I mesi della vita di Gramsci.

Febbraio

Viva la scuola di base Makarenko! Abbasso la scuola dei preti e dei padroni!

Febbraio è il secondo mese di questo 2020, anno iniziato sotto il segno della rivoluzione socialista.[1] La marcia è iniziata, i lavori sono in corso, il seme va a germogliare, così saranno in molti tra la classe operaia e le altre classi delle masse popolari a poterlo vedere e che potranno così meglio e più rapidamente riconquistare la fiducia nel futuro, in se stessi e in noi comunisti, nel Partito dei Carc e nel (nuovo)Pci, che siamo alle prese con la costruzione della rivoluzione socialista da tempo e vi raccomandiamo di porre bando alla rassegnazione, alla depressione, all’incupimento che tanto fanno male a noi quanto fanno bene a chi ci opprime e ci sfrutta. Sono sentimenti e stati d’animo che portano a quell’”abbrutimento intellettuale e morale universale che la borghesia promuove da ogni lato, che è il principale ostacolo di ogni progresso civile e che il movimento comunista deve rimuovere per assolvere al suo compito.”[2]

Lo Stato della borghesia imperialista e la Chiesa, infatti, sono impegnati congiuntamente, e da più di un secolo, a “mortificare, reprimere e scoraggiare”[3] le masse popolari del nostro paese. L’alleanza fu sancita sul piano ideologico, politico ed economico con i Patti Lateranensi, firmati nel 1929 tra la Chiesa e lo Stato diretto da Mussolini e con essi fu istituito lo Stato del Vaticano. L’11 febbraio ricorre l’anniversario della loro firma,[4] e questa data è rimasta una pagina nera nella memoria delle masse popolari del nostro paese. Antonio Gramsci, in carcere, su questi Patti scrisse note durissime. Nel 1924 già parla dell’apparato ecclesiastico di quello che sarebbe diventato lo Stato del Vaticano di lì a 5 anni, che, dice

comprende circa 200.000 persone: cifra impressionante, soprattutto se si tiene conto che comprende migliaia e migliaia di persone dotate di intelligenza, cultura, abilità consumata nell’arte dell’intrigo e della preparazione e condotta metodica e silenziosa di disegni politici. Molte di queste persone incarnano le più antiche e sperimentate tradizioni di organizzazione delle masse e, di conseguenza, costituiscono la più grande forza reazionaria esistente in Italia.[5]

Al tempo del Concordato Gramsci è già in carcere. Da lì scrive:

Nella sua lettera al cardinal Gasparri del 30 maggio 1929, Pio XI scrive: “Anche nel Concordato sono in presenza, se non due Stati, certissimamente due sovranità pienamente tali, cioè pienamente perfette, ciascuna nel suo ordine, ordine necessariamente determinato dal rispettivo fine, dove è appena d‘uopo soggiungere che la oggettiva dignità dei fini, determina non meno oggettivamente e necessariamente l‘assoluta superiorità della Chiesa”.

(…)

la Chiesa sostiene che non c‘è confusione di sovranità, ma perché sostiene che nello “spirituale” allo Stato non compete sovranità e se lo Stato se l‘arroga, commette usurpazione.  [6]

cosa significa praticamente la situazione creata in uno Stato dalle stipulazioni concordatarie? Significa riconoscimento pubblico ad una casta di cittadini dello stesso Stato di determinati privilegi politici. La forma non è più quella medioevale, ma la sostanza è la stessa. Nello sviluppo della storia moderna, quella casta aveva visto attaccato e distrutto il monopolio di funzione sociale che spiegava e giustificava la sua esistenza, il monopolio della cultura e dell‘educazione. Il concordato riconosce nuovamente questo monopolio, sia pure attenuato e controllato poiché assicura alla casta delle posizioni di partenza che con le sue sole forze, con l‘intrinseca adesione della sua concezione del mondo alla realtà effettuale, non potrebbe mantenere.

