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Draghi e tutti i reazionari sono tigri, ma tigri di carta.

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Aprile 6, 2021
in Primo piano, Resistenza n. 4/2021
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Appesi per la coda, saranno la tappezzeria delle nostre biblioteche comunali

Editoriale

Qualcuno pensa che ci voglia una certa dose di superficialità per definire Mario Draghi e il suo governo “una tigre di carta”, ma se guardiamo alla realtà delle cose, la definizione è più che calzante.
Se ci soffermiamo a fotografare l’apparenza del fenomeno, Draghi e il suo governo, ma più in generale la classe dominante tutta, è certamente una tigre vera. È forte, feroce e sbrana le sue vittime.
Ma se andiamo più in profondità, vediamo che ogni tigre, per quanto feroce, da predatore può diventare preda.
Draghi sembra imbattibile, ma non ha nulla di positivo da offrire ai lavoratori e alle masse popolari, anzi il suo compito è proprio quello di aumentare la loro oppressione e in questo sta il suo tallone d’Achille. Gode dell’approvazione dei banchieri, degli industriali, dei parlamentari di destra e di sinistra, ma di certo non del sostegno delle masse popolari.

Può ruggire e terrorizzare fintanto che gli si lascia l’iniziativa in mano, fintanto che le masse popolari continuano a subire le decisioni della classe dominante e delle sue istituzioni, anziché far valere la forza della loro organizzazione: senza i lavoratori la borghesia non può nulla, questa la lezione che già vive in mille esperienze concrete.
Se lasciamo campo libero a Draghi e al suo governo, avremo a che fare con una tigre vera. Se diamo noi la caccia alla belva, allora avremo a che fare con una tigre di carta.
A ben vedere, quindi, la forza di Draghi risiede nell’attuale debolezza delle organizzazioni operaie e popolari.

La debolezza delle organizzazioni operaie e popolari, tuttavia, non è un fattore costante e immutabile. Oggi sono deboli perché è debole il movimento comunista. Quando il movimento comunista era forte, anche gli organismi operai e popolari erano forti e grandi, in Italia e in tutto il mondo.
Proprio spiegando che la forza e la grandezza del movimento comunista e del movimento operaio e popolare non era sufficiente per convincere i capitalisti a cedere spontaneamente il potere, Mao Tse-tung riprese il concetto che “gli imperialisti USA e tutti i reazionari sono tigri di carta”.

Ogni cosa è soggetta a cambiamento. Le grandi forze in disfacimento cederanno il posto alle piccole forze emergenti. Le piccole forze diventeranno grandi perché la maggioranza degli uomini esige che le cose cambino. Le forze dell’imperialismo americano da grandi diventeranno piccole, perché anche il popolo americano è scontento del suo governo. Io ho visto con i miei occhi cambiamenti di questo tipo.
Mao Tse-tung, “L’imperialismo americano è una tigre di carta”, 11 luglio 1956

Era il 1962 e il concetto serviva a contrastare le tesi e le manovre dei revisionisti moderni, come Togliatti e i dirigenti del PCI, che invece propagandavano la necessità di trovare una strada alternativa alla rivoluzione proletaria per instaurare il socialismo, in ragione della forza degli imperialisti USA (vedi articolo “Il convitato di pietra” a pag. 12).
L’esito di quella lotta in seno al movimento comunista fu il prevalere dei revisionisti moderni e la progressiva restaurazione del capitalismo nei paesi socialisti, la via riformista dei partiti comunisti dell’eurocomunismo in Italia e in Francia e l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria in tutto il mondo. Ma la tesi di Mao era giusta.
Tanto giusta che ha assunto valore universale: era valida nel 1956 quando fu sintetizzata, nel 1962 per descrivere gli imperialisti USA ed è valida oggi per descrivere la classe dominante attuale, compresi Draghi e il suo governo.

Il punto di contatto fra la situazione dell’epoca e l’attuale è che la classe dominante appare invincibile.
Tuttavia, ciò che conferisce forza ai capitalisti è passeggero e relativo, resta in piedi solo finché le larghe masse popolari ne riconoscono per qualche motivo la validità.
Ad esempio, per quanti possano essere i mezzi impiegati per farla rispettare, nessuna legge borghese può avere corso effettivo se la maggioranza (o una parte significativa) della popolazione non la rispetta e la viola.
Per quanto possano essere pesanti i ricatti e la repressione, nessun capitalista può vietare gli scioperi per condizioni di lavoro dignitose e salari adeguati.
Per quanto sia martellante e pervasiva la propaganda di regime, la classe dominante non può impedire che la realtà oggettiva bussi alle porte di milioni di persone e sia, per esperienza diretta, ben più convincente dei telegiornali manipolati, dei messaggi a reti unificate di Draghi o del Papa e dei programmi spazzatura con cui vengono intossicate le coscienze e distolte le masse popolari dalla lotta di classe.

Quindi, se torniamo a Draghi, alla nostra tigre di carta contemporanea, è giusto dire che la classe operaia e le masse popolari possono costringerla a “contare i suoi giorni” ed è giusto mettersi nell’ottica di – e darsi i mezzi per – non lasciarle nessuna tregua. Altro che “opposizione di lunga durata a Draghi e ai piani del capitale”!
La questione decisiva sta nel superare la concezione che la classe dominante è imbattibile e che i lavoratori e le masse popolari possono solo difendersi, parare i colpi e sperare “che dio ce la mandi buona”. La classe operaia e le masse popolari organizzate possono vincere.
L’organizzazione delle loro forze, il loro dispiegamento e slancio nella guerra che le oppone alla borghesia imperialista dipende dallo Stato Maggiore che le dirige. Dipende dai comunisti.

Da comunisti lavoriamo per rovesciare Draghi e imporre al suo posto un governo di emergenza delle masse popolari organizzate. In questo modo alimentiamo la rinascita del movimento comunista e avanziamo nella rivoluzione socialista.
Pertanto no, non è per superficialità, ma per precisa comprensione della situazione politica, coscienziosa scelta di campo e chiarezza negli obiettivi che diciamo che Draghi e tutti i reazionari sono tigri vere, ma anche tigri di carta. Appese per la coda, nell’Italia socialista, saranno la tappezzeria delle nostre biblioteche comunali.

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