ha fatto esplodere le contraddizioni che la crisi generale del capitalismo aveva già determinato.
Ha mostrato che l’attuale classe dominante, pur avendone i mezzi, non ha la volontà politica di porre rimedio all’emergenza e non ne ha la possibilità: risolvere la pandemia significa trasformare radicalmente la società, superare il capitalismo e instaurare un nuovo e superiore modo di produzione e di gestione della società, il socialismo.

L’unica strada positiva è la ribellione alle forze occupanti, l’organizzazione e la mobilitazione per rovesciare il governo della classe dominante e installare un governo di emergenza popolare.
Non importa se, al momento, mille fattori alimentano nelle masse popolari scetticismo e sfiducia rispetto alla possibilità di perseguire questa strada.
L’aspetto decisivo è che il movimento comunista si metta alla testa della lotta, ne assuma la responsabilità, impari a far valere la forza delle masse popolari organizzate e insegni alle masse popolari a contare sulle proprie forze e a combattere fino all’instaurazione del socialismo.
Questo è il contenuto del nuovo movimento di Liberazione nazionale di cui esistono già oggi le premesse e di cui noi comunisti siamo i promotori e costruttori.

Se guardiamo alla realtà delle cose al di là della propaganda di regime, le condizioni della lotta sono favorevoli.
La classe dominante ha eliminato il governo Conte perché l’aggravamento della crisi generale richiedeva di liberarsi di ogni ostacolo alla ripresa del programma comune dei padroni e degli speculatori. Conte non era certamente a capo di un governo favorevole alle masse popolari, ma era a capo di un governo che puntava a conciliare gli interessi dei capitalisti con quelli delle masse popolari. Inevitabilmente ha fallito perché i due campi hanno interessi inconciliabili e la classe dominante ha colto al balzo l’occasione per liberarsene.

All’opposto di Conte, Draghi non deve rendere conto del suo operato alle masse popolari, non ha opposizione in parlamento (oltre ai fautori delle Larghe Intese è sostenuto anche dai collaborazionisti contemporanei, il M5S di Grillo e Di Maio), è sostenuto dalle organizzazioni padronali (Confindustria) e dai sindacati di regime, controlla direttamente la grande maggioranza della stampa borghese.
Sembra un gigante, un monolite. Sembra una tigre. Ma è una “tigre di carta”.
È talmente fragile e precario che, a oltre un mese dal suo insediamento, non ha ancora la forza necessaria per prendere iniziative di rottura rispetto al precedente governo, anche se prepara il terreno intensificando la repressione contro gli organismi operai e popolari (vedi articolo a pag. 4). È stato installato, ma questo non vuol dire che il suo potere sia solido.

Nessun governo avrà la possibilità di modificare le riforme di Draghi “almeno fino al 2026”. Questo è ciò che “chiede l’Europa” per far rientrare l’Italia nel piano Next Generation UE da cui dipendono anche i finanziamenti del Recovery Fund (sia la parte “a prestito” che la parte “a fondo perduto”).

Impedire con ogni mezzo il consolidamento del governo Draghi e cacciarlo prima che inizi l’attuazione su ampia scala del programma comune della classe dominante è l’obiettivo di tutte le masse popolari. Bisogna sostenere e collegare ogni forma di protesta, di lotta e di opposizione al governo Draghi.
Un anno di pandemia ha dimostrato cosa significa e cosa comporta lasciare il paese in mano alla classe dominante. Ma ha dato anche grandi insegnamenti a chi cerca un’alternativa.
A seguire, ne indichiamo tre, importanti per chi, oltre a cercarla, l’alternativa la vuole anche costruire.

In primo luogo, un anno di gestione borghese della pandemia ha dimostrato a milioni di persone che affidare il loro destino alla classe dominante è un errore: l’unica possibilità di resistere agli effetti del Covid-19 e del continuo attacco a diritti e condizioni di vita risiede nell’organizzazione e nella mobilitazione. Infatti in un anno si sono costituiti nuovi organismi di base, si sono rafforzati quelli già esistenti e si è estesa la rete del loro coordinamento. Moltissime persone si sono attivate direttamente e concretamente per partecipare o almeno sostenere questa rete.
Dalle brigate volontarie per l’emergenza alle brigate mediche e sanitarie, dai gruppi di operai che si mobilitano per difendere i posti di lavoro, le condizioni di lavoro e il CCNL fino ai lavoratori dello spettacolo e della scuola.
La rete del coordinamento degli organismi operai e popolari, allargata e rafforzata rispetto al periodo pre-pandemia, oggi è costituita, del tutto o in gran parte, da organismi indipendenti dalla classe dominante (partiti borghesi, sindacati di regime, grandi associazioni della sinistra borghese), da organismi che assumono un ruolo via via più importante nella promozione della mobilitazione delle ampie masse.

