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Milano: rapporto della giornata di mobilitazione del 26 marzo

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Aprile 4, 2021
in Resistenza n. 4/2021
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La giornata del 26 marzo è stata un importante momento di unità tra le mobilitazioni popolari in tante città del paese e a livello nazionale. Su questa giornata è confluito lo sciopero dei lavoratori della logistica e dei trasporti, del mondo della scuola, dei riders e le proteste di altre categorie, dai ristoratori ai tassisti, ecc.
Riportiamo, a seguire, l’esperienza delle mobilitazioni che si sono svolte a Milano e a cui abbiamo partecipato come Federazione Lombardia del P.CARC.

A Milano, dopo i picchetti della mattina presto, fuori da alcune aziende della logistica, è stata organizzata una prima manifestazione per le h.11, in Piazza 24 Maggio. Il primo fatto straordinario è che erano presenti assieme CGIL, UIL, SI Cobas e CUB. Il secondo, è che i sindacati di base, in particolare il SI Cobas, si sono presi la piazza mobilitando numerosi lavoratori della logistica. Erano presenti anche i riders, qualche lavoratore dei trasporti pubblici e numerosi solidali.
Un centinaio di riders sono poi partiti in bicicletta, facendo dei blocchi per la città, fermando i crumiri, uniti al di là delle appartenenze sindacali. Il loro giro per la città li ha portati ad incrociare la manifestazione dei tassisti, ristoratori, commercianti e Partite IVA che si stava svolgendo in Stazione Centrale e c’è stato un reciproco scambio di solidarietà. In Piazza Duomo hanno invece incrociato la manifestazione dei lavoratori dei circhi.
Durante il corteo si sono avuti momenti di tensione con la polizia che però si sono risolti positivamente grazie alla determinazione dei lavoratori.

Il pomeriggio si è tenuto, invece, il presidio di Priorità alla Scuola, in Darsena. Il presidio è stato molto partecipato, da genitori, lavoratori della scuola e studenti. Numerosi passanti si sono fermati ad ascoltare e a portare il loro sostegno. Solidarietà e supporto sono stati espressi anche dal Coordinamento dei Lavoratori dello Spettacolo ed era presente pure il Comitato in difesa della sanità di Milano sud-ovest.
Nel contempo, dalla Camera del Non Lavoro (spazio occupato dove hanno sede la Brigata Soccorso Rosso, il collettivo studenti LUME e il sindacato ADL Cobas) partiva un nuovo corteo di riders, promosso dall’ADL Cobas, partecipato anche da insegnanti, studenti e altri solidali.
Il corteo ha ancora una volta fermato i crumiri, bloccato un MC Donald in corso Buenos Aires, fatto un presidio in Prefettura, sotto Confindustria e Assolombarda, incrociato la manifestazione di Priorità alla Scuola. È stato accolto molto positivamente dalla città e sono stati numerosi i casi di persone che applaudivano dai balconi. Finito il corteo, la polizia ha accerchiato i partecipanti tornati alla Camera del Non Lavoro, ma anche in questo caso i lavoratori non si sono fatti intimidire.
La giornata si è conclusa con la notizia della liberazione di Carlo e Arafat, i due sindacalisti del SI Cobas arrestati a Piacenza.

Il giorno successivo, sabato 27 marzo, studenti, lavoratori dello spettacolo e della cultura hanno occupato il Piccolo Teatro di Milano, dando vita a un “Parlamento della cultura”, che si ritroverà qui, ogni giorno alle h.17, per portare avanti la mobilitazione.
Questa giornata, che si è svolta con modalità simili in tutto il paese, mostra che esiste e sta crescendo una rete di organizzazioni operaie e popolari, di sindacati e lavoratori combattivi, indipendente dalla classe dominante, dai suoi partiti e dai sindacati di regime, capace di portare avanti una mobilitazione ampia, coordinata e articolata.
Mostra che cresce sempre più il coordinamento cosciente tra le diverse mobilitazioni che si saldano le une alle altre contro la criminale gestione della pandemia, contro l’attacco ai diritti delle masse popolari, per un cambiamento più generale. Si va costituendo nei fatti un fronte di forze popolari.

È questo fronte, che dobbiamo fare crescere e allargare. Esso incarna l’alternativa al governo dei poteri forti di Draghi: può paralizzarne l’azione, impedire che proceda con il suo programma di “lacrime e sangue” e rendergli il paese ingovernabile.
Può farlo mano a mano che diventa punto di riferimento credibile e centro autorevole di mobilitazione per le masse popolari che hanno oramai perso fiducia nella politica borghese e cercano una via per fare fronte ai mille problemi che le affliggono.

Perché ciò sia possibile occorre radicare la lotta in ogni azienda, scuola, quartiere, facendone ambito di costruzione e rafforzamento di organizzazioni operaie e popolari, di collettivi di studenti, di brigate di solidarietà. Significa promuovere il più ampio protagonismo popolare nel definire le misure che servono, nella costruzione delle mobilitazioni, nella definizione delle modalità e delle forme della lotta. Significa fare della rete che già esiste un vero e proprio coordinamento, che si confronta, agisce di concerto, si dà obiettivi comuni.
Significa, soprattutto, non limitarsi a rivendicare soluzioni al governo, ma darsi via via un programma da realizzare autonomamente e dotarsi dei mezzi per attuarlo. Fino a cacciare Draghi e a imporre un governo di emergenza popolare che lo traduca in misure valide per tutto il paese.
Allarghiamo il coordinamento agli altri milioni di lavoratori, studenti, pensionati a cui la crisi, acuita dalla pandemia, e le manovre dei padroni stanno sconvolgendo la vita. Chi non è sceso in piazza oggi, lotterà con noi domani!
Un compagno della Segreteria Federale della Lombardia

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