(…)

la scuola elementare e media è la scuola popolare e della piccola borghesia, strati sociali che sono interamente monopolizzati educativamente dalla casta,[7] poiché la grande maggioranza dei loro elementi non arrivano all‘Università, cioè non conosceranno l‘educazione moderna nella sua fase superiore critico-storica: essi educativamente conosceranno solo l‘educazione dogmatica. L‘Università è la scuola della classe dirigente in proprio ed è il meccanismo attraverso il quale essa seleziona gli elementi individuali delle altre classi da incorporare nel suo personale governativo, amministrativo e dirigente. Ma con l‘esistenza, a parità di condizioni, delle Università cattoliche, anche la formazione di questo personale dirigente non sarà più unitaria e omogenea. Non solo: ma la casta, nelle Università proprie, realizzerà una concentrazione di cultura laico-religiosa quale da molti decenni non si vedeva più e si troverà di fatto in condizioni molto migliori della concentrazione laica. Non è infatti nemmeno lontanamente paragonabile l‘efficienza organizzativa della Chiesa, che sta tutta come un blocco dietro e a sostegno della propria Università, con l‘efficienza organizzativa della cultura laica[8]

Gramsci sta descrivendo una condizione per cui la Chiesa ha il monopolio dell’educazione dei figli delle classi delle masse popolari che frequentano le scuole elementari e medie, mentre la borghesia imperialista si riserva lo studio delle università. Per i figli delle classi delle masse popolari basta uno studio fondato sulla religione, mentre lo studio della filosofia, diceva Gentile, padre della riforma della scuola nel periodo fascista, è riservato ai membri delle “classi alte”. Gramsci tuttavia mostra che anche questi cadranno nella rete dell’apparato ecclesiastico che non solo ha il monopolio delle scuole inferiori e medie, ma ha anche istituti universitari che sa gestire in modo organizzativamente più compatto di quanto accade nelle università statali e quindi formerà membri della classe dirigente. Gramsci ha ragione. Gli effetti si vedono a lunghissima distanza: Mario Monti si forma in un liceo classico gestito da gesuiti e Giuseppe Conte è un devoto di padre Pio da Pietrelcina, per dirne solo due. Ci sarebbe da lasciarsi prendere dallo scoramento di fronte a un nemico come il Vaticano, così potente e perfido. Invece no, perché lasciarsi scoraggiare, rassegnarsi, mortificarsi è proprio ciò che i preti e i padroni vogliono, ciò per cui si sono affannati a creare un intero sistema scolastico teso a diffondere tra le masse popolari ignoranza invece che cultura. Se tanto si sono affannati e tanto si affannano, evidentemente significa che devono remare contro un nemico forte, quale fu quello rappresentato al livello più alto dallo Stato socialista dell’Urss e oggi dal movimento comunista che rinasce.

Questo nemico infatti è forte e lo è più di loro. Infatti si fonda sulla concezione comunista del mondo, una nuova filosofia, una nuova scienza, una teoria rivoluzionaria che è al di fuori delle possibilità di comprensione del più colto esponente della cultura clericale e borghese. Il Partito dei Carc da quasi un decennio sta organizzando un sistema per diffondere questa scienza tra gli operai e tra le varie classi delle masse popolari (e anche a quei membri della borghesia imperialista disposti ad abbandonare la loro classe). L’ultimo fiore di questo giardino, il frutto più recente di questo orto che il Partito coltiva è la scuola  di base Makarenko inaugurata a Prato il 9 di questo febbraio, sulla linea dei gloriosi tentativi di scuola di partito[9]  da parte di Gramsci e del primo Pci nei primi anni Venti dello scorso secolo e che non hanno avuto uguali fino a oggi. E’ una scuola di italiano e di storia, due discipline che nella scuola statale sono insegnate sempre peggio, insegnando cose false, omettendo cose essenziali, insegnando in modo superficiale, o dogmatico, o arrogante, in un contesto di disprezzo degli studenti, di campo libero all’abbrutimento, in strutture che marciscono o crollano, allontanando gli studenti dalla scuola o tenendoceli a vegetare, insegnando loro che il successo di uno dipende dal fallimento di tutti gli altri, ecc. Soprattutto la storia è una disciplina falsificata in modo radicale e questo si capisce, perché la borghesia ha cura di fare ignorare il fenomeno che ha trasformato il mondo e che lo trasforma da 170 anni a questa parte, e cioè il movimento comunista cosciente e organizzato. La distorsione della realtà in questo campo è assoluta. Quanto all’italiano, non lo insegnano perché non vogliono che abbiamo parole per spiegarci e spiegare la realtà e per articolarle nell’elaborazione scientifica della lotta di classe, per trasmettere la scienza e per usarla come strumento e arma per la trasformazione della realtà. Nella scuola di Prato quindi riprendiamo l’insegnamento della storia a partire dalla Rivoluzione Francese. Quanto all’italiano, cito qui cosa dice Federico Engels di Dante Alighieri, uno degli inventori della nostra lingua:

