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Rifondare la scuola pubblica

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Aprile 5, 2021
in Resistenza n. 4/2021
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Students demonstrate in Milan, Italy, 25 September 2020. Students protested against the rules set up for the o?pening of schools amid the COVID-19 coronavirus pandemic.
ANSA/ MATTEO BAZZI

Students demonstrate in Milan, Italy, 25 September 2020. Students protested against the rules set up for the o?pening of schools amid the COVID-19 coronavirus pandemic. ANSA/ MATTEO BAZZI

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Una delle misure prese dalla classe dominante nell’ultimo anno, che ha aggravato ulteriormente le condizioni di vita delle masse popolari, è la chiusura delle scuole.
Da decenni la scuola pubblica è sotto attacco e subisce tentativi di privatizzazione a tutti i livelli per fare anche dell’istruzione un ambito di valorizzazione del capitale. Un servizio pubblico non genera profitto, uno privato fa arricchire i capitalisti.
La scuola e l’università pubbliche sono state una conquista di civiltà per le masse popolari del nostro paese, ottenuta grazie alla direzione del movimento comunista che ha portato l’Italia ad avere uno dei sistemi di istruzione più avanzati dei paesi occidentali. Da quando si è però esaurita la prima ondata della rivoluzione proletaria, le conquiste e i diritti degli studenti sono stati smantellati, pezzo dopo pezzo, e arriviamo a oggi, nel 2021, in una situazione in cui la scuola da diritto sta tornando a essere un privilegio. Alla faccia del progresso!

La scuola pubblica va rifondata! Tutte le masse popolari hanno interesse a costruire un sistema di istruzione che funzioni, un sistema formativo, multidisciplinare e polivalente. E nel nostro paese tanti già si mobilitano per farlo. Il comparto dell’istruzione è tornato a scendere nelle piazze con la consapevolezza, più o meno definita, che il compito di rimettere in sesto il sistema di educazione e formazione a tutti i livelli spetta alle masse popolari organizzate.
Non è possibile chiedere alle istituzioni, ai governi, a chi negli ultimi decenni ha eroso il diritto all’istruzione, di farsi carico di ripensare e rimettere in sesto il sistema scolastico. Sarebbe come chiedere al lupo di difendere una pecora invece che mangiarsela!

Semplice a dirsi ma difficile a farsi? Nel corso dell’ultimo anno insegnanti e studenti sono stati protagonisti di un movimento per riaprire le scuole e in parte sono riusciti a riprendere le lezioni in presenza forzando la mano, occupando gli istituti, mappando gli spazi per la didattica, prendendo misure legittime (anche se illegali) e dimostrando di sapersi occupare più e meglio dello Stato delle loro necessità. Questo è un inizio.
Le misure pratiche da prendere vanno trovate caso per caso, ma sono del tutto possibili se c’è un progetto e se si è convinti a perseguirlo. Le masse popolari devono sfruttare ogni appiglio per raggiungere il loro obiettivo.

Un esempio concreto. Riaprire una scuola superiore in sicurezza è possibile anche se i DPCM lo vietano? Come si fa? Dal momento che gli istituti sono gestiti a livello provinciale, gli insegnanti e gli studenti devono innanzitutto studiare il loro territorio usando tutte le leve e le conoscenze che hanno per reperire informazioni. Occorre mappare gli edifici sfitti della città, analizzare il bilancio dei Comuni, della Provincia e della Regione per capire quali fondi esistono, scovare e studiare i bandi dedicati alla scuola e alla messa in sicurezza degli edifici o all’assunzione di personale. In tutto questo possono avvalersi dell’ausilio di esponenti politici o delle istituzioni che essi spingono a schierarsi a favore della loro lotta. Ma la cosa più importante è fare rete, coinvolgere la cittadinanza a partecipare attivamente alla mobilitazione per la riapertura. Chiedere alle istituzioni, cercare cavilli per rientrare a fare lezione è un modo, ma non facciamoci legare le mani se così non riusciamo! Entrare negli istituti, occuparli, adottando tutte le misure anti-contagio, è “illegale”, ma legittimo se serve a ottenere la ripresa della didattica in presenza, e l’assunzione del personale (docente, ma non solo) necessario a ripartire in sicurezza.

Questo vuole essere solo un esempio, che mostra però come si possono e devono trovare delle soluzioni dal basso. Il sistema dell’istruzione va ripensato dalle fondamenta, dalla didattica agli spazi, dal personale a tutti i servizi che vi ruotano attorno (trasporto pubblico, mense, ecc.). Per questo facciamo appello agli insegnanti e agli studenti ad ampliare la lista delle misure che è possibile prendere e a metterle in pratica!
Le masse popolari organizzate possono ribaltare le sorti del paese.

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