Per agire efficacemente, in modo indipendente da quello che il nemico fa o non fa, bisogna avere una strategia e bisogna che la strategia sia tradotta in tattiche. Le tattiche cambiano mano a mano che cambiano le condizioni generali, la strategia rimane ferma. In altre parole: la tattica è funzionale alla strategia. In nessun caso, comunque, né la tattica, né la strategia comportano l’aspettare a tempo indefinito che il nemico faccia la sua mossa, dispieghi le sue forze, persegua i suoi obiettivi. Chi lascia mano libera al nemico è il principale artefice della propria sconfitta – da “Perché aspettare?”, Resistenza n. 3/2021.

In secondo luogo, l’aggravamento della crisi ha spinto centinaia di migliaia di persone sul terreno della protesta e della lotta rivendicativa. Cresce la ribellione verso la classe dominante e le sue autorità. Interi settori sociali appartenenti alle classi medie (commercianti, lavoratori autonomi, Partite IVA, ecc.) si sono trovati da un giorno all’altro impoveriti e indebitati, ma soprattutto senza nessuna prospettiva di ripresa. E per questo manifestano.
Sono in gran parte lavoratori (cioè per vivere devono lavorare, non campano di rendita) che si sono aggiunti, in maniera irruenta e contraddittoria, a quella parte di lavoratori dipendenti che pure da decenni sono colpiti dagli attacchi padronali e dalla precarietà diffusa.
Ben più velocemente di tutti quei lavoratori tradizionalmente organizzati nei sindacati di regime, ai quali sono state imposte la concertazione e la collaborazione di classe, le categorie che si sono impoverite in questa fase stanno toccando con mano che protestare e rivendicare non basta.
Gli effetti della pandemia le spingono a protestare e la crisi generale le spinge a cercare un’alternativa al sistema che le strozza.

In terzo luogo, l’esperienza di tutti e due i governi Conte ha dimostrato a milioni di persone che ancora riponevano fiducia nella democrazia borghese che non basta avere la maggioranza in parlamento per liberare il paese.
I capi del M5S e una parte consistente degli eletti, di fronte al fallimento delle illusioni che hanno coltivato per anni, hanno imboccato la via della sottomissione alla classe dominante. Un’altra parte non si è piegata e cerca il modo per “fare opposizione a Draghi”.
L’insegnamento da trarre è che gli eletti di ogni ordine e grado non vanno concepiti come referenti a cui far presente i problemi, ma come elementi che devono fare quello che gli organismi operai e popolari dicono loro di fare, senza accampare scuse e senza indugi. In questo modo si scremano i chiacchieroni e gli arrivisti da chi può e vuole avere un ruolo positivo nella lotta per la liberazione del paese.

Il senatore Morra, presidente della Commissione Antimafia e fresco di espulsione dal M5S, è finito al centro di un attacco politico/mediatico per aver preso l’iniziativa di ispezionare – senza preavviso – il centro vaccinale di Cosenza sulla base delle segnalazioni dei cittadini. Argomento dell’attacco il fatto che Morra si sia mosso per pretendere la somministrazione del vaccino ai genitori e ai suoceri. Sembrerebbe quindi l’ennesima storia da “lei non sa chi sono io” di cui la Repubblica Pontificia italiana è costellata. Ma dei supposti “raccomandati” tre sono defunti e uno ha già ricevuto il vaccino. Quindi, questa è piuttosto la tipica storia da “macchina del fango” in cui la Repubblica Pontificia italiana pure eccelle. Giustamente Morra si difende senza mandarle a dire e rivendica l’ispezione. Fa bene. La sua condotta apre una strada ed è esempio per tutti gli altri deputati e senatori: devono mettersi al servizio delle masse popolari, non limitarsi a dichiararlo!

Le prossime settimane sono decisive. Draghi e la sua armata Brancaleone non hanno un tempo indefinito per avviare l’attuazione del programma comune della classe dominante.
Che inizino o meno a portare più a fondo il massacro dei lavoratori e delle masse popolari dipende dalla capacità di resistere e contrattaccare del movimento degli organismi operai e popolari.
La Resistenza al nazifascismo si concluse con l’instaurazione del regime DC: la Costituzione del 1948 incarna il compromesso fra quel sistema politico e la forza della classe operaia e del movimento comunista (vedi articolo a pag. 14). In questo compromesso sta la premessa dell’occupazione che il nostro paese continua a subire, mentre le sue cause stanno nel fatto che il PCI di Togliatti si sottrasse al compito di condurre fino in fondo la lotta per fare dell’Italia un paese socialista.

In condizioni molto diverse da allora, il contenuto della lotta di oggi è il medesimo.
Come nella lotta contro il fascismo il PCI divenne il partito di avanguardia della classe operaia e delle masse popolari, così nella lotta per cacciare Draghi il movimento comunista rinasce se si mette alla testa della mobilitazione delle masse per costruire l’alternativa di governo che serve. Così come, all’epoca, la vittoria sul nazifascismo aveva aperto la strada alla rivoluzione socialista, così oggi la cacciata di Draghi e la costituzione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate spinge avanti la lotta per la rivoluzione socialista e per la liberazione del paese. Non dai nazisti, ma dai capitalisti, dai borghesi e dal Papato.

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