La prima nazione capitalista fu l’Italia. Il chiudersi del Medioevo feudale, l’aprirsi dell’era capitalista moderna sono contrassegnati da una figura gigantesca: quella di un italiano, Dante, al tempo stesso l’ultimo poeta del Medioevo e il primo poeta moderno. Oggi come nel 1300, una nuova era storica si affaccia. L’Italia ci darà essa il nuovo Dante, che segni l’ora della nascita di questa era proletaria?”[10]

Nell’iniziativa di inaugurazione, visibile su youtube (vedi nota 9) tra gli intervenuti una compagna ha detto che dal lavoro nel Partito ha tratto capacità di vedere le cose in modo semplice, e cioè di dare unità alla miriade di cose che senza la concezione che sta apprendendo sarebbero un insieme caotico e disconnesso, e di guadagnare serenità. Ecco i due attributi del sapere che è insieme sapere e sentire e che per noi, anche in questa scuola, è rinnovamento intellettuale e morale, base certa della trasformazione rivoluzionaria del mondo.

Per comprendere meglio quello che scriviamo pensate alle scuole che avete fatto o che state facendo. Ne uscite avendo una visione più chiara del mondo? Ne uscite con un senso di sicurezza e di fiducia nel futuro, con una serenità che non si lascia intaccare dalle mille cose storte che ci capitano ogni giorno in una vita che già di per sé nel suo complesso sentite che va nel senso sbagliato e per di più in una società che va tutta contro la corrente cioè contro ciò che voi pensate giusto, buono e bello e di semplice realizzazione? No? Nella scuola che il movimento comunista costruisce invece sì.

Noi vinceremo e questo è certo. È però certo anche che la scuola che stiamo costruendo già oggi porta a chi la frequenta quella chiarezza e quella serenità che nella società socialista saranno pensare e sentire comune.

Sostenete la scuola di base Makarenko!

Partecipate alla costruzione della rivoluzione socialista in Italia!

Viva il Partito dei Carc e viva il (nuovo)Pci!

[1] Vedi in in https://www.carc.it/2019/12/29/il-2020-e-sotto-il-segno-della-rivoluzione-socialista/.

[2] Manifesto programma del (nuovo)Partito comunista italiano, ed. Rapporti Sociali, Milano, 2008, pag. 20.

[3] Ivi, pag. 117.

[4] https://www.carc.it/2020/02/05/eliminare-il-vaticano-note-nellanniversario-dei-patti-lateranensi/.

[5] La correspondance internationale, 12 marzo 1924.

[6] Quaderni del carcere, a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino, 2001, pagg. 605-606. I gesuiti pretendono il monopolio delle cose dello spirito, cioè dei pensieri e dei sentimenti e in questo terreno negano a chiunque potere di decidere! Il (nuovo)Partito comunista italiano è stato costituito nella 2004, nella clandestinità, ed è luogo di elaborazione e promozione della riforma intellettuale e morale dei comunisti, cioè, tra le altre cose, laboratorio dove i compagni studiano pensieri, comportamenti e sentimenti. Dato che è clandestino, la conoscenza del suo apparato organizzativo è negata a tutti, e soprattutto al nemico di classe e all’alto clero che ne è  componente. La scienza elaborata poi, comprensibile a un operaio, è incomprensibile al nemico di classe e a ogni membro dell’alto clero che ne componente. La situazione è rovesciata. È il nemico di classe con il suo clero che non ha accesso alle “cose dello spirito”!

[7] Con “casta” Gramsci intende l’apparato ecclesiastico.

[8] Ivi, Quaderno 4, § 53, pagg. 493-498.

[9] Vedi in https://www.youtube.com/watch?v=3RLjb3fSxDE&fbclid=IwAR0hlt2SzFik6zMJ9LLLTo9CBkc1O3V9-kCQQRLd__tKX21qnFdfrp1JMKA.

[10] Engels, Al lettore italiano, prefazione del 1893 alla pubblicazione del Manifesto del Partito comunista. Un nuovo Dante non lo abbiamo avuto, ma abbiamo avuto la canzone Bella ciao, che dalla lotta dei partigiani contro il nazifascismo si è diffusa in tutti i paesi del mondo.

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