Perché una sarta di scena si mobilita?

Ci mobilitiamo perché la nostra situazione lavorativa versa in gravi condizioni. La pandemia ha praticamente azzerato il nostro lavoro e ci ritroviamo senza un futuro a breve termine e senza risposte dallo Stato.
Il settore spettacolo e cultura è stato completamente dimenticato dalle istituzioni, nell’ultimo anno. Già prima della pandemia versava in condizioni disastrose e precarie, frammentato e anarchico, come pochi. Necessitiamo di una riforma complessiva del settore che metta al centro del dialogo le lavoratrici e i lavoratori e non solo le aziende e gli interessi economici e politici.
In quest’ottica, noi Sarte di Scena, ci stiamo mobilitando per farci riconoscere diritti fondamentali. La nostra categoria lavora nell’ombra, dietro le quinte, ma non per questo siamo invisibili. Senza di noi lo spettacolo non si fa.
Il mondo del teatro e dello spettacolo è molto maschilista e far riconoscere anche alle sarte gli stessi diritti che toccano a altre categorie dove sono impiegati per lo più uomini, è veramente difficile. Abbiamo paghe minori a parità di ore e di istruzione, facciamo fatica a farci riconoscere la maternità e i congedi familiari. Da sempre viviamo nel precariato, passiamo da un lavoro all’altro, e ora che il lavoro non c’è più, facciamo fatica anche ad accedere ai bonus.
Inoltre, a tutto questo si aggiunge la considerazione nulla che il ministro Franceschini ha del settore del quale deve occuparsi. Non vediamo segnali di reale ripartenza e di programmazione del settore culturale. Come lavoratrici e lavoratori dello spettacolo siamo stati completamente ignorati.
Tutto ciò ci porta a mobilitarci, perché non possiamo stare zitte ed aspettare di tornare a fare il nostro amato lavoro chissà quando.

Che percorso e quali attività avete promosso finora e cosa rivendicate?

Abbiamo iniziato a riunirci come Sarte di Scena già prima della pandemia, in un gruppo di colleghe che si scambiava lavori e consigli professionali.
Durante il primo lockdown abbiamo sentito la necessità di fare di più per capire la situazione e il futuro che ci aspettava. Abbiamo aperto delle pagine social per far circolare le informazioni in modo più capillare, ci siamo attivate in assemblee settimanali per discutere sui temi caldi, abbiamo creato tavoli tematici su vari ambiti. Questo è stato il lavoro interno. Contemporaneamente, abbiamo preso contatti e ci siamo unite a vari coordinamenti territoriali e di categoria, per poter veicolare meglio i messaggi e le azioni di lotta e di informazione.
Siamo scese in piazza più volte in questi mesi come lavoratrici dello spettacolo, per rivendicare il diritto al lavoro e l’importanza della cultura. L’abbiamo gridato in piazza, ma anche ai tavoli ministeriali. E non ci fermeremo.
Rivendichiamo una riapertura programmata e definitiva dei luoghi di cultura e spettacolo, investimenti mirati per il settore, il riconoscimento dell’anno contributivo per il 2020 e 2021 e una riforma complessiva che aspettiamo da anni. Non è difficile!

Quali sono le prossime iniziative in programma e quali prospettive vedi?

Nei mesi passati abbiamo intrapreso svariate iniziative.
Il 23 febbraio, a un anno esatto dalla chiusura dei luoghi dello spettacolo, le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo sono scesi in piazza in oltre 20 città italiane per denunciare la totale noncuranza che il governo ha riservato alla cultura e all’istruzione.
I primi di marzo, Sarte di Scena si è unita alla tappa conclusiva de L’ultima Ruota, un progetto politico/poetico, nato in seno al Coordinamento Spettacolo Lombardia.
Un gruppo di professionisti del mondo della cultura e dello spettacolo si è messo in sella e ha pedalato da Milano a Sanremo raccogliendo, nelle varie tappe, i messaggi delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche del pubblico e dei cittadini. Un’iniziativa democratica e gentile che ha toccato varie piazze, musei e teatri, luoghi vitali del territorio che sono stati brutalmente chiusi.
Il 27 marzo, Giornata Mondiale del Teatro, siamo tornate nelle piazze per una manifestazione nazionale, con partecipazione a livello territoriale, come è stato per il 23 febbraio. L’iniziativa è partita già il giorno precedente, con lo sciopero del 26 marzo in occasione del quale ci siamo unite alle mobilitazioni territoriali di altri settori precari e fortemente penalizzati come i Riders e l’istruzione, con Priorità alla Scuola.
Il 17 aprile, ci sarà una chiamata a Roma per una manifestazione del settore spettacolo, organizzata dall’associazione Bauli in Piazza che si occupa di grossi eventi nel settore.
Scenderemo in piazza finché non avremo risposte!

Ad ora vedo poche prospettive. Con l’arrivo dell’estate qualcosa all’aperto si farà, ma non sarà una vera ripartenza.
La soluzione più facile, prospettata dal ministero e dal governo per la riapertura dei luoghi di cultura e spettacolo, sembra essere vaccinare la maggior parte della popolazione. La cultura con i suoi settori e lavoratori annessi, sono stati chiusi e accantonati in un angolo; nessun progetto reale di riapertura è stato elaborato in 12 mesi. È ormai chiaro che, al di là della situazione pandemica, non c’è nessun interesse a dare valore alla cultura.
Sono stati usati pesi e misure diverse per definire chi è più o meno utile nella società e nell’economia.
Secondo le istituzioni, dovremmo stare zitti ed aspettare: non lo faremo mai.

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