Lo scorso 18 febbraio lungo viale Bracci (che porta all’ospedale e al polo scientifico universitario di San Miniato) un bus urbano in movimento, di proprietà della Tiemme, ha perso il battistrada di una ruota che fortunatamente non ha impattato contro veicoli o persone. Anche l’autista inoltre è riuscito a mantenere il controllo del mezzo permettendo poi ai passeggeri, tutti indenni, di proseguire il viaggio con un bus sostitutivo.

L’azienda dopo gli accertamenti tecnici del caso è prontamente intervenuta dichiarando che l’incidente non è stato provocato dalla mancata manutenzione del mezzo bensì da un caso del tutto fortuito: due chiodi avrebbero infatti bucato la struttura che poi di conseguenza si sarebbe staccata dalla ruota. Nonostante le giustificazioni dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale, assegnato a fine 2019 al gestore unico Autolinee Toscana, partecipata dalla francese Ratp, l’incidente di martedì non è sembrato affatto un fulmine a ciel sereno.

La situazione in tutta la provincia di Siena è infatti drammatica, le corse e gli autobus messi a disposizione sono scarsi e spesso insufficienti su tutto il territorio, non bastano neanche a garantire il trasporto degli studenti da scuola o dall’Università a casa. La maggior parte dei mezzi è vecchia e fatiscente. Sedili rotti e tappezzeria strappata sembrano il male minore se paragonati alle porte rotte che rischiano di aprirsi durante la marcia o ai tetti bucati che lasciano permeare umidità e fanno letteralmente piove in testa ai passeggeri, gli stessi che pagano biglietti e abbonamenti di anno in anno sempre più cari a fronte di un servizio di trasporto pubblico di anno in anno sempre più scadente e pericoloso.

Potremmo mettere la mano sul fuoco sul fatto che con il passaggio di gestione alla nuova proprietà Francese non verrà apportato alcuno dei tanti miglioramenti per le masse popolari e per i lavoratori con cui il presidente della Regione Rossi si è riempito la bocca: più efficienza, nuovi mezzi, migliore accoglienza e informazione. Farlo infatti vorrebbe dire per la Ratp rinunciare alla sua unica ragione di vita: il profitto, che oggi, nella fase terminale della crisi del sistema capitalista, può essere garantito solo smantellando senza sé e senza ma i servizi pubblici già ridotti a brandelli da 40 anni di tagli e saccheggi messi in atto dai governi delle Larghe Intese che si sono succeduti. Nel caso del trasporto pubblico questa tendenza si è concretizzata con la riduzione della manutenzione dei bus e con la circolazione di mezzi pericolosi per l’incolumità dei passeggeri e dei lavoratori stessi, ma non solo.

Quanto sta accadendo in questi mesi a Colle Val d’Elsa è la prova che la società che gestisce il trasporto pubblico, avallata dalla Regione e da amministratori evidentemente compiacenti non è disposta a rinunciare al profitto per fornire servizi dignitosi alle masse popolari, nello specifico agli studenti dei licei Volta e Don Bosco che si trovano a dover viaggiare tutti i giorni su tram sovraffollati e sgangherati. La situazione di precarietà e la paura hanno innescato la miccia della mobilitazione tra i ragazzi che, stanchi delle continue promesse disattese, si stanno organizzando per imporre all’azienda e agli amministratori di occuparsi subito del problema e fornire un trasporto scolastico sicuro e dignitoso.

L’organizzazione è la via maestra per invertire il corso delle cose e cominciare a rispondere ai colpi che il sistema capitalista sferra contro le masse popolari. È per questo che va promossa in ogni fabbrica, azienda e scuola affinché siano le masse popolari stesse a gestire la società e decidere ciò di cui hanno bisogno per vivere dignitosamente.

Sezione di Siena – Val d’Elsa del P. CARC

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