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Chiusa una porta si apre un portone

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Aprile 5, 2021
in Resistenza n. 4/2021
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Il punto sulla situazione politica

L’installazione del governo Draghi ha temporaneamente richiuso la breccia che le masse popolari avevano aperto nel sistema politico della classe dominante con le elezioni del marzo 2018.
Con il termine “breccia” abbiamo indicato e inteso la difficoltà, se non l’impossibilità, della classe dominante di installare governi delle Larghe Intese (polo PD, polo Berlusconi e gregari) che fossero completamente sottomessi alla UE, agli USA, al Vaticano e ai gruppi di affari che li rappresentano.
Ebbene, nel 2018, il malcontento, la protesta e la sfiducia delle masse popolari verso il sistema politico e i partiti delle Larghe Intese si erano riversati in campo elettorale: non si manifestarono solo con l’astensione, ma soprattutto nei milioni di voti raccolti dal M5S (quasi 11 milioni) e dalla Lega (circa 6 milioni) che nei loro programmi elettorali dichiaravano di volere farla finita con le misure lacrime e sangue imposte dalla Troika.

Quel risultato elettorale ha fatto sì che la classe dominante non potesse installare nessun governo senza il coinvolgimento del M5S. Dopo il fallito tentativo di insediare Cottarelli, la classe dominante è dovuta scendere a patti con il M5S per dar vita al contraddittorio governo M5S-Lega.
In breve tempo, però, il M5S è rovinosamente crollato sotto il peso delle promesse non mantenute e della progressiva sottomissione al sistema politico che aveva dichiarato di voler scardinare (“apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno” ebbe a dire Beppe Grillo).
La progressiva “deriva democristiana” ha spinto il M5S a mettersi al carro del PD (governo Conte 2) e a reggere, con entrambe le mani, il sacco alla Troika che con il governo Draghi punta a saccheggiare il paese, spolpare quello che rimane di tutele, diritti e conquiste delle masse popolari e a fare delle “misure contro la pandemia” la gallina dalle uova d’oro di affaristi e sciacalli.

Mettendo il guinzaglio al M5S, la classe dominante è temporaneamente riuscita a richiudere la breccia. La manovra però è tutt’altro che conclusa e il suo successo è tutt’altro che consolidato.
In primo luogo perché “l’unità nazionale” su cui si fonda il governo Draghi è neve che si scioglie al sole. La maggioranza di governo è un carrozzone tenuto insieme con lo sputo in cui ci sono già – e cresceranno inevitabilmente – tensioni, rotture, contraddizioni.
In secondo luogo, e questo è l’aspetto principale, il malcontento e la protesta che nel 2018 si manifestarono nei tanti voti al M5S esistono ancora e anzi sono ben più diffusi.
“Chiusa una porta si apre un portone” dice un proverbio. I governi della breccia (Conte 1 e Conte 2) hanno temporaneamente e solo parzialmente rallentato l’attuazione del programma comune dei padroni, dei banchieri e degli speculatori italiani e internazionali, ma hanno dimostrato su ampia scala che nessun governo può salvare e ricostruire il paese se non è disposto ad affermare, con ogni mezzo e in ogni ambito, gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari.

A proposito della breccia

Scrivevamo nella Dichiarazione Generale del V Congresso del P.CARC (inizio del 2019):
“Il M5S e la Lega, che hanno scalzato i partiti delle Larghe Intese dal governo, sono gruppi borghesi nel senso che non vedono oltre l’orizzonte della società capitalista, ma con parole d’ordine reazionarie o progressiste o a metà strada sono emersi come portavoce credibili della ribellione delle masse popolari all’attuale disastroso corso delle cose, della loro resistenza agli effetti della crisi del capitalismo.
Il M5S è una forza che illude le masse popolari che per fare fronte agli effetti della crisi è sufficiente l’onestà di chi governa e il rispetto delle leggi vigenti. La Lega è un partito che ha partecipato a pieno titolo all’attuazione del “programma comune” della borghesia imperialista in passato e ancora lo attua direttamente nelle importanti Regioni che governa, ma si è riverniciato da anti Larghe Intese e anti UE premendo sulla propaganda reazionaria, nazionalista e razzista (“prima gli italiani”, “basta immigrazione”, “padroni a casa nostra”, ecc.). (…)
La grossa differenza di M5S e Lega rispetto ai partiti delle Larghe Intese è che il consenso che raccolgono tra le masse popolari è labile, aleatorio, perché non è fondato sulle clientele e sulle eredità ideologiche del passato (per dirla terra terra: la fede in dio o l’aspirazione al comunismo su cui si fondava il consenso di partiti come la DC e il PCI), ma è basato su promesse immediate e concrete, per cui o le attuano o perdono rapidamente il consenso. (…)
Questo stringe il nuovo governo (si trattava del Conte 1-ndr) in una morsa che lo rende provvisorio, perché è alle prese con il compito impossibile di “salvare capra e cavoli”: soddisfare le classi dominanti e la loro Comunità Internazionale (con il cui consenso si è costituito) e realizzare le promesse che ha fatto, o almeno far credere che le sta realizzando per non inimicarsi le masse popolari che lo hanno votato. (…) Noi siamo sicuri che il governo M5S-Lega non riuscirà a realizzare le promesse che ha fatto alle masse popolari. Finché l’economia è nelle mani dei capitalisti, finché l’iniziativa economica è riservata ai capitalisti, finché la gestione delle aziende è fatta dai capitalisti, ogni proposito di far fare ai capitalisti (o a un capitalista) una cosa contraria ai suoi interessi deve essere sostenuto da una forza adeguata a imporlo al capitalista”